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Ultimo aggiornamento: 14 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
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Art. 613-bis c.p. Tortura

In vigore dal 1° luglio 1931

Chiunque, con violenze o minacce gravi, ovvero agendo con crudeltà, cagiona acute sofferenze fisiche o un verificabile trauma psichico a una persona privata della libertà personale o affidata alla sua custodia, potestà, vigilanza, controllo, cura o assistenza, ovvero che si trovi in condizioni di minorata difesa, è punito con la pena della reclusione da quattro a dieci anni se il fatto è commesso mediante più condotte ovvero se comporta un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona.

Se i fatti di cui al primo comma sono commessi da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o in violazione dei doveri inerenti alla funzione o al servizio, la pena è della reclusione da cinque a dodici anni.

Il comma precedente non si applica nel caso di sofferenze risultanti unicamente dall’esecuzione di legittime misure privative o limitative di diritti.

Se dai fatti di cui al primo comma deriva una lesione personale le pene di cui ai commi precedenti sono aumentate; se ne deriva una lesione personale grave sono aumentate di un terzo e se ne deriva una lesione personale gravissima sono aumentate della metà.

Se dai fatti di cui al primo comma deriva la morte quale conseguenza non voluta, la pena è della reclusione di anni trenta. Se il colpevole cagiona volontariamente la morte, la pena è dell’ergastolo.

In sintesi

  • Protegge chi è privato di libertà, in custodia, vigilanza, controllo, cura o in condizioni di minorata difesa.
  • Richiede violenze/minacce gravi o crudeltà che causino acute sofferenze fisiche o trauma psichico verificabile.
  • Se commessa da pubblico ufficiale: reclusione da cinque a dodici anni.
  • Lesioni personali derivanti aggravano la pena; morte volontaria = ergastolo.

La tortura è punita con reclusione da quattro a dieci anni: violenze gravi causano sofferenze fisiche o trauma psichico a persona privata di libertà.

Ratio

L'articolo 613-bis tutela l'integrità fisica e psichica di persone in stato di estrema vulnerabilità: privati di libertà, affidati a custodia altrui, o già in condizioni di minorata difesa. La norma riflette gli obblighi costituzionali e convenzionali (art. 27 Cost., Convenzione ONU contro la tortura) nel vietare trattamenti inumani. La previsione qualificata per pubblici ufficiali sanziona l'abuso di potere nell'esercizio di funzioni.

Analisi

Il primo comma richiede: (a) violenze o minacce gravi, ovvero crudeltà; (b) acute sofferenze fisiche o trauma psichico verificabile; (c) vittima privata di libertà personale oppure in stato di custodia/vigilanza/controllo/cura/assistenza/minorata difesa. La pena base è quattro-dieci anni se ricorrono più condotte o trattamento inumano/degradante. Il secondo comma qualifica a cinque-dodici anni se autore è pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio che abusa dei poteri. Il terzo comma esclude sofferenze da legittime misure privative. I commi successivi prevedono aggravamenti per lesioni personali (aumentate di un terzo se grave, metà se gravissima) e per morte (trenta anni se non voluta; ergastolo se dolosa).

Quando si applica

La fattispecie opera quando un agente cagiona acute sofferenze fisiche (fratture, ustioni, asfissia) o trauma psichico documentato (disturbi da stress post-traumatico) a detenuto, ricoverato psichiatrico coatto, minore in comunità, anziano non autosufficiente sotto tutela, paziente sedato in ospedale. Esempi: percosse ripetute in cella, privazione prolungata di cibo/acqua/sonno, torture idriche, minacce con armi. La responsabilità aggravata per pubblici ufficiali (agenti, infermieri, educatori) sanziona l'abuso della posizione fiduciaria.

Connessioni

Rinvia all'art. 612 (minaccia grave), art. 582 (lesioni personali), artt. 589-594 (morte e lesioni). Correlato a art. 27 Cost. (divieto pene contrarie al senso di umanità), art. 3 CEDU, Convenzione ONU 1984 contro la tortura. Il delitto è procedibile d'ufficio quando la vittima è detenuta in strutture dello Stato; querela in altri casi (v. art. 36 c.p.p.).

Domande frequenti

Che differenza c'è tra tortura e semplice violenza?

La tortura richiede violenze *gravi* (o crudeltà) che causino *acute sofferenze fisiche* o *trauma psichico verificabile* a persona privata di libertà o in custodia. La semplice violenza (art. 582) non richiede questa intensità né questa qualità di vulnerabilità della vittima.

Se sono ritenuto in custodia da carabinieri e mi picchiano, è automaticamente tortura?

No. Devono ricorrere: (a) violenze *gravi* (non lievi); (b) acute sofferenze fisiche o trauma psichico documentato; (c) abuso di poteri da parte dell'ufficiale. Botte lievi o senza conseguenze psichiche potrebbero costituire altre fattispecie (ingiuria, lesioni leggere).

Contano come tortura le privazioni di cibo e sonno?

Sì, se prolungate e cause di acute sofferenze fisiche (debilitazione, disidratazione) e/o trauma psichico. La privazione *prolungata* (giorni) di essenziali è considerata crudeltà rientrante nella fattispecie, non così la privazione breve o le misure igienico-sanitarie ordinarie.

Chi può essere condannato per tortura oltre agli agenti penitenziari?

Chiunque abusando di una posizione di controllo (educatore, infermiere, medico, carabiniere, padre, tutore legale). Se *non* è pubblico ufficiale, la pena è quattro-dieci anni. Se lo è: cinque-dodici anni.

Se durante la tortura subisco lesioni gravi, la pena aumenta?

Sì. La pena base viene *aumentata*: se lesione grave (più di 40 giorni di prognosi) aumentata di un terzo; se gravissima (deformazione permanente o incapacità funzionale) aumentata della metà rispetto alla pena base.

Ultimo aggiornamento redazionale: 2026-05-09
A cura di
Dott. Andrea Marton — Tax Advisor, Consulente Fiscale
Responsabile editoriale di La Legge in Chiaro per i principali codici italiani (C.C., C.P., C.P.C., C.P.P., Costituzione, C.d.S., Codice del Consumo, TUIR, T.U.IVA, T.U.B.). Contenuti redatti con linguaggio chiaro, fonti ufficiali aggiornate e revisione professionale a cura della Redazione.
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