Testo dell'articoloVigente
In sintesi
- Non sempre e’ tassabile: la plusvalenza su valuta estera e’ imponibile solo se proviene da prelievi da depositi e conti correnti o da cessioni a termine; semplici operazioni di cambio senza giacenza rilevante di solito non generano reddito diverso.
- Metodo LIFO per il costo: quando prelevi valuta da un conto, il costo si calcola con il criterio ‘ultimo entrato, primo uscito’ (LIFO) applicato al cambio storico.
- Se manca la documentazione del costo: si usa il minore dei cambi mensili determinati con apposito decreto ministeriale nel periodo d’imposta in cui la plusvalenza e’ stata conseguita.
- Cessioni a termine: il costo e’ il valore della valuta calcolato in base al cambio a pronti vigente alla data di stipula del contratto.
- Aliquota del 26%: per le cessioni dal 1 luglio 2014 si applica l’imposta sostitutiva nella misura del 26 per cento.
- Quadro T, sezione II: e’ la sezione del 730 dove vanno indicate queste plusvalenze; codice tributo 1100 per il versamento.
Quando la valuta estera diventa reddito da dichiarare
Cambiare euro in dollari per un viaggio e poi riconvertire il resto al ritorno non genera, in pratica, alcuna plusvalenza rilevante. La situazione cambia quando si ha un conto corrente in valuta estera, si fa trading valutario, oppure si stipulano contratti di cessione a termine: in questi casi la normativa fiscale prevede che eventuali guadagni vadano dichiarati come redditi diversi di natura finanziaria.
Il principio e’ identico a quello dei titoli finanziari: la plusvalenza e’ la differenza positiva tra il corrispettivo incassato dalla vendita (o dal prelievo) e il costo sostenuto per acquistare la valuta. Il problema pratico e’ che raramente si conosce con precisione il cambio storico a cui si e’ accumulata la valuta nel conto: per questo le istruzioni AdE prevedono il metodo LIFO e, in mancanza di documentazione, una regola di salvaguardia basata sui cambi medi ministeriali.
Le cessioni a termine funzionano in modo diverso: qui il costo non e’ il cambio storico ma il cambio a pronti vigente alla data in cui si firma il contratto di cessione, cioe’ il prezzo di mercato del momento in cui si blocca l’operazione.
Tutto va indicato nel quadro T del 730 (sezione II per le cessioni dal 1 luglio 2014), oppure nel quadro RT del Modello Redditi PF se presenti la dichiarazione in quella forma.
| Tipo di operazione | Criterio per il costo | Aliquota |
|---|---|---|
| Prelievo da c/c o deposito in valuta | Cambio storico con criterio LIFO, documentato dal contribuente | 26% |
| Manca documentazione del costo | Minore dei cambi mensili ministeriali del periodo d'imposta | 26% |
| Cessione a termine di valuta | Cambio a pronti alla data di stipula del contratto | 26% |
| Cessioni effettuate dal 1/1/2012 al 30/6/2014 | Stesso criterio base | 20% |
Esempio pratico
-
Tizio ha un conto corrente in dollari USA. Nel 2025 preleva 10.000 dollari e li converte in euro. Il cambio a pronti al momento del prelievo e’ 1,10 (cioe’ 1 euro = 1,10 dollari), quindi incassa 9.091 euro circa. Tramite l’estratto conto verifica con il criterio LIFO che i dollari prelevati erano stati acquistati a un cambio medio di 1,08, quindi erano costati circa 9.259 euro. In questo caso si realizza una minusvalenza (9.091 meno 9.259), non una plusvalenza: non c’e’ imposta da pagare e la perdita puo’ compensare future plusvalenze della stessa categoria. Se invece il cambio al momento del prelievo fosse stato 1,05 (9.524 euro incassati contro 9.259 euro di costo) si sarebbe avuta una plusvalenza di 265 euro, con imposta del 26 per cento pari a circa 69 euro.
Documenti necessari
- Estratto conto del conto corrente in valuta con indicazione dei cambi storici di carico (criterio LIFO)
- Contratto di cessione a termine con indicazione del cambio a pronti alla data di stipula
- Tabelle dei cambi medi mensili pubblicati con decreto ministeriale (reperibili sul sito del MEF) se manca la documentazione del costo
- Certificazione dell’intermediario finanziario se la valuta era detenuta tramite banca
Caio preleva sterline dal conto valuta con estratto conto
Scenario. Caio ha accumulato 5.000 sterline su un conto corrente in GBP presso una banca italiana nel corso del 2023 e 2024. Nel 2025 preleva tutte le sterline e le converte in euro, incassando 5.900 euro al cambio del giorno.
Come si applica. Caio recupera dall’estratto conto i cambi storici a cui ha acquistato le sterline. Con il criterio LIFO calcola che le ultime sterline entrate (quelle del 2024) sono anche le prime a uscire. Supponiamo che il costo LIFO documentato dia un controvalore di 5.600 euro: la plusvalenza e’ 5.900 meno 5.600, cioe’ 300 euro. L’imposta sostitutiva e’ il 26 per cento di 300 euro, pari a 78 euro. Caio indica il corrispettivo (5.900) nella colonna 1 del rigo T11 e il costo LIFO (5.600) nella colonna 2.
