- Nell’ambito degli obblighi di informazione ex art. 36 SIC e formazione ex art. 37 SIC, il datore di lavoro informa e forma i lavoratori esposti al rischio ATEX sulle misure adottate, la classificazione delle zone, le modalità per minimizzare le sorgenti di accensione, i rischi dei sistemi di protezione, la manipolazione di liquidi infiammabili e polveri, la segnaletica di sicurezza e gli allarmi.
- I lavoratori devono anche essere formati sull’uso corretto dei DPI specifici per il rischio ATEX e sulle relative controindicazioni.
Art. 294 bis D.Lgs. 81/2008 (SIC) – (Informazione e formazione dei lavoratori)
In vigore dal 15/05/2008
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1. Nell’ambito degli obblighi di cui agli articoli 36 e 37, il datore di lavoro provvede affinchè i lavoratori esposti al rischio di esplosione e i loro rappresentanti vengano informati e formati in relazione al risultato della valutazione dei rischi, con particolare riguardo: a) alle misure adottate in applicazione del presente titolo; b) alla classificazione delle zone; c) alle modalità operative necessarie a minimizzare la presenza e l’efficacia delle sorgenti di accensione; d) ai rischi connessi alla presenza di sistemi di protezione dell’impianto; e) ai rischi connessi alla manipolazione ed al travaso di liquidi infiammabili e/o polveri combustibili; f) al significato della segnaletica di sicurezza e degli allarmi ottico/acustici; g) agli eventuali rischi connessi alla presenza di sistemi di prevenzione delle atmosfere esplosive, con particolare riferimento all’asfissia; h) all’uso corretto di adeguati dispositivi di protezione individuale e alle relative indicazioni e controindicazioni all’uso. ))
La formazione ATEX: un requisito specifico nel sistema generale della sicurezza
L’art. 294-bis D.Lgs. 81/2008 (introdotto da un decreto correttivo) declina gli obblighi generali di informazione (art. 36 SIC) e formazione (art. 37 SIC) specificamente per il contesto ATEX. La norma individua otto categorie di contenuti formativi che i lavoratori devono ricevere prima di operare nelle zone classificate.
La lettera a) riguarda le misure adottate in applicazione del Titolo XI: i lavoratori devono conoscere il contenuto del DPCE, le zone classificate in cui operano e le procedure operative specifiche per quelle zone. La lettera b) impone la conoscenza della classificazione delle zone: non solo sapere che esiste una zona 1 o una zona 20, ma comprenderne il significato in termini di probabilità di presenza dell’atmosfera esplosiva e di comportamenti conseguenti (es. non portare accendini, non usare telefoni non ex-proof, non usare attrezzi che producano scintille).
La lettera c) è particolarmente importante nella pratica operativa: i lavoratori devono conoscere «le modalità operative necessarie a minimizzare la presenza e l’efficacia delle sorgenti di accensione». Questo include: il rispetto del divieto assoluto di fumare nelle zone classificate, l’obbligo di usare attrezzi antiscintilla per le lavorazioni meccaniche in zone ATEX, le procedure per la messa a terra delle attrezzature mobili prima del travaso di liquidi infiammabili, la gestione dell’abbigliamento antistatico (vestiti da lavoro in cotone o indumenti antistatici certificati, non indumenti sintetici che generano cariche elettrostatiche).
La lettera e) affronta i «rischi connessi alla manipolazione ed al travaso di liquidi infiammabili e/o polveri combustibili»: operazioni particolarmente critiche per il rischio ATEX, perché durante il travaso si generano vapori infiammabili (per i liquidi) o polveri in sospensione (per i solidi), e le cariche elettrostatiche generate dall’attrito del liquido con le pareti del contenitore possono innescare l’atmosfera esplosiva in assenza di adeguata messa a terra.
La lettera g) prevede la formazione sul rischio di asfissia associato ai «sistemi di prevenzione delle atmosfere esplosive»: l’inertizzazione con azoto o CO2 (tecnica che elimina l’ossigeno dall’atmosfera del serbatoio per renderla non esplosiva) crea un’atmosfera asfissiante per i lavoratori che potrebbero entrare nel serbatoio senza accorgersene. I lavoratori devono essere formati sulla presenza di questi sistemi e sulle procedure per l’ingresso sicuro in spazi confinati inertizzati.
Domande frequenti
La formazione ATEX deve essere ripetuta periodicamente?
L’art. 294-bis non specifica una periodicità, ma l’art. 37, comma 6 D.Lgs. 81/2008 prevede che la formazione sia periodicamente ripetuta in relazione all’evoluzione dei rischi o all’insorgenza di nuovi rischi. Per il rischio ATEX, la formazione deve essere ripetuta ogni volta che cambiano le zone classificate, le attrezzature, le procedure operative o le sostanze infiammabili presenti. Molte aziende adottano una frequenza biennale o triennale per il rinnovo della formazione ATEX di base.
Un lavoratore che entra in zona ATEX solo occasionalmente (es. per manutenzione) deve avere la stessa formazione di chi vi opera quotidianamente?
Sì. L’obbligo di formazione ex art. 294-bis si applica a tutti i lavoratori 'esposti al rischio di esplosioné indipendentemente dalla frequenza di esposizione. Il lavoratore che entra occasionalmente in zona ATEX deve conoscere i rischi e le procedure della zona, incluso il significato degli allarmi, l’obbligo di usare attrezzature ex-proof e le procedure di evacuazione.
Gli indumenti da lavoro dei lavoratori in zone ATEX devono avere caratteristiche specifiche?
Sì. Nelle zone ATEX con rischio di scariche elettrostatiche, i lavoratori devono indossare indumenti antistatici (cotone naturale o indumenti certificati ESD - ElectroStatic Discharge). Gli indumenti sintetici (poliestere, nylon) generano cariche elettrostatiche che possono innescare un’atmosfera esplosiva. L’art. 294-bis, lettera h) prevede la formazione sull’uso corretto dei DPI e sulle relative controindicazioni, inclusi gli aspetti relativi all’abbigliamento.