Indice
La guida
Dal 12 marzo 2016 le dimissioni sono valide solo se date online: le dimissioni telematiche si inviano dal portale Servizi Lavoro del Ministero del Lavoro (l’area che ha sostituito ClicLavoro) con SPID o CIE, oppure tramite un soggetto abilitato (patronato, sindacato, ente bilaterale, commissione di certificazione, Ispettorato del lavoro). Entro 7 giorni dall’invio si possono revocare con la stessa procedura, e il preavviso previsto dal CCNL resta dovuto. Qui sotto la procedura passo passo, i casi esclusi e le dimissioni per giusta causa.
Perché le dimissioni telematiche
L’art. 26 del d.lgs. 151/2015 ha introdotto l’obbligo di dimissioni telematiche per contrastare la piaga delle dimissioni in bianco: moduli firmati in bianco all’assunzione e utilizzati poi dal datore per far risultare un’uscita “volontaria”. Oggi le dimissioni e la risoluzione consensuale sono efficaci solo se rese con la procedura online; le dimissioni cartacee sono inefficaci. Il datore che altera i moduli rischia una sanzione amministrativa da 5.000 a 30.000 euro (art. 26, comma 5).
Come funziona la procedura
Le dimissioni si trasmettono con un modulo telematico sul portale del Ministero del Lavoro (oggi integrato nei servizi online), tramite SPID o CIE, direttamente dal lavoratore oppure tramite un soggetto abilitato: patronato, organizzazione sindacale, ente bilaterale, commissione di certificazione, consulente del lavoro o sede territoriale dell’Ispettorato nazionale del lavoro (art. 26, comma 4). Il modulo, con data certa, viene reso disponibile al datore di lavoro e all’Ispettorato del lavoro.
Come dare le dimissioni online, passo passo
- Accedi al servizio «Dimissioni volontarie» dal portale del Ministero del Lavoro con SPID o CIE. Se ti rivolgi a un soggetto abilitato non servono credenziali: vieni identificato e firmi una delega generata dal sistema.
- Scegli il tipo di comunicazione: dimissioni volontarie, dimissioni per giusta causa, risoluzione consensuale oppure revoca di una comunicazione già inviata.
- Controlla i dati del rapporto. Per i rapporti iniziati dal 2008 il sistema li recupera dalle comunicazioni obbligatorie; per quelli precedenti indichi codice fiscale del datore, comune della sede di lavoro, data di inizio, tipo di contratto e l’indirizzo e-mail o PEC dell’azienda.
- Indica la data di decorrenza: è il giorno successivo all’ultimo giorno di lavoro, quindi va calcolata tenendo conto del preavviso previsto dal contratto collettivo.
- Invia. Il modulo riceve data di trasmissione (marca temporale) e codice identificativo; il sistema lo invia in PDF al datore di lavoro e all’Ispettorato. L’app IO ti avvisa dell’inserimento, dell’eventuale revoca e della fine del periodo di revocabilità.
Non serve consegnare anche una lettera, né aspettare che il datore «accetti»: le dimissioni sono un atto del lavoratore e il modulo inviato basta. Conserva la ricevuta con data di trasmissione e codice identificativo. L’azienda può consultare la comunicazione nella procedura del Ministero, in sola lettura, anche se la PEC generata dal sistema non le è stata recapitata.
Le istruzioni ufficiali sono nella pagina del Ministero e nella scheda INPS «Dimissioni volontarie».
La revoca entro 7 giorni
| Profilo | Regola |
|---|---|
| Termine di revoca | Entro 7 giorni dalla data di trasmissione |
| Modalità | Stessa procedura telematica |
| Effetto | Le dimissioni si considerano come non avvenute |
| Dopo i 7 giorni | Per lo stesso rapporto si possono inviare nuove dimissioni, che non sono più revocabili |
Il lavoratore può revocare le dimissioni entro 7 giorni dalla data di trasmissione, con le stesse modalità telematiche (art. 26, comma 2): è un ripensamento garantito che annulla l’uscita. Durante questo periodo il rapporto prosegue regolarmente.
