Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Domande frequenti
  3. Vedi anche

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

Il contratto a tempo determinato è un rapporto di lavoro subordinato con una scadenza prefissata. La sua disciplina (artt. 19-29 del D.Lgs. 81/2015) è stata più volte modificata — dal Decreto Dignità del 2018 al Decreto Lavoro del 2023 — soprattutto sul tema delle causali. Questa guida riepiloga in modo aggiornato le regole che contano: la durata massima, quando serve una causale, quante proroghe sono possibili e cosa succede se i limiti vengono violati.

Durata massima e primi 12 mesi acausali

Il principio generale è che il contratto a termine, tra durata iniziale, proroghe e rinnovi per lo svolgimento di mansioni di pari livello e categoria, non può superare complessivamente i 24 mesi. Nel calcolo si tiene conto di tutti i rapporti a termine intercorsi tra le stesse parti per mansioni equivalenti.

Fino a 12 mesi il contratto può essere stipulato liberamente, senza indicare alcuna ragione giustificatrice (contratto acausale). È la finestra entro cui datore e lavoratore possono accordarsi senza vincoli di motivazione.

Le causali per superare i 12 mesi

Per superare i 12 mesi (entro il tetto dei 24) o per i rinnovi, il contratto deve indicare una causale. Dopo le modifiche del Decreto Lavoro del 2023, le ragioni ammesse sono:

  • i casi previsti dai contratti collettivi (nazionali, territoriali o aziendali) stipulati dai sindacati comparativamente più rappresentativi;
  • le esigenze di natura tecnica, organizzativa o produttiva individuate dalle parti, nei limiti e nei termini stabiliti dalla legge;
  • la sostituzione di altri lavoratori (ad esempio per maternità o malattia).

L’assenza della causale, quando è richiesta, è una delle cause più frequenti di conversione del rapporto a tempo indeterminato. Poiché la materia è stata più volte riformata, per i contratti più lunghi conviene sempre verificare la previsione del CCNL applicato.

Proroghe, rinnovi e stop and go

Alcune regole disciplinano la successione dei contratti:

  • Proroghe: il termine può essere prorogato al massimo quattro volte nell’arco dei 24 mesi, a prescindere dal numero di contratti; oltre la quarta proroga il rapporto si trasforma a tempo indeterminato;
  • Rinnovi: la stipula di un nuovo contratto dopo la scadenza richiede comunque la causale;
  • Stop and go: tra la fine di un contratto e l’inizio del successivo per le stesse mansioni deve trascorrere un intervallo minimo di 10 giorni (se il contratto precedente durava fino a 6 mesi) o 20 giorni (se durava oltre 6 mesi). La riassunzione anticipata comporta la trasformazione a tempo indeterminato.

Limite quantitativo, precedenza e conversione

Ulteriori tutele riguardano il numero e gli effetti:

  • Limite del 20%: il numero dei contratti a termine non può, di regola, superare il 20% dei lavoratori a tempo indeterminato in forza, salvo diversa previsione dei contratti collettivi;
  • Diritto di precedenza: chi ha lavorato a termine oltre sei mesi presso lo stesso datore ha, a certe condizioni e previa manifestazione di volontà, diritto di precedenza nelle assunzioni a tempo indeterminato per le stesse mansioni;
  • Conversione: la violazione dei limiti (durata, causali, proroghe, intervalli, forma scritta del termine) comporta la trasformazione del rapporto a tempo indeterminato, con diritto del lavoratore a un’indennità risarcitoria nei casi previsti.

Il contratto a termine, inoltre, non può essere stipulato per sostituire lavoratori in sciopero o, salvo eccezioni, in unità produttive interessate da licenziamenti collettivi recenti.

Casi pratici

Caso 1 — oltre i 12 mesi senza causale. Un’azienda assume un magazziniere con un contratto a termine di 18 mesi senza indicare alcuna causale. Poiché oltre i 12 mesi la causale è necessaria, il rapporto può essere convertito a tempo indeterminato.

Caso 2 — riassunzione anticipata. Un lavoratore con contratto di 8 mesi viene richiamato dopo soli 5 giorni dalla scadenza per le stesse mansioni. Non è stato rispettato lo stop and go di 20 giorni: il secondo contratto si considera a tempo indeterminato.

Domande frequenti

Quanto può durare al massimo un contratto a termine?

Di regola 24 mesi complessivi, sommando durata iniziale, proroghe e rinnovi per mansioni di pari livello e categoria tra le stesse parti. I contratti collettivi possono prevedere una diversa durata massima in alcuni casi.

Quando serve la causale nel contratto a termine?

I primi 12 mesi sono liberi (acausali). Per superare i 12 mesi o per i rinnovi serve una causale: i casi previsti dai contratti collettivi, le esigenze tecnico-organizzative individuate dalle parti nei limiti di legge, oppure la sostituzione di altri lavoratori.

Quante proroghe sono ammesse?

Al massimo quattro nell’arco dei 24 mesi, indipendentemente dal numero di contratti. Oltre la quarta proroga il rapporto si trasforma a tempo indeterminato. Tra un contratto e il successivo va rispettato l’intervallo di stop and go (10 o 20 giorni).

Cosa succede se il datore viola i limiti?

Il rapporto si trasforma a tempo indeterminato. La conversione scatta, ad esempio, per superamento dei 24 mesi, mancanza della causale quando richiesta, eccesso di proroghe o mancato rispetto degli intervalli. In alcuni casi spetta anche un’indennità risarcitoria.

Risorse correlate

I contenuti hanno finalità divulgativa e non sostituiscono la consulenza di un avvocato. Per la propria situazione specifica si raccomanda di rivolgersi a un professionista abilitato.

Serve un parere sul tuo caso concreto?

Questa guida spiega la regola generale, ma ogni situazione ha le sue specificità. Per un controllo sul tuo caso puoi trovare un professionista tramite Legge in Chiaro.

In sintesi

  • Durata massima: il rapporto a tempo determinato, anche con più contratti per le stesse mansioni, non può di regola superare i 24 mesi.
  • Primi 12 mesi liberi: il contratto a termine può essere stipulato senza causale (acausale) fino a 12 mesi.
  • Causali oltre i 12 mesi: per superare i 12 mesi serve una causale, individuata dai contratti collettivi, oppure per esigenze tecnico-organizzative individuate dalle parti nei limiti di legge, o per sostituzione di altri lavoratori.
  • Proroghe e rinnovi: sono ammesse al massimo quattro proroghe nell'arco dei 24 mesi; il rinnovo richiede comunque la causale.
  • Stop and go: tra un contratto e l'altro va rispettato un intervallo minimo (10 o 20 giorni a seconda della durata del precedente contratto).
  • Conversione a tempo indeterminato: il superamento dei limiti o l'assenza delle condizioni richieste comporta la trasformazione del rapporto in contratto a tempo indeterminato.

Domande frequenti

Qual è la durata massima del contratto a termine?

In generale 24 mesi comprensivi di proroghe e