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Ultimo aggiornamento: 31 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Domande frequenti
  3. Vedi anche

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

In sintesi

Cos'è la SRL a ristretta base societaria

Quando si parla di SRL a «ristretta base societaria» si intende una società con un numero molto ridotto di soci, spesso membri della stessa famiglia o soggetti che si conoscono bene e condividono di fatto la gestione dell’azienda. Non esiste un numero preciso definito dalla legge: la valutazione è caso per caso, ma in genere si parla di due, tre o quattro soci al massimo.

In questo tipo di società, l’Amministrazione finanziaria ritiene che la vicinanza tra i soci renda altamente probabile che qualsiasi utile prodotto — anche quello non registrato in contabilità — venga di fatto distribuito ai soci stessi. Da qui nasce la cosiddetta «presunzione di distribuzione degli utili»: se durante un controllo vengono scoperti maggiori ricavi o utili non dichiarati dalla SRL, il Fisco può presumere che quei soldi siano già finiti nelle tasche dei soci.

Questo meccanismo ha un impatto pratico molto pesante: il socio rischia di essere tassato su somme che, nella sua versione dei fatti, non ha mai incassato. Per questo è fondamentale capire come funziona la presunzione, quando si applica e, soprattutto, quali strumenti esistono per contestarla.

I numeri che contano: la società paga l’IRES al 24% sui maggiori ricavi accertati; il socio paga il 26% di imposta sostitutiva sul dividendo presunto. Il tutto si somma, e le conseguenze economiche possono essere molto significative.

Effetti fiscali dell'accertamento su SRL a ristretta base
Soggetto colpito Tipologia di imposta Aliquota applicata
SRL (società) IRES sui maggiori ricavi/utili accertati 24%
Socio persona fisica Imposta sostitutiva sul dividendo presunto 26%
Totale combinato (stima) Carico complessivo sull'utile occulto ~43-44%

Esempio pratico

  • Alfa SRL ha due soci: Tizio al 60% e Caio al 40%. L’Agenzia delle Entrate accerta ricavi non dichiarati per 80.000 euro. La SRL deve pagare l’IRES: 80.000 × 24% = 19.200 euro. Contestualmente l’ufficio presume che i 56.800 euro di utile netto (80.000 − 19.200) siano stati distribuiti ai soci: Tizio avrebbe ricevuto 56.800 × 60% = 34.080 euro e Caio 22.720 euro. Ciascuno viene tassato al 26%: Tizio paga 34.080 × 26% = 8.861 euro; Caio 22.720 × 26% = 5.907 euro. In totale l’accertamento genera imposte per circa 33.968 euro su 80.000 di ricavi occulti.

Documenti necessari

  • Estratti conto bancari personali dei soci per l’anno accertato
  • Visura camerale della SRL con composizione della compagine societaria
  • Verbali assembleari relativi alla destinazione degli utili
  • Bilanci e contabilità della società per il periodo contestato
  • Documentazione a supporto di eventuali versamenti o finanziamenti soci
  • Eventuale perizia o relazione tecnica a confutazione della presunzione

Caso 1 — Tizio dimostra di non aver ricevuto nulla

Scenario. Alfa SRL, con soci Tizio (70%) e Caio (30%), subisce un accertamento per ricavi in nero di 60.000 euro. Il Fisco presume la distribuzione e tassa Tizio sul dividendo presunto di 42.000 euro (70% di 60.000 al netto IRES stimato). Tizio però non ha ricevuto nulla: i soldi sono rimasti in un conto societario non dichiarato.

Come si applica. Tizio raccoglie gli estratti conto personali degli ultimi tre anni: nessun accredito insolito. Presenta una perizia che mostra come il denaro sia rimasto nella disponibilità della società e non sia mai transitato su conti personali. In sede di accertamento con adesione o di ricorso, la prova contraria documentale può ribaltare la presunzione. La presunzione non è assoluta: il contribuente ha il diritto di dimostrarla infondata.

In pratica

  • Conservare gli estratti conto personali per almeno cinque anni è la prima linea di difesa.
  • La semplice affermazione ‘non ho ricevuto nulla’ non basta: serve documentazione bancaria e contabile puntuale.
  • Valutare l’assistenza di un commercialista esperto in contenzioso tributario sin dall’avvio del controllo.

Caso 2 — Caio è socio di minoranza e non ha voce in capitolo

Scenario. Caio detiene il 20% di Alfa SRL; gli altri soci (Tizio e Sempronio) controllano l’80%. L’accertamento rivela utili occulti di 100.000 euro. L’ufficio tassa anche Caio sul suo 20% presunto, pari a circa 16.000 euro netti di dividendo presunto.

