Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Massime giurisprudenziali
  4. Pronunce Corte Costituzionale
  5. Prassi e linee guida
  6. Casi pratici
  7. Domande frequenti
  8. Vedi anche

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

Art. 613-ter c.p. Istigazione del pubblico ufficiale a commettere tortura

In vigore dal 1° luglio 1931

Il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio il quale, nell’esercizio delle funzioni o del servizio, istiga in modo concretamente idoneo altro pubblico ufficiale o altro incaricato di un pubblico servizio a commettere il delitto di tortura, se l’istigazione non è accolta ovvero se l’istigazione è accolta ma il delitto non è commesso, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.

In sintesi

  • Reato specifico di istigazione del pubblico ufficiale a commettere tortura
  • Soggetto attivo: pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio
  • Istigazione deve essere 'concretamente idonea' (non generica)
  • Istigato: altro pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio
  • Punibile anche se istigazione non accolta o reato non consumato; pena sei mesi a tre anni
Indice dei contenuti

Pubblico ufficiale che istiga altro pubblico ufficiale a commettere tortura è punito con sei mesi a tre anni, anche se istigazione non accolta o delitto non consumato.

Ratio

L'articolo 613-ter affronta uno dei rischi più gravi dello stato di diritto: l'inquinamento della pubblica amministrazione mediante ordini gerarchici o pressioni a commettere tortura. La norma è specifica perché crea un delitto di istigazione autonomo, punibile anche se la tortura non si verifica, mirando a stroncare sul nascere comandi illegittimi all'interno di strutture di polizia, carceri, sanità pubblica.

Analisi

Elementi: (1) soggetto attivo: pubblico ufficiale/incaricato pubblico servizio; (2) atto di istigazione concretamente idonea (non semplice discussione filosofica, ma proposta concreta); (3) destinatario: altro pubblico ufficiale/incaricato; (4) fine: commettere delitto di tortura; (5) la fattispecie è punibile tanto se istigazione rifiutata quanto se accolta ma tortura non consumata. La pena è sei mesi a tre anni, minore della tortura stessa (quattro-dieci anni), poiché è reato tentato/incompleto in genere.

Quando si applica

Scenario tipico: ufficiale superiore di polizia che ordina sottoposti di interrogare brutalmente un detenuto; comandante carcerario che istiga agente a maltrattare internato; medico ospedaliero pubblico che suggerisce al collega di somministrare sedativi senza consenso. La concretezza dell'istigazione è elemento fondamentale, non basta dire 'la tortura sarebbe utile'; serve ordine/pressione diretta e specifica.

Connessioni

Strettamente correlato: art. 613-bis c.p. (tortura stessa), art. 111 c.p. (circostanze aggravanti, ordine del superiore NON scusa il fatto), art. 328 c.p. (abuso di ufficio). Norma di straordinaria importanza per accountability interna della PA. Richiami anche in giurisprudenza CEDU sulla responsabilità di superiori in corrente di violazioni sistemiche.

Pronunce della Corte Costituzionale

Prassi dell'Agenzia delle Entrate

Casi pratici

Caso 1: Caso 1

Tizio, questore di una grande città, durante briefing con agenti della squadra antimafia, dice: 'Per questo sospetto, usate tutti i mezzi, anche duri, per fargli confessare dove sono i soldi'. Uno degli agenti, Caio, interpreta come 'tortura' e brutalmente percuote il sospettato. Tizio commette istigazione a tortura (punito anche se il sospettato non confessa e Caio è processato separatamente per tortura). La pena di Tizio sarà sei mesi a tre anni.

Caso 2: Caso 2

Sempronio, sovrintendente carcerario, durante riunione con un collega Mevio, dice: 'Quel detenuto mi sta facendo impazzire col suo atteggiamento. Isolalo in cella nera per una settimana senza contatti; fammi sapere quando ha imparato la lezione'. Mevio rifiuta di obbedire. Sempronio commette comunque istigazione a tortura (punibile anche perché Mevio ha rifiutato), per aver dato ordine concretamente idoneo anche se disobbedito.

Domande frequenti

Che differenza c'è tra ordine del superiore legittimo e istigazione a tortura?

L'ordine legittimo riguarda compiti amministrativi ordinari. L'istigazione a tortura è ordine/pressione a commettere violenza grave e sistematica su una persona in custodia. L'art. 111 c.p. dice che l'ordine del superiore NON scusa il fatto, dunque sia chi istiga che chi esegue sono responsabili.

Se il superiore istiga alla tortura ma io rifiuto, è comunque reato per lui?

Sì, assolutamente. L'istigazione è punibile anche se rifiutata. Se il superiore ha dato ordine/pressione concretamente idonea a commettere tortura, commette il delitto indipendentemente dal fatto che tu abbia obbedito o no.

Posso denunciare il mio superiore per istigazione a tortura?

Sì, puoi presentare querela o denuncia. È consigliabile documentare i fatti (email, testimonianze di colleghi, registrazioni, quando possibile secondo la legge sulla privacy), contattare il Garante dei diritti o sindacati di categoria. Il reato è grave e la denuncia è protetta.

Che pena riceve chi istiga a tortura?

Sei mesi a tre anni di reclusione. È pena minore di chi commette la tortura (quattro-dieci anni), ma comunque significativa. La norma mira a punire chi propone/ordina violenza, anche senza che essa sia effettivamente consumata.

Un giudice o magistrato può istiga a tortura?

Formalmente sì, la norma dice 'pubblico ufficiale'. Tuttavia, nella prassi è rarissimo; richiama violazioni molto gravi della giurisdizione. Se accertato, le conseguenze sono disciplinari (destituibilità) oltre che penali.

Ultimo aggiornamento redazionale: 2026-05-09
Fonti consultate: 2 fontei verificate
Vedi anche
A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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