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Stai per superare gli 85.000 euro di incassi in regime forfettario e non sai cosa ti aspetta? La risposta dipende da quanto sfori, e la differenza è enorme. Se resti tra 85.000 e 100.000 euro, non cambia nulla per l’anno in corso: esci dal forfettario con calma, dall’anno successivo. Ma se superi i 100.000 euro, la fuoriuscita è immediata: dalla fattura che fa scattare il superamento devi già applicare l’IVA, e l’intero reddito dell’anno viene tassato in modo ordinario. Capire in anticipo in quale scenario ti trovi — e muoverti prima di emettere quella fattura — può valere migliaia di euro. Questa guida spiega cosa succede in ogni caso.
Le due soglie che cambiano tutto: 85.000 e 100.000
Il regime forfettario ha un limite di ricavi e compensi di 85.000 euro. Ma per la fuoriuscita esistono due scenari ben distinti, a seconda di quanto si supera quel limite.
Scenario 1 – ricavi tra 85.000 e 100.000 euro. Mantieni il regime forfettario per tutto l’anno in corso: nessun effetto immediato su fatture e IVA. Esci dal forfettario e passi al regime ordinario soltanto dal 1° gennaio dell’anno successivo. Hai quindi mesi per organizzarti.
Scenario 2 – ricavi oltre 100.000 euro. La fuoriuscita è immediata, nello stesso anno fiscale. È lo scenario che coglie impreparati, perché gli effetti scattano subito.
Cosa significa “uscita immediata” oltre i 100.000 euro
Quando superi i 100.000 euro, due conseguenze si attivano nello stesso anno.
Ai fini IVA. La fuoriuscita decorre dalla fattura (incassata) che determina il superamento della soglia. Da quella in poi devi applicare l’IVA. Le operazioni fatturate prima dell’incasso che sfora restano nel regime forfettario, anche se l’incasso arriva dopo. Il forfettario ragiona per cassa: conta il momento dell’incasso che fa scattare il superamento.
Ai fini delle imposte sui redditi. L’intero reddito dell’anno di superamento viene tassato in modo ordinario, con l’IRPEF a scaglioni e le relative addizionali, non più con l’imposta sostitutiva del 15% (o 5% per le start-up). È il colpo più pesante: l’intero anno cambia regime di tassazione, retroattivamente.
C’è un’attenuante: nell’anno del superamento puoi operare la rettifica della detrazione IVA (art. 19-bis2 del DPR 633/1972), recuperando l’imposta non detratta in costanza di regime forfettario su beni e servizi ancora “in carico”. Non compensa l’aggravio, ma riduce in parte il danno.
Cosa cambia quando passi all’ordinario
Che la fuoriuscita sia immediata o dall’anno dopo, il regime ordinario (o semplificato) comporta:
• l’applicazione e la gestione dell’IVA su tutte le operazioni (con liquidazioni periodiche);
• la contabilità (semplificata o ordinaria) e i relativi obblighi;
• la tassazione IRPEF a scaglioni sul reddito effettivo (ricavi meno costi documentati), non più sul reddito forfettizzato;
• l’applicazione degli ISA (indici di affidabilità fiscale);
• la possibilità, finalmente, di detrarre l’IVA sugli acquisti e dedurre analiticamente i costi.
Non è solo un aggravio: con costi reali elevati, l’ordinario può persino convenire. Ma va gestito, e la transizione va pianificata.
Non solo i ricavi: le altre cause di fuoriuscita
Si può uscire dal forfettario anche senza superare gli 85.000 euro, se sopraggiunge una causa ostativa. Le principali:
• redditi da lavoro dipendente o assimilati superiori a 30.000 euro (salvo che il rapporto sia cessato);
• spese per personale e collaboratori superiori a 20.000 euro;
• il possesso di partecipazioni in società di persone, o il controllo di una SRL che svolge attività riconducibile alla tua;
• l’attività svolta prevalentemente verso l’ex datore di lavoro (nei due anni precedenti).
Differenza importante: una causa ostativa sopravvenuta in corso d’anno comporta la fuoriuscita dall’anno successivo (mai immediata come per il superamento dei 100.000 euro).