Come si applica. Caio non aveva accesso alla gestione della società, non firmava i documenti contabili e non era a conoscenza dei ricavi non dichiarati. Questa situazione di minoranza e mancanza di controllo è un elemento rilevante nella difesa. Caio deve comunque formalizzare la sua posizione con un atto di opposizione, allegando la documentazione che attesta la sua estraneità alle decisioni gestionali. La separazione delle posizioni processuali (accertamento alla SRL e ai singoli soci) consente di impugnarle in modo indipendente.

In pratica

  • La presunzione colpisce ogni socio in proporzione alla quota, indipendentemente dal ruolo gestionale: anche il socio di minoranza deve difendersi.
  • La mancata partecipazione alle decisioni operative è un argomento difensivo da documentare (verbali, deleghe, organigrammi).
  • L’accertamento alla società e quello al socio sono atti distinti: si impugnano separatamente davanti alla Corte di Giustizia Tributaria.

Quando rivolgersi a un professionista

La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

Fonti e approfondimenti

Domande frequenti

Tutte le SRL con pochi soci rischiano la presunzione?

No, la presunzione si applica solo in caso di accertamento che accerti effettivamente maggiori utili non contabilizzati. Non è automatica per il solo fatto di avere pochi soci: occorre prima che il Fisco dimostri l’esistenza di ricavi o utili occulti in capo alla società.

Il socio può evitare la tassa se dimostra di non aver preso i soldi?

Sì. La presunzione è relativa, non assoluta. Il socio può fornire prova contraria dimostrando, con documentazione bancaria e contabile, che le somme non sono mai entrate nel suo patrimonio. L’onere della prova contraria spetta però al contribuente.

Cosa succede se il ricorso della SRL viene accolto e quello del socio no?

È possibile che i due giudizi abbiano esiti diversi, perché sono procedimenti separati. Per questo è importante coordinare la difesa della società e quella dei singoli soci, possibilmente con lo stesso professionista.

La presunzione vale anche per le SRL a socio unico?

Con un unico socio la situazione è ancora più diretta: se la società ha utili occulti, c’è un solo possibile destinatario. L’unicità del socio può rafforzare la presunzione, ma il meccanismo difensivo rimane lo stesso: prova contraria tramite documentazione.

Quanto tempo ha il Fisco per fare l'accertamento?

I termini ordinari sono cinque anni dalla presentazione della dichiarazione (o sei in caso di omessa dichiarazione). In caso di reati tributari i termini si allungano ulteriormente. Per questo è fondamentale conservare tutta la documentazione per il periodo di rischio.

Il 26% sul dividendo presunto è deducibile da qualcos'altro?

No. Il 26% è un’imposta sostitutiva definitiva sul dividendo presunto: non è deducibile da altri redditi né recuperabile con detrazioni. Viene tassato separatamente dai redditi da lavoro o da altri redditi del socio.

Domande frequenti

Tutte le SRL con pochi soci rischiano la presunzione?

No, la presunzione si applica solo in caso di accertamento che accerti effettivamente maggiori utili non contabilizzati. Non è automatica per il solo fatto di avere pochi soci: occorre prima che il Fisco dimostri l'esistenza di ricavi o utili occulti in capo alla società.

Il socio può evitare la tassa se dimostra di non aver preso i soldi?

Sì. La presunzione è relativa, non assoluta. Il socio può fornire prova contraria dimostrando, con documentazione bancaria e contabile, che le somme non sono mai entrate nel suo patrimonio. L'onere della prova contraria spetta però al contribuente.

Cosa succede se il ricorso della SRL viene accolto e quello del socio no?

È possibile che i due giudizi abbiano esiti diversi, perché sono procedimenti separati. Per questo è importante coordinare la difesa della società e quella dei singoli soci, possibilmente con lo stesso professionista.

La presunzione vale anche per le SRL a socio unico?

Con un unico socio la situazione è ancora più diretta: se la società ha utili occulti, c'è un solo possibile destinatario. L'unicità del socio può rafforzare la presunzione, ma il meccanismo difensivo rimane lo stesso: prova contraria tramite documentazione.

Quanto tempo ha il Fisco per fare l'accertamento?

I termini ordinari sono cinque anni dalla presentazione della dichiarazione (o sei in caso di omessa dichiarazione). In caso di reati tributari i termini si allungano ulteriormente. Per questo è fondamentale conservare tutta la documentazione per il periodo di rischio.

Il 26% sul dividendo presunto è deducibile da qualcos'altro?

No. Il 26% è un'imposta sostitutiva definitiva sul dividendo presunto: non è deducibile da altri redditi né recuperabile con detrazioni. Viene tassato separatamente dai redditi da lavoro o da altri redditi del socio.

Vedi anche

A cura di
Andrea Marton — Autore e divulgatore giuridico
Autore e responsabile editoriale di La Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica gratuita su 54 testi e codici italiani. I contenuti hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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