Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Domande frequenti

Testo dell'articoloVigente

In sintesi

Che cos’è l’ulteriore detrazione dell’art. 1 c. 6 L. 207/24

È la metà «alta» del taglio del cuneo fiscale in vigore dal 2025. Fino a 20.000 euro di reddito il beneficio è una somma in denaro esentasse (la somma del comma 4). Sopra 20.000 euro diventa una detrazione: non soldi in più, ma IRPEF in meno, e quindi comunque un netto più alto.

Il testo della legge: ai titolari di reddito di lavoro dipendente con reddito complessivo superiore a 20.000 euro «spetta un’ulteriore detrazione dall’imposta lorda, rapportata al periodo di lavoro», pari a 1.000 euro fino a 32.000 euro e, tra 32.000 e 40.000 euro, al prodotto tra 1.000 euro e il rapporto tra (40.000 − reddito complessivo) e 8.000.

Nel cedolino NoiPA la detrazione è sommata alle altre detrazioni fiscali e segnalata da un messaggio: «Ulteriore Detrazione Art. 1 c. 6 L. 207/24». Nei cedolini privati di solito si vede dentro il totale delle detrazioni o come riga a sé, con nomi che cambiano da software a software.

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A chi spetta e a chi no

Il reddito complessivo è quello «di riferimento»: comprende affitti in cedolare secca, reddito forfettario, mance con imposta sostitutiva e la quota esente di impatriati e ricercatori; esclude la casa di abitazione (comma 9 e circolare 4/E).

Quanto vale: tabella per reddito

Ulteriore detrazione art. 1, comma 6, L. 207/2024 (anno intero di lavoro)
Reddito complessivo Calcolo Detrazione
Fino a 20.000 euro Non spetta (spetta la somma del comma 4) 0
Da 20.000,01 a 32.000 euro Importo fisso 1.000 euro
33.000 euro 1.000 × 7.000 / 8.000 875 euro
34.000 euro 1.000 × 6.000 / 8.000 750 euro
36.000 euro 1.000 × 4.000 / 8.000 500 euro
38.000 euro 1.000 × 2.000 / 8.000 250 euro
40.000 euro e oltre 1.000 × 0 / 8.000 0

Non va confusa con l’aumento di 65 euro della detrazione per lavoro dipendente per i redditi tra 25.000 e 35.000 euro (art. 13, comma 1.1, TUIR): sono due norme diverse e chi è in quella fascia le prende tutte e due.

Esempio pratico

  • Tizio ha un reddito di 30.000 euro nel 2026, solo lavoro dipendente, tutto l’anno. IRPEF lorda 2026: 23% fino a 28.000 (6.440 euro) più 33% sui 2.000 euro oltre (660 euro) = 7.100 euro. Detrazione per lavoro dipendente: 1.910 × 20.000 / 22.000 = circa 1.736 euro, più 65 euro = circa 1.801 euro. Ulteriore detrazione: 1.000 euro. IRPEF netta: circa 4.299 euro. Senza l’ulteriore detrazione sarebbe circa 5.299.

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Chi ha lavorato solo una parte dell’anno

Scenario. Caio è assunto il 1° luglio e lavora fino al 31 dicembre. Il suo reddito complessivo dell’anno è 24.000 euro.

Come si applica. La detrazione è «rapportata al periodo di lavoro»: con 184 giorni di lavoro su 365, Caio ha diritto a circa 1.000 × 184 / 365 = 504 euro, non a 1.000.

In pratica

  • Contano i giorni di lavoro dipendente indicati nella CU (punto 721); i giorni di rapporti contemporanei si contano una volta sola.
  • Con più datori nello stesso anno, consegna al nuovo datore la CU del precedente: così il conguaglio si fa sul totale.

Detrazione senza capienza: quando vale meno di 1.000 euro

Scenario. Sempronio ha 14.000 euro di stipendio e 7.000 euro di affitto in cedolare secca: reddito di riferimento 21.000 euro.

Come si applica. La somma del comma 4 non spetta (oltre 20.000), spetta l’ulteriore detrazione. Ma l’IRPEF lorda si calcola solo sullo stipendio: 3.220 euro. La detrazione per lavoro dipendente, calcolata su 21.000 euro, è circa 2.551 euro. Restano circa 669 euro: l’ulteriore detrazione vale al massimo questo. La circolare 4/E lo dice in chiaro: in caso di capienza parziale, il beneficio «spetta entro tale limite». La parte che non trova imposta si perde: non diventa un rimborso.