I casi esclusi
La procedura riguarda i rapporti di lavoro subordinato e non si applica in alcune ipotesi, indicate dall’art. 26 e dalla circolare del Ministero del Lavoro n. 12 del 4 marzo 2016:
- lavoro domestico (colf, badanti);
- dimissioni e risoluzioni rese nelle sedi protette di conciliazione (sindacale, Ispettorato, commissioni di certificazione);
- lavoratrici madri e lavoratori padri durante la gravidanza e nei primi tre anni di vita del bambino (o di accoglienza del minore adottato o in affidamento): le dimissioni e la risoluzione consensuale vanno convalidate dall’Ispettorato del lavoro e senza convalida non producono effetti (art. 55, comma 4, d.lgs. 151/2001). Chi si dimette nel periodo in cui vale il divieto di licenziamento non deve il preavviso;
- il recesso durante il periodo di prova (art. 2096 c.c.);
- i rapporti di lavoro marittimo, perché il contratto di arruolamento è regolato dal Codice della navigazione;
- i rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni (art. 26, comma 8-bis).
In questi casi le dimissioni si comunicano al datore con le modalità ordinarie, rispettando il preavviso previsto dal contratto collettivo (per colf e badanti, quello del CCNL del lavoro domestico).
Le dimissioni per giusta causa
Se il lavoratore si dimette per giusta causa (art. 2119 c.c.) — ad esempio mancato pagamento dello stipendio, molestie, demansionamento grave, mobbing — pur usando la procedura telematica ha diritto all’indennità sostitutiva del preavviso a carico del datore e, ricorrendone i requisiti, alla NASpI, perché la giusta causa rende l’uscita “involontaria”. È però fondamentale documentare i motivi: si veda la guida sulla NASpI 2026. Le dimissioni per giusta causa trasmesse online prevalgono anche su una procedura di cessazione per assenza ingiustificata avviata dal datore (circolare del Ministero del Lavoro n. 6/2025).
Dimissioni e assenza ingiustificata
Il collegato lavoro (art. 19 L. 13 dicembre 2024, n. 203) ha aggiunto all’art. 26 il comma 7-bis: le cosiddette dimissioni per fatti concludenti. Le regole, con i chiarimenti della circolare del Ministero del Lavoro n. 6 del 27 marzo 2025:
- Quando: assenza ingiustificata oltre il termine del CCNL applicato o, se il CCNL non lo prevede, oltre 15 giorni. Il termine contrattuale vale solo se più lungo di 15 giorni; i giorni si contano di calendario, salvo diversa previsione del CCNL.
- Cosa fa il datore: se vuole chiudere il rapporto, dal sedicesimo giorno comunica l’assenza alla sede territoriale dell’Ispettorato, che può verificarla, e invia la comunicazione anche al lavoratore. L’effetto non è automatico: dipende dalla scelta del datore.
- Effetti: il rapporto si intende risolto per volontà del lavoratore, senza la procedura telematica. La cessazione decorre dalla data indicata nel modello UNILAV, non prima della comunicazione all’Ispettorato; per l’assenza non sono dovuti retribuzione e contributi e, secondo il Ministero, il datore può trattenere l’indennità di mancato preavviso.
- Come evitarlo: il lavoratore deve provare di non aver potuto comunicare i motivi dell’assenza per forza maggiore o per fatto del datore, per esempio un ricovero.
- NASpI: la scheda INPS sulla NASpI include le dimissioni per fatti concludenti tra le cessazioni che non danno diritto all’indennità (circolare INPS n. 154 del 22 dicembre 2025).
Gli effetti su preavviso e TFR
Le dimissioni “ordinarie” obbligano il lavoratore a rispettare il preavviso previsto dal CCNL: in mancanza, il datore può trattenere la relativa indennità di mancato preavviso. Diverso il caso della giusta causa, dove è il datore a dover corrispondere l’indennità. In ogni caso restano dovuti il TFR (art. 2120 c.c.) e tutte le competenze maturate (ratei di ferie, tredicesima, permessi non goduti). La data di cessazione indicata nel modulo telematico è decisiva per il calcolo del preavviso e per la decorrenza dei termini della eventuale NASpI.
Spunti pratici
Cosa fare:
- usa solo la procedura online (SPID/CIE o patronato): le dimissioni cartacee non valgono;
- se ripensi, revoca entro 7 giorni con la stessa procedura;
- per la giusta causa, documenta i motivi (diffide, prove del mancato pagamento) prima di dimetterti.
Errori da evitare:
- consegnare una lettera cartacea pensando di esserti dimesso: è inefficace;
- dimettersi “semplicemente” sperando nella NASpI: spetta solo per giusta causa o nel periodo protetto;
- assentarsi a lungo senza giustificazione: può valere come dimissioni e far perdere la NASpI;
- indicare come decorrenza l’ultimo giorno di lavoro invece del giorno successivo, o dimenticare il preavviso nel calcolo della data.
