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Ultimo aggiornamento: 14 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
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Art. 817 c.p.c. – Eccezione d’incompetenza

In vigore dal 21 aprile 1942 (R.D. 1443/1940)

Se la validità, il contenuto o l’ampiezza della convenzione d’arbitrato o la regolare costituzione degli

arbitri sono contestate nel corso dell’arbitrato, gli arbitri decidono sulla propria competenza.

Questa disposizione si applica anche se i poteri degli arbitri sono contestati in qualsiasi sede per

qualsiasi ragione sopravvenuta nel corso del procedimento.

La parte che non eccepisce nella prima difesa successiva all’accettazione degli arbitri l’incompetenza

di questi per inesistenza, invalidità o inefficacia della convenzione d’arbitrato, non può per questo

motivo impugnare il lodo, salvo il caso di controversia non arbitrabile.

La parte, che non eccepisce nel corso dell’arbitrato che le conclusioni delle altre parti esorbitano dai

limiti della convenzione arbitrale, non può, per questo motivo, impugnare il lodo.

In sintesi

  • Gli arbitri hanno il potere di decidere sulla propria competenza (Kompetenz-Kompetenz), anche quando è contestata la validità o l'ampiezza della convenzione arbitrale.
  • La parte che non eccepisce l'incompetenza nella prima difesa dopo l'accettazione degli arbitri decade dal diritto di impugnare il lodo per inesistenza o invalidità della convenzione.
  • La parte che non eccepisce nel corso dell'arbitrato che le conclusioni altrui esorbitano dalla convenzione non può impugnare il lodo per questo motivo.
  • La decadenza non si applica in caso di controversia non arbitrabile.

Gli arbitri decidono sulla propria competenza; la parte che non eccepisce l'incompetenza nella prima difesa non può impugnare il lodo per questo motivo, salvo controversia non arbitrabile.

Ratio

L'art. 817 c.p.c. codifica il principio della Kompetenz-Kompetenz, secondo cui gli arbitri sono competenti a decidere sulla propria competenza. Questo principio è fondamentale per l'efficienza del sistema arbitrale: se la competenza degli arbitri fosse sempre demandata al giudice ordinario, basterebbe contestare la validità della convenzione per paralizzare qualsiasi procedimento arbitrale.

Il sistema della decadenza dall'impugnazione per mancata eccezione tempestiva risponde al principio di autoresponsabilità processuale e alla regola generale per cui chi non eccepisce tempestivamente una questione si considera avervi rinunciato, analogamente a quanto avviene per le eccezioni processuali nel rito ordinario.

Analisi

Il primo comma sancisce il potere degli arbitri di decidere sulla propria competenza quando siano contestate la validità, il contenuto o l'ampiezza della convenzione arbitrale, ovvero la regolare costituzione del collegio. Il secondo comma estende il principio a qualsiasi contestazione sopravvenuta nel corso del procedimento sui poteri degli arbitri, indipendentemente dalla sede in cui venga sollevata.

Il terzo comma introduce la sanzione processuale per la mancata eccezione tempestiva: la parte che non eccepisce l'incompetenza «nella prima difesa successiva all'accettazione degli arbitri» decade dal diritto di impugnar il lodo per inesistenza, invalidità o inefficacia della convenzione. L'eccezione alla decadenza è tassativa: la decadenza non si applica se la controversia non è arbitrabile per legge (materie riservate al giudice ordinario da norme inderogabili). Il quarto comma estende la logica del terzo: chi non eccepisce nel corso dell'arbitrato che le conclusioni altrui esorbitano dalla convenzione non può impugnare il lodo per esorbitanza successivamente.

Quando si applica

La norma si applica in tutti i procedimenti arbitrali rituali in cui sorga una contestazione sulla competenza degli arbitri, sulla validità della convenzione o sull'ampiezza del mandato arbitrale. È particolarmente rilevante nelle controversie in cui la clausola arbitrale sia stata inserita in un contratto la cui validità sia a sua volta contestata, nonché nei casi in cui le parti abbiano formulato domande che potrebbero eccedere l'oggetto della convenzione.