In pratica
- Chiedi alla banca il dettaglio dei cambi di carico per applicare il LIFO correttamente.
- Indica corrispettivo e costo nel rigo T11, sezione II del quadro T del 730.
- Se la banca ha gia’ applicato l’imposta in regime amministrato, non devi compilare il quadro T.
Sempronia non ha documenti e usa i cambi ministeriali
Scenario. Sempronia ha ricevuto in eredita’ un conto valuta in franchi svizzeri. Non ha accesso ai cambi storici di carico. Nel 2025 chiude il conto e incassa 3.000 euro.
Come si applica. In mancanza di documentazione del costo, le istruzioni AdE prevedono che si assuma come costo il minore dei cambi mensili determinati con apposito decreto ministeriale nel periodo d’imposta in cui la plusvalenza e’ stata conseguita. Sempronia deve quindi consultare la tabella dei cambi medi mensili del 2025 pubblicata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, individuare il valore minimo tra i cambi mensili del periodo rilevante e usarlo per calcolare il costo. Se dal calcolo risulta un costo di 2.700 euro, la plusvalenza e’ 300 euro e l’imposta e’ 78 euro.
In pratica
- Cerca le tabelle dei cambi medi mensili sul sito del Ministero dell’Economia.
- Usa il valore di cambio piu’ basso tra quelli mensili del 2025 per determinare il costo.
- Conserva il prospetto di calcolo nel caso l’Agenzia delle Entrate lo richieda.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Fonti e approfondimenti
Domande frequenti
Devo dichiarare le plusvalenze su valuta anche se sono piccole?
Si’, non esiste una soglia di esenzione per le plusvalenze su valute estere derivanti da depositi e conti correnti. Qualsiasi differenza positiva documentata e’ in linea di principio imponibile.
Se faccio cambio valuta dal cambiavalute in aeroporto devo dichiarare qualcosa?
In genere no: le cessioni a pronti di banconote per uso personale o turistico, senza una giacenza rilevante in depositi o conti, non rientrano nella fattispecie dei redditi diversi di natura finanziaria prevista dal TUIR.
Come funziona il LIFO per la valuta?
Il LIFO (‘Last In, First Out’) significa che le valute entrate per ultime nel conto sono considerate le prime a uscire quando prelevi. In questo modo il costo di carico si calcola partendo dalle acquisizioni piu’ recenti.
Ho perso soldi con il cambio valuta: posso dedurre la minusvalenza?
Si’, le minusvalenze da cessione di valute estere possono essere portate in deduzione dalle plusvalenze della stessa categoria realizzate nei quattro periodi d’imposta successivi, a condizione di averle indicate nella dichiarazione dell’anno in cui si sono verificate.
Se la valuta e' in un conto estero, devo anche compilare il quadro W?
Si’: il quadro W (monitoraggio fiscale) va compilato per i conti correnti esteri. L’obbligo di monitoraggio non sussiste se il valore massimo del conto nel 2025 non ha superato 15.000 euro, ma il quadro va compilato lo stesso se e’ dovuta l’IVAFE.
Chi compila il quadro T per le valute al posto mio?
Se la valuta era detenuta tramite un intermediario residente in Italia che ha applicato l’imposta sostitutiva (regime del risparmio amministrato), non devi compilare nulla: l’intermediario ha gia’ pensato a tutto.
Domande frequenti
Devo dichiarare le plusvalenze su valuta anche se sono piccole?
Si', non esiste una soglia di esenzione per le plusvalenze su valute estere derivanti da depositi e conti correnti. Qualsiasi differenza positiva documentata e' in linea di principio imponibile.
Se faccio cambio valuta dal cambiavalute in aeroporto devo dichiarare qualcosa?
In genere no: le cessioni a pronti di banconote per uso personale o turistico, senza una giacenza rilevante in depositi o conti, non rientrano nella fattispecie dei redditi diversi di natura finanziaria prevista dal TUIR.
Come funziona il LIFO per la valuta?
Il LIFO ('Last In, First Out') significa che le valute entrate per ultime nel conto sono considerate le prime a uscire quando prelevi. In questo modo il costo di carico si calcola partendo dalle acquisizioni piu' recenti.
Ho perso soldi con il cambio valuta: posso dedurre la minusvalenza?
Si', le minusvalenze da cessione di valute estere possono essere portate in deduzione dalle plusvalenze della stessa categoria realizzate nei quattro periodi d'imposta successivi, a condizione di averle indicate nella dichiarazione dell'anno in cui si sono verificate.
Se la valuta e' in un conto estero, devo anche compilare il quadro W?
Si': il quadro W (monitoraggio fiscale) va compilato per i conti correnti esteri. L'obbligo di monitoraggio non sussiste se il valore massimo del conto nel 2025 non ha superato 15.000 euro, ma il quadro va compilato lo stesso se e' dovuta l'IVAFE.
Chi compila il quadro T per le valute al posto mio?
Se la valuta era detenuta tramite un intermediario residente in Italia che ha applicato l'imposta sostitutiva (regime del risparmio amministrato), non devi compilare nulla: l'intermediario ha gia' pensato a tutto.
Vedi anche