Esempio pratico
Tizio trasmette le dimissioni col modulo telematico via SPID. Due giorni dopo cambia idea: le revoca con la stessa procedura entro i 7 giorni (art. 26, comma 2) e le dimissioni si considerano come mai avvenute. Caio, invece, si dimette per mancato pagamento di tre mensilità (giusta causa, art. 2119 c.c.): pur usando la procedura online, ha diritto all’indennità di mancato preavviso e, avendone i requisiti, alla NASpI.
Fonti normative e portali ufficiali
- Art. 26 d.lgs. 14 settembre 2015, n. 151 (Normattiva): modalità telematiche, revoca in 7 giorni, soggetti abilitati, esclusioni, comma 7-bis.
- Art. 55 d.lgs. 26 marzo 2001, n. 151: convalida delle dimissioni dei genitori.
- Ministero del Lavoro, «Dimissioni volontarie»: accesso al servizio, revoca, notifiche app IO.
- INPS, scheda «Dimissioni volontarie»: dati richiesti e data di decorrenza.
- Ministero del Lavoro, circolare n. 12 del 4 marzo 2016: ambito della procedura e casi esclusi (periodo di prova, lavoro marittimo, pubblico impiego).
- Ministero del Lavoro, circolare n. 6 del 27 marzo 2025: dimissioni per fatti concludenti.
Serve un parere sul tuo caso concreto?
Questa guida spiega la regola generale, ma ogni situazione ha le sue specificità. Per un controllo sul tuo caso puoi trovare un professionista tramite Legge in Chiaro.
Domande frequenti
Come ci si dimette oggi?
Solo con la procedura telematica: modulo online sul portale del Ministero del Lavoro tramite SPID/CIE, direttamente o tramite un soggetto abilitato (patronato, sindacato, consulente). Le dimissioni cartacee sono inefficaci (art. 26, d.lgs. 151/2015).
Posso revocare le dimissioni?
Sì, entro 7 giorni dalla data di trasmissione, con la stessa procedura telematica (art. 26, comma 2). In tal caso le dimissioni si considerano come non avvenute e il rapporto prosegue.
Quando non serve la procedura online?
Nel lavoro domestico, nelle dimissioni o risoluzioni consensuali firmate nelle sedi protette (art. 2113 c.c.) o davanti alle commissioni di certificazione, nel periodo di prova, nel lavoro marittimo, nei rapporti con le pubbliche amministrazioni e per i genitori durante la gravidanza e i primi tre anni di vita del bambino, quando serve la convalida dell'Ispettorato (art. 55, d.lgs. 151/2001). Le esclusioni per prova e lavoro marittimo sono indicate dalla circolare del Ministero del Lavoro n. 12/2016.
Devo consegnare anche una lettera al datore di lavoro?
No. Il modulo telematico sostituisce qualsiasi lettera e non richiede l'accettazione del datore: il sistema lo invia all'azienda e all'Ispettorato, e l'azienda può consultarlo nella procedura del Ministero anche se la PEC non le è arrivata. Una lettera cartacea, da sola, è inefficace.
Le dimissioni per giusta causa danno diritto alla NASpI?
Sì: la giusta causa (art. 2119 c.c.) rende l'uscita involontaria, dando diritto all'indennità sostitutiva del preavviso e, con i requisiti, alla NASpI. Occorre però documentare i motivi.
Cosa succede se mi assento a lungo senza giustificazione?
Se l'assenza supera il termine del CCNL o, in mancanza, 15 giorni, il datore può comunicarla all'Ispettorato e il rapporto si intende risolto per tua volontà (art. 26, comma 7-bis, d.lgs. 151/2015). Non spetta la NASpI e, secondo il Ministero (circolare n. 6/2025), il datore può trattenere l'indennità di mancato preavviso. Puoi evitarlo provando che non hai potuto comunicare i motivi per forza maggiore o per fatto del datore.
Quale data di decorrenza devo indicare nel modulo?
Il giorno successivo all'ultimo giorno di lavoro. Se devi rispettare il preavviso, l'ultimo giorno di lavoro è quello in cui il preavviso termina.
Posso dimettermi senza SPID o CIE?
Sì, rivolgendoti a un soggetto abilitato: patronato, sindacato, ente bilaterale, commissione di certificazione, consulente del lavoro o sede territoriale dell'Ispettorato nazionale del lavoro. Ti identificano e firmi una delega generata dal sistema.
Dopo quanto tempo le dimissioni diventano definitive?
Trascorsi 7 giorni dalla trasmissione senza revoca. Da quel momento puoi inviare nuove dimissioni per lo stesso rapporto, ma non sono più revocabili.