Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Vedi anche

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

Guadagni con Instagram, TikTok, YouTube, Twitch o OnlyFans e ti chiedi se e quando devi aprire la partita IVA? E soprattutto: i prodotti gratis e i viaggi che ti mandano i brand sono tassati? La risposta breve è che la fiscalità del creator è molto più ampia di quanto sembri. La partita IVA scatta con l’abitualità dell’attività (non da una soglia di guadagno), i regali ricevuti per visibilità sono compensi in natura tassabili al loro valore di mercato, e dal 2025 esiste un codice ATECO dedicato. In più, con la normativa DAC7, le piattaforme comunicano ora all’Agenzia delle Entrate chi monetizza online: il “tanto non mi vedono” non esiste più. Questa guida mette ordine in tutto.

Quando serve la partita IVA: abitualità, non guadagno

L’errore più comune è pensare che la partita IVA dipenda da quanto guadagni. Non è così: dipende dall’abitualità e dalla continuità dell’attività. Chi pubblica sporadicamente un video monetizzato e guadagna poche centinaia di euro all’anno può rientrare nei redditi diversi (prestazione occasionale). Ma chi ha affiliazioni, sponsorizzazioni e collaborazioni ricorrenti sta svolgendo un’attività abituale: in questo caso la partita IVA è obbligatoria, a prescindere dagli importi. Operare senza, in presenza di abitualità, espone a sanzioni pesanti.

Dal 1° gennaio 2025 esiste anche un codice ATECO dedicato, il 73.11.03 (“attività di influencer marketing”), operativo dalla primavera 2025: riconosce ufficialmente influencer, youtuber, content creator, streamer, blogger, podcaster e gamer come categoria economica autonoma.

Il punto che sorprende tutti: i regali sono reddito

È il dubbio numero uno, e la risposta spiazza: i prodotti ricevuti gratis dai brand — capi, tecnologia, cosmetici — e i viaggi o soggiorni offerti in cambio di contenuti non sono fiscalmente irrilevanti. Sono compensi in natura, da valutare al loro valore normale (il prezzo di mercato) e da tassare come reddito.

Quando il prodotto è il corrispettivo di un post o di una recensione, si configura una permuta: l’Agenzia richiede di emettere fattura per il valore normale del bene ricevuto, con rilevanza sia ai fini del reddito sia, dove dovuta, dell’IVA. Il borsone di prodotti che arriva “in regalo” in cambio di una storia, insomma, ha un prezzo fiscale.

Tutte le entrate da dichiarare

I ricavi del creator non sono solo i bonifici dei brand. Vanno dichiarati, tra gli altri:

• i compensi per collaborazioni pubblicitarie e le sponsorizzazioni su Instagram, TikTok, YouTube, Twitch, OnlyFans;
• le donazioni e gli abbonamenti dei follower (donation, sub, membership);
• i proventi da affiliazioni e dalla vendita di prodotti digitali (corsi, preset, e-book);
• le entrate pubblicitarie da AdSense e dai programmi partner delle piattaforme;
• i prodotti ricevuti in cambio di visibilità (compensi in natura).

Regime e contributi: forfettario e Gestione Separata INPS

Per chi parte con ricavi contenuti, il regime forfettario è spesso la scelta naturale: tassazione agevolata (imposta sostitutiva al 15%, o 5% per le start-up) e adempimenti ridotti, fino al limite di 85.000 euro.

Sul fronte previdenziale, in assenza di un’altra cassa, il creator versa i contributi alla Gestione Separata INPS, con aliquota ordinaria del 26,07% (dato 2025). È un costo da mettere in conto fin dall’inizio: si calcola sul reddito e si versa con gli acconti e il saldo delle imposte.

Sponsor e piattaforme estere: l’IVA con reverse charge

Molti compensi arrivano da soggetti esteri: una piattaforma, una rete pubblicitaria, un brand con sede fuori dall’Italia. Quando fatturi una prestazione pubblicitaria a un’azienda estera — ad esempio a Google Ireland per gli introiti AdSense — l’operazione, di regola, non è imponibile IVA in Italia: emetti fattura senza IVA con la dicitura “inversione contabile / reverse charge”, previa iscrizione al VIES. Specularmente, se acquisti servizi (advertising, software) da fornitori esteri, l’IVA la versi tu in reverse charge, e da forfettario non la recuperi. È un capitolo a sé, che conviene gestire bene fin da subito.