La questione della arbitrabilità della controversia, unico limite alla decadenza, riguarda le materie per cui la legge riserva espressamente la cognizione al giudice ordinario (stato delle persone, diritti personalissimi, procedimenti speciali obbligatori), che non possono formare oggetto di convenzione arbitrale indipendentemente da qualsiasi eccezione o acquiescenza delle parti.

Connessioni

L'art. 817 si raccorda con gli artt. 806-808-ter c.p.c. (arbitrabilità e convenzione arbitrale), l'art. 819 c.p.c. (ordinanza sulla competenza), l'art. 819-ter c.p.c. (rapporti tra arbitri e giudice ordinario), l'art. 829, primo comma, n. 1 (impugnazione per nullità per inesistenza della convenzione) e con il principio generale dell'eccezione di difetto di giurisdizione ex art. 11 c.p.c. Il principio della Kompetenz-Kompetenz è riconosciuto anche dal diritto internazionale privato uniforme (art. 16 legge modello UNCITRAL) e dalla Convenzione di New York del 1958 (art. II).

Domande frequenti

Chi decide se gli arbitri sono competenti a risolvere la controversia?

Sono gli arbitri stessi a decidere sulla propria competenza, in applicazione del principio della Kompetenz-Kompetenz. Quando la validità, il contenuto o l'ampiezza della convenzione arbitrale vengono contestati, gli arbitri possono decidere sulla questione con ordinanza o con lodo non definitivo, senza necessità di sospendere il procedimento e rivolgersi al giudice ordinario.

Entro quando devo eccepire l'incompetenza degli arbitri per non perdere il diritto di impugnare il lodo?

L'eccezione di incompetenza per inesistenza, invalidità o inefficacia della convenzione arbitrale deve essere sollevata nella prima difesa successiva all'accettazione degli arbitri. Se non viene sollevata in quel momento, si decade dal diritto di impugnare il lodo per questo motivo, salvo che la controversia non sia arbitrabile per legge.

Se la controversia riguarda una materia non arbitrabile, la mancata eccezione fa decadere dal diritto di impugnazione?

No. La decadenza non si applica alle controversie non arbitrabili: queste non possono formare oggetto di convenzione arbitrale indipendentemente da qualsiasi eccezione o acquiescenza delle parti. Il vizio di non arbitrabilità può essere fatto valere in qualsiasi momento, anche dopo la pronuncia del lodo.

Posso contestare che le domande della controparte eccedono la clausola arbitrale dopo la pronuncia del lodo?

No, se non hai eccepito l'esorbitanza nel corso del procedimento arbitrale. La parte che non eccepisce durante l'arbitrato che le conclusioni altrui esorbitano dai limiti della convenzione non può, per questo motivo, impugnare il lodo successivamente. L'eccezione deve essere tempestiva.

Un contratto è nullo: la clausola arbitrale in esso contenuta è automaticamente invalida?

Non necessariamente. In base al principio di autonomia della clausola arbitrale (art. 808, comma 3, c.p.c.), la clausola compromissoria è autonoma rispetto al contratto che la contiene: la nullità del contratto non comporta automaticamente la nullità della clausola. Spetta agli arbitri, nell'esercizio della Kompetenz-Kompetenz, valutare se la clausola sia essa stessa colpita dall'invalidità o se sopravviva al contratto.

Ultimo aggiornamento redazionale: 2026-05-11
A cura di
Dott. Andrea Marton — Tax Advisor, Consulente Fiscale
Responsabile editoriale di La Legge in Chiaro per i principali codici italiani (C.C., C.P., C.P.C., C.P.P., Costituzione, C.d.S., Codice del Consumo, TUIR, T.U.IVA, T.U.B.). Contenuti redatti con linguaggio chiaro, fonti ufficiali aggiornate e revisione professionale a cura della Redazione.
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