Testo dell'articoloVigente
Se il lavoratore si dimette senza lavorare il preavviso previsto dal CCNL, deve corrispondere al datore un’indennità sostitutiva equivalente alla retribuzione del periodo di preavviso non lavorato. Il datore di solito la trattiene dalla liquidazione finale. Se invece è il datore a esonerare il lavoratore dal preavviso, l’indennità va pagata dal datore al lavoratore.
Tabella riepilogativa
| Situazione | Chi paga | A chi |
|---|---|---|
| Lavoratore si dimette senza preavviso | Lavoratore | Datore di lavoro |
| Datore dispensa dal preavviso | Datore di lavoro | Lavoratore |
| Accordo di riduzione del preavviso | Nessuna indennità o parziale | — |
| Giusta causa di dimissioni | Nessuna indennità a carico del lavoratore | — |
Come si calcola l'indennità
L’indennità sostitutiva del preavviso è pari alla retribuzione globale di fatto che il lavoratore avrebbe percepito se avesse lavorato il preavviso. La «retribuzione globale di fatto» comprende non solo la paga base ma anche tutti gli elementi fissi e continuativi della retribuzione: superminimi, assegni fissi, indennità continuative previste dal CCNL. Non si includono invece gli elementi variabili o occasionali.
L’indennità è generalmente trattenuta dalla liquidazione finale (TFR, ferie, ratei): se la liquidazione è insufficiente, il datore può rivalersi nelle sedi competenti.
Quando il datore dispensa dal preavviso
Il datore può, a sua scelta, decidere di esonerare il lavoratore dimissionario dall’obbligo di lavorare il preavviso. In questo caso il rapporto cessa immediatamente, ma è il datore a dover corrispondere l’indennità al lavoratore: questi ha diritto a ricevere la retribuzione come se avesse lavorato il preavviso. La dispensa è un atto unilaterale del datore, non richiede l’accordo del lavoratore.
Giusta causa e assenza di indennità
Se il lavoratore si dimette per giusta causa (grave inadempienza del datore), non è tenuto a lavorare il preavviso né a corrispondere l’indennità sostitutiva. È la conseguenza diretta della responsabilità del datore per l’inadempienza che ha provocato le dimissioni. Il lavoratore deve tuttavia essere in grado di documentare la giusta causa, specialmente se il datore contesta il mancato preavviso.
Casi pratici
Tizio ha un preavviso di 30 giorni ma parte immediatamente per un nuovo impiego. Il datore trattiene dalla liquidazione finale l’indennità corrispondente a 30 giorni di retribuzione globale. Se la liquidazione non basta a coprire l’importo, il datore può agire in via stragiudiziale o giudiziaria per il residuo.
Caia si dimette con preavviso di 60 giorni, ma il datore preferisce che smetta subito di lavorare. La dispensa è unilaterale: Caia ha diritto a ricevere 60 giorni di retribuzione nella liquidazione finale, come se avesse lavorato l’intero preavviso.
Sempronio ha un preavviso di 45 giorni ma si accorda con il datore per terminare dopo 20 giorni. Le parti siglano un accordo scritto: per i 25 giorni ridotti non si deve alcuna indennità, perché entrambi hanno rinunciato al periodo eccedente.
Domande frequenti
Come si calcola l'indennità sostitutiva del preavviso?
È pari alla retribuzione globale di fatto (paga base più elementi fissi e continuativi) moltiplicata per i giorni di preavviso non lavorati. Non si includono voci variabili o occasionali.
Il datore può rifiutarsi di trattenere l'indennità dalla liquidazione?
No: la compensazione tra il credito del datore (indennità) e il credito del lavoratore (liquidazione) è prassi consolidata e generalmente applicata automaticamente nella busta paga finale.
Se me ne vado per giusta causa devo comunque pagare l'indennità?
No. Le dimissioni per giusta causa esonerano il lavoratore sia dall’obbligo di preavviso sia dall’indennità sostitutiva corrispondente.
L'indennità sostitutiva del preavviso è tassata come reddito?
Sì. L’indennità sostitutiva del preavviso, sia quella a carico del lavoratore sia quella a carico del datore, è soggetta a tassazione IRPEF ordinaria.
Se la liquidazione non copre l'indennità, il datore può chiedermi il resto?
Sì, il datore ha un credito nei confronti del lavoratore per la parte non coperta. Può recuperarlo in via stragiudiziale o, in mancanza di accordo, tramite azione giudiziaria.
Questa guida ha finalità divulgativa ed è aggiornata alla normativa vigente nel 2026. Gli importi, le durate e le condizioni possono variare in base al CCNL applicato e alla situazione individuale: per il proprio caso è consigliabile rivolgersi a un consulente del lavoro, al sindacato di categoria, al patronato o all’Ispettorato Territoriale del Lavoro.
Domande frequenti
Come si calcola l'indennità sostitutiva del preavviso?
È pari alla retribuzione globale di fatto (paga base più elementi fissi e continuativi) moltiplicata per i giorni di preavviso non lavorati. Non si includono voci variabili o occasionali.
Il datore può rifiutarsi di trattenere l'indennità dalla liquidazione?
No: la compensazione tra il credito del datore (indennità) e il credito del lavoratore (liquidazione) è prassi consolidata e generalmente applicata automaticamente nella busta paga finale.
Se me ne vado per giusta causa devo comunque pagare l'indennità?
No. Le dimissioni per giusta causa esonerano il lavoratore sia dall'obbligo di preavviso sia dall'indennità sostitutiva corrispondente.
L'indennità sostitutiva del preavviso è tassata come reddito?
Sì. L'indennità sostitutiva del preavviso, sia quella a carico del lavoratore sia quella a carico del datore, è soggetta a tassazione IRPEF ordinaria.
Se la liquidazione non copre l'indennità, il datore può chiedermi il resto?
Sì, il datore ha un credito nei confronti del lavoratore per la parte non coperta. Può recuperarlo in via stragiudiziale o, in mancanza di accordo, tramite azione giudiziaria.
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