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Ultimo aggiornamento: 11 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
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Art. 1367 c.c. Conservazione del contratto

In vigore

Nel dubbio, il contratto o le singole clausole devono interpretarsi nel senso in cui possono avere qualche effetto, anziché in quello secondo cui non ne avrebbero alcuno.

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In sintesi

  • Conservazione del contratto: nel dubbio, il contratto e le sue clausole vanno interpretati nel senso in cui possono avere qualche effetto, piuttosto che in quello in cui non ne avrebbero alcuno.
  • Favor contractus: il principio di conservazione esprime la preferenza dell'ordinamento per la validità ed efficacia del contratto rispetto alla sua inefficacia.
  • Ultima ratio: l'art. 1367 si applica solo «nel dubbio»: è un criterio residuale che scatta quando gli altri criteri interpretativi non hanno risolto l'ambiguità.

L'articolo 1367 c.c. enuncia il principio di conservazione del contratto: nel dubbio, il contratto o le singole clausole si interpretano nel senso in cui possono produrre qualche effetto utile, piuttosto che nel senso in cui non ne produrrebbero alcuno.

Il principio di conservazione (favor contractus)

Il principio di conservazione del contratto — favor contractus o utile per inutile non vitiatur nella tradizione romanistica — esprime una scelta di valore dell'ordinamento: il contratto, come strumento di circolazione della ricchezza e di soddisfazione degli interessi privati, deve essere preservato nella misura del possibile. Il giudice che si trovi di fronte a una clausola ambigua (che può essere interpretata in modo da produrre effetti oppure in modo da non produrne alcuno) deve scegliere l'interpretazione produttiva di effetti. Questo principio si collega al più ampio favor negotii del diritto civile italiano: si preferisce la validità del contratto alla sua nullità (art. 1419 c.c. sulla nullità parziale), la sua efficacia alla sua inefficacia, la sua conservazione alla sua estinzione.

L'ambito di applicazione: «nel dubbio»

L'art. 1367 si applica solo «nel dubbio»: è un criterio residuale e sussidiario, che entra in gioco quando gli altri criteri interpretativi (artt. 1362-1366 c.c.) non hanno risolto l'ambiguità. Non è un criterio di primo livello: il giudice non può ignorare la comune intenzione delle parti o l'interpretazione sistematica per applicare direttamente il principio di conservazione. Solo quando il dubbio persiste dopo l'applicazione degli altri criteri, il favor contractus diventa decisivo. Questa struttura gerarchica evita che il principio di conservazione diventi un vettore per mantenere artificialmente in vita contratti o clausole che le parti intendevano inefficaci.

Applicazione pratica nei contratti nulli per indeterminatezza dell'oggetto

Una delle applicazioni più frequenti dell'art. 1367 riguarda i contratti con oggetto apparentemente indeterminato: il giudice, invece di dichiarare la nullità del contratto per indeterminatezza dell'oggetto (art. 1346 c.c.), interpreta le clausole nel senso che permette di determinarlo (ricorrendo agli usi, al criterio del prezzo corrente di mercato, ecc.). Analogamente, nei contratti con termine apparentemente impossibile, il giudice interpreta il termine nel senso che lo rende possibile e coerente con la funzione del contratto.

Connessioni con altre norme

L'art. 1367 va letto con l'art. 1362 c.c. (intenzione comune), l'art. 1366 c.c. (buona fede), l'art. 1419 c.c. (nullità parziale), l'art. 1346 c.c. (oggetto determinabile) e con le norme sulla conversione del contratto nullo (art. 1424 c.c.).

Domande frequenti

Quando si applica il principio di conservazione del contratto (art. 1367 c.c.)?

Solo nel dubbio, come criterio residuale. Si applica quando, dopo aver applicato tutti gli altri criteri interpretativi (intenzione comune ex art. 1362, interpretazione sistematica ex art. 1363, teleologica ex art. 1364, buona fede ex art. 1366), persiste l'ambiguità su se una clausola produce effetti o non li produce. In quel caso, si sceglie l'interpretazione che consente alla clausola di produrre qualche effetto utile.

Il principio di conservazione significa che i contratti nulli non si dichiarano mai nulli?

No. Il principio di conservazione riguarda l'interpretazione, non la validità: si applica quando la clausola è ambigua (può essere letta in modi diversi), non quando la clausola è inequivocabilmente nulla. Se una clausola è chiaramente nulla (es. contraria a norma imperativa), il giudice la dichiara nulla; il principio di conservazione non permette di salvare clausole inequivocabilmente invalide.

Il favor contractus dell'art. 1367 si applica anche alle clausole di un contratto per adesione sfavorevoli al consumatore?

Con attenzione. Nei contratti con consumatori, il favor contractus va bilanciato con il principio di tutela del contraente debole: se una clausola ambigua può produrre effetti favorevoli al professionista o effetti neutri/favorevoli al consumatore, il principio dell'interpretazione più favorevole al consumatore (art. 35 cod. consumo) può prevalere sul puro favor contractus.

Se un contratto ha un oggetto apparentemente indeterminato, va dichiarato nullo o va conservato tramite interpretazione?

Il giudice deve prima cercare di determinare l'oggetto attraverso i criteri interpretativi (artt. 1362-1368 c.c.) e attraverso i criteri di determinabilità ex art. 1346 c.c. (rinvio agli usi, al prezzo corrente di mercato, all'equità). Solo se l'oggetto risulta assolutamente indeterminabile anche dopo questo sforzo interpretativo, il contratto va dichiarato nullo. Il principio di conservazione (art. 1367) orienta il giudice a privilegiare la determinabilità sull'indeterminatezza.

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Redazione Legge in Chiaro
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