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Ultimo aggiornamento: 23 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Casi pratici
  4. Domande frequenti
  5. Vedi anche
In sintesi
  • I documenti selezionati per conservazione permanente vanno agli Archivi di Stato competenti.
  • In alternativa restano nella separata sezione di archivio dell'ente.
  • Il trasferimento include gli strumenti che ne garantiscono l'accesso (inventari, indici).
  • La materia è regolata dal Codice dei Beni Culturali (D.Lgs. 42/2004).
  • Tutela il patrimonio documentale come bene culturale destinato alla ricerca storica.

Testo dell'articoloVigente

Art. 69 D.P.R. 445/2000 — (R) Archivi storici

D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 — T.U. Documentazione Amministrativa

1. I documenti selezionati per la conservazione permanente sono trasferiti contestualmente agli strumenti che ne garantiscono l'accesso, negli Archivi di Stato competenti per territorio o nella separata sezione di archivio secondo quanto previsto dalle vigenti disposizioni in materia di tutela dei beni culturali.

Commento

L'articolo 69 chiude il ciclo di vita del documento amministrativo regolando il passaggio degli archivi storici, ossia di quei fascicoli che, scaduto il periodo di interesse amministrativo, presentano valore culturale e vengono destinati a conservazione permanente.

Due strade alternative

Il documento può essere trasferito presso l'Archivio di Stato competente per territorio oppure restare in una separata sezione di archivio costituita presso l'ente. La prima soluzione vale tipicamente per gli enti minori, la seconda per amministrazioni di rilevanza istituzionale (Regioni, grandi Comuni, Università, enti pubblici nazionali) che dispongono di personale e infrastrutture proprie.

Strumenti di accesso

Il trasferimento comprende non solo i documenti ma anche gli strumenti che ne garantiscono l'accesso: inventari, indici, repertori, basi dati descrittive. Senza questi corredi, l'archivio diventa muto e perde gran parte del proprio valore. La preparazione degli strumenti di accesso è un costo significativo che va programmato per tempo.

Beni culturali per legge

La materia rinvia alla disciplina dei beni culturali, oggi consolidata nel D.Lgs. 42/2004. Gli archivi pubblici sono beni culturali ope legis (art. 10), soggetti a tutela e fruibili per ricerca storica trascorsi i termini di consultabilità (40 anni di regola, 70 per dati sensibili, 50 per documenti coperti da riservatezza ex art. 122 del Codice).

Versione digitale

Per gli archivi digitali, il trasferimento ha caratteristiche peculiari: il documento elettronico deve essere migrato in formati di conservazione di lungo periodo (PDF/A, XML), corredato dei metadati e accompagnato dai pacchetti di archiviazione conformi alle Linee Guida AgID 2022. L'Archivio di Stato deve disporre di un sistema di conservazione qualificato per accogliere il versamento.

Patrimonio della comunità

La norma esprime una visione precisa: il documento amministrativo non è proprietà dell'ente che lo ha prodotto ma patrimonio della comunità nazionale. La sua tutela e la sua accessibilità nel lungo periodo sono interesse pubblico, e per questo lo Stato si fa carico della conservazione attraverso la rete degli Archivi di Stato presenti in ogni capoluogo di provincia.

Norme correlate e ricerca storica

L'articolo 69 si raccorda con gli articoli 122-127 del D.Lgs. 42/2004 (consultabilità degli archivi), con il D.Lgs. 33/2013 sulla trasparenza e con il GDPR per quanto attiene al trattamento di dati personali per finalità di ricerca. La rete degli Archivi di Stato, presenti in ogni capoluogo di provincia, è il pilastro istituzionale della conservazione permanente. Le università, gli enti di ricerca e i singoli studiosi accedono agli archivi con autorizzazioni gradate in funzione della natura dei dati e del tempo trascorso, secondo un equilibrio fra esigenze di ricerca e tutela della riservatezza che è cuore della disciplina italiana.

L'investimento nella digitalizzazione degli archivi storici è anche investimento culturale e di promozione del territorio: numerose iniziative di valorizzazione, mostre virtuali e progetti di public history attingono agli archivi pubblici, restituendo alla comunità il patrimonio documentale custodito per generazioni.

Casi pratici

Caso 1: Versamento di delibere comunali

Caso 2: Conservazione interna in Regione

Domande frequenti

Dopo quanti anni un documento può essere trasferito agli Archivi di Stato?

In genere dopo 40 anni dalla data di chiusura del fascicolo, salvo termini diversi per documenti riservati. La soglia coincide con il termine di consultabilità ex art. 122 del Codice dei Beni Culturali.

Le PA possono mantenere autonomamente il proprio archivio storico?

Sì, costituendo una separata sezione di archivio. Devono garantire idoneità dei locali, personale qualificato e regolarità delle attività di tutela e fruizione.

I documenti riservati sono sempre consultabili?

Dopo 70 anni per dati personali sensibili (salute, vita sessuale) o relativi a procedimenti penali. La consultabilità può essere anticipata con autorizzazione del Ministero della Cultura, per motivati interessi di ricerca.

A cura di
Andrea Marton — Autore e divulgatore giuridico
Autore e responsabile editoriale di La Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica gratuita su 54 testi e codici italiani. I contenuti hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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