In pratica

  • Le detrazioni si sommano e si sottraggono dall’imposta lorda fino a zero. Non c’è un ordine di priorità fissato dalla legge.
  • Chi ha molte detrazioni per familiari a carico o spese può non sfruttare tutta l’ulteriore detrazione.

Reddito sceso sotto 20.000 o salito sopra 40.000: il conguaglio

Il datore applica la detrazione mese per mese sul reddito che prevede. Al conguaglio verifica e corregge (comma 7):

Come rinunciare

Se sai che supererai i 40.000 euro, per esempio per un secondo lavoro, puoi chiedere al datore di non applicarla: la circolare 4/E dice che il datore non la applica se il lavoratore lo chiede espressamente, e conserva la richiesta. I dipendenti NoiPA usano il self-service «Gestione benefici fiscali» nell’area riservata; la rinuncia vale per tutto l’anno al conguaglio e si può revocare.

Nella CU e nel 730

Il 730 ricalcola la detrazione sui redditi dell’intero anno. Servono i dati del rigo C14, colonne 5-8, presi dai punti 718-721 della CU 2026 (codice, reddito di lavoro dipendente, reddito sportivo dilettantistico, giorni). Se il datore non l’ha applicata o l’ha applicata troppo, la differenza esce nel 730-3 come credito o debito.

Documenti necessari

  • Certificazione Unica 2026, punti 718-721
  • CU di eventuali altri datori o dell’INPS
  • Dati di affitti in cedolare secca o redditi forfettari, che contano nella soglia

Da leggere insieme

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Domande frequenti

Cos'è l'ulteriore detrazione dell'art. 1 c. 6 L. 207/24?

È una detrazione IRPEF in più per i lavoratori dipendenti con reddito complessivo oltre 20.000 e fino a 40.000 euro, introdotta dalla legge di bilancio 2025 come parte del taglio del cuneo fiscale. Si somma alla normale detrazione per lavoro dipendente e vale anche nel 2026.

Quanto vale l'ulteriore detrazione 2025?

1.000 euro con reddito complessivo da 20.000,01 a 32.000 euro. Tra 32.000 e 40.000 euro vale 1.000 × (40.000 − reddito) / 8.000: per esempio 500 euro con 36.000 euro di reddito. Oltre 40.000 euro non spetta. È rapportata al periodo di lavoro nell'anno.

Perché l'ulteriore detrazione nel mio 730 è meno di 1.000 euro?

Per due motivi possibili: hai lavorato solo una parte dell'anno, perché la detrazione è rapportata al periodo di lavoro, oppure l'imposta lorda non basta ad assorbirla dopo le altre detrazioni. La circolare 4/E precisa che con capienza parziale il beneficio spetta entro quel limite.

Spetta ai pensionati?

No. La norma esclude i redditi di pensione e si applica solo ai redditi di lavoro dipendente dell'art. 49 TUIR. Non spetta nemmeno ai redditi assimilati come collaborazioni e borse di studio.

Dove si vede nel cedolino?

Di solito è compresa nel totale delle detrazioni fiscali. NoiPA la somma alle altre detrazioni e la segnala con il messaggio «Ulteriore Detrazione Art. 1 c. 6 L. 207/24». Nei cedolini privati il nome dipende dal software paghe.

Cosa succede se il reddito supera 40.000 euro?

La detrazione non spetta e il datore la recupera al conguaglio, in 10 rate uguali se l'importo supera 60 euro. Se il conguaglio non è possibile, si restituisce nella dichiarazione dei redditi. Chi prevede di superare la soglia può chiedere al datore di non applicarla.

È la stessa cosa dei 65 euro in più della detrazione per lavoro dipendente?

No. I 65 euro sono un aumento della detrazione dell'art. 13 TUIR per i redditi tra 25.000 e 35.000 euro. L'ulteriore detrazione del comma 6 è una norma diversa. Chi ha un reddito in quella fascia le riceve entrambe.

A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. È un progetto individuale: la selezione delle fonti, la stesura dei commenti e la revisione sono curate direttamente dall’autore. I contenuti hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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