Tabella: i tre esiti a confronto
| Situazione | Quando esci | Effetto sull’anno in corso |
|---|---|---|
| Ricavi 85.000–100.000 € | Dall’anno successivo | Nessuno: resti forfettario |
| Ricavi oltre 100.000 € | Subito, stesso anno | IVA dalla fattura che sfora; reddito tassato ordinario |
| Causa ostativa (es. dipendente > 30.000 €) | Dall’anno successivo | Nessuno nell’anno in corso |
Due casi pratici
Caso 1 – Tizio chiude l’anno a 92.000 euro. Ha superato gli 85.000 ma è sotto i 100.000: per quest’anno resta forfettario, fattura senza IVA fino al 31 dicembre e passa all’ordinario dal 1° gennaio. Ha tutto il tempo per attrezzarsi.
Caso 2 – Caia incassa una fattura che la porta a 105.000 euro a novembre. Con quell’incasso supera i 100.000: da quella fattura deve applicare l’IVA, e l’intero reddito 2026 sarà tassato in modo ordinario. Se avesse saputo di essere vicina alla soglia, avrebbe potuto pianificare tempi di incasso e fatturazione con il proprio consulente.
Gli errori che costano caro
• Non monitorare gli incassi. Il forfettario va per cassa: serve sapere in tempo reale a che punto sei.
• Confondere 85.000 e 100.000. Sono due mondi: rinvio dolce o uscita immediata.
• Emettere la fattura che sfora senza IVA. Oltre i 100.000 quella fattura va già con IVA.
• Dimenticare la rettifica della detrazione. È un recupero che spetta nell’anno del superamento.
• Ignorare le cause ostative. Un reddito da dipendente o una partecipazione possono farti uscire a prescindere dai ricavi.
Domande frequenti
Ho superato gli 85.000 euro: cosa succede?
Se resti entro i 100.000 euro, mantieni il forfettario per tutto l’anno in corso e passi all’ordinario dall’anno successivo. Nessun effetto immediato su IVA e fatture.
E se supero i 100.000 euro?
La fuoriuscita è immediata. Ai fini IVA decorre dalla fattura (incassata) che determina il superamento: da quella in poi applichi l’IVA. L’intero reddito dell’anno è tassato in modo ordinario.
Devo rifare le fatture già emesse?
No. Le operazioni fatturate prima dell’incasso che supera i 100.000 euro restano nel regime forfettario. L’IVA si applica dalla fattura che fa scattare il superamento in avanti.
Posso recuperare un po’ di IVA quando esco?
Sì. Nell’anno del superamento puoi operare la rettifica della detrazione (art. 19-bis2 DPR 633/1972), recuperando l’IVA non detratta durante il regime forfettario su beni e servizi ancora in carico.
Posso uscire dal forfettario anche senza superare i ricavi?
Sì, per una causa ostativa: redditi da dipendente oltre 30.000 euro, spese per personale oltre 20.000 euro, partecipazioni o controllo di SRL con attività analoga, attività prevalente verso l’ex datore. In questi casi si esce dall’anno successivo.
Conviene sempre restare nel forfettario il più possibile?
Non necessariamente. Con costi reali elevati, il regime ordinario consente di dedurre i costi e detrarre l’IVA e può risultare conveniente. La scelta va valutata sui numeri concreti dell’attività.
Fonti normative
• L. 190/2014, art. 1, commi 54-89 — regime forfettario, limite di 85.000 euro e soglia di 100.000 euro
• DPR 633/1972, art. 19-bis2 — rettifica della detrazione IVA
• Cause ostative all’accesso e alla permanenza nel regime forfettario (L. 190/2014 e successive modifiche)
Guida aggiornata a giugno 2026. La convenienza tra forfettario e ordinario dipende dai numeri specifici dell’attività: il contenuto ha finalità informativa e non sostituisce una valutazione professionale.
In sintesi
Forfettario, due soglie: tra 85.000 e 100.000 euro resti forfettario per l'anno e passi all'ordinario dall'anno dopo; oltre 100.000 euro fuoriuscita immediata, con IVA dalla fattura che supera la soglia e reddito dell'anno tassato in modo ordinario (con rettifica della detrazione IVA). Si esce anche per cause ostative (dipendente oltre 30.000, spese personale oltre 20.000, partecipazioni/SRL), ma dall'anno successivo.