DAC7: perché il Fisco ora ti vede

Il vecchio assunto “tanto online non mi controllano” è superato. Con la normativa europea DAC7, le piattaforme digitali — YouTube, Instagram, TikTok, Twitch, programmi di affiliazione, marketplace — sono tenute a comunicare all’Agenzia delle Entrate i dati di chi monetizza: identità, somme percepite, conti collegati. L’incrocio di questi dati con le dichiarazioni rende molto più semplici gli accertamenti su chi non dichiara o opera senza partita IVA quando dovrebbe.

Due casi pratici

Caso 1 – Tizio, micro-influencer con sponsor ricorrenti. Tizio riceve ogni mese due o tre collaborazioni a pagamento e diversi prodotti in omaggio per recensioni. L’attività è abituale: deve aprire la partita IVA (ATECO 73.11.03), può optare per il forfettario, e deve dichiarare anche i prodotti ricevuti, al loro valore normale.

Caso 2 – Caia, streamer con entrate estere. Caia guadagna da sub di Twitch, AdSense di YouTube e qualche sponsor. Apre la partita IVA, si iscrive al VIES per i compensi esteri (fatturati in reverse charge), versa i contributi alla Gestione Separata e mette a budget l’IVA non detraibile sull’advertising che acquista.

Gli errori che costano caro

“Guadagno poco, non apro la partita IVA”. Conta l’abitualità, non l’importo: sponsor ricorrenti non sono mai occasionali.
Non dichiarare i regali. I prodotti per visibilità sono compensi in natura tassabili.
Dimenticare donazioni e sub. Anche le entrate dai follower sono reddito.
Ignorare l’estero. Sponsor e piattaforme estere richiedono VIES e reverse charge.
Contare sull’invisibilità. Con DAC7 le piattaforme comunicano tutto all’Agenzia.

Domande frequenti

Da quanti guadagni devo aprire la partita IVA?

Non esiste una soglia di guadagno: la partita IVA dipende dall’abitualità dell’attività. Sponsorizzazioni e affiliazioni ricorrenti rendono l’attività abituale e obbligano all’apertura, anche con importi modesti.

I prodotti gratis che ricevo dai brand sono tassati?

Sì. Sono compensi in natura, da valutare al valore normale (di mercato). Se ricevuti in cambio di contenuti si configura una permuta, con obbligo di fattura per il valore del bene.

Che codice ATECO uso?

Dal 2025 esiste il codice 73.11.03, “attività di influencer marketing”, che copre influencer, youtuber, streamer, content creator, blogger, podcaster e gamer.

Quali contributi pago?

In assenza di un’altra cassa previdenziale, si versa alla Gestione Separata INPS, con aliquota ordinaria del 26,07% (dato 2025), calcolata sul reddito.

Come dichiaro le entrate da YouTube, Twitch o OnlyFans?

Come ricavi dell’attività: sponsorizzazioni, donazioni, abbonamenti, AdSense e affiliazioni concorrono al reddito. I compensi da piattaforme estere si fatturano in regime di reverse charge, previa iscrizione al VIES.

Il Fisco può davvero sapere quanto guadagno online?

Sì. Con la normativa DAC7 le piattaforme comunicano all’Agenzia delle Entrate i dati di chi monetizza (identità, somme, conti), che vengono incrociati con le dichiarazioni.

Fonti normative

• DPR 917/1986 (TUIR) — redditi di lavoro autonomo e redditi diversi; valore normale (art. 9)
• L. 190/2014 — regime forfettario
• Classificazione ATECO 2025 — codice 73.11.03 “influencer marketing”
• DPR 633/1972, art. 7-ter e art. 11 — territorialità IVA e permuta
• Direttiva UE 2021/514 (DAC7) — obblighi di comunicazione delle piattaforme digitali

Guida aggiornata a giugno 2026. Aliquote contributive e regole possono variare: il contenuto ha finalità informativa e non sostituisce una valutazione professionale sul caso concreto.

In sintesi

Fiscalita' di influencer e creator: la partita IVA dipende dall'abitualita' (non dai guadagni); i prodotti gratis e i viaggi ricevuti per visibilita' sono compensi in natura tassabili al valore normale (permuta con obbligo di fattura). Dal 2025 ATECO dedicato 73.11.03; contributi alla Gestione Separata INPS 26,07%; sponsor esteri in reverse charge (VIES). Con DAC7 le piattaforme comunicano i dati all'Agenzia.
Ultimo aggiornamento redazionale: 2026-06-26
Vedi anche
A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all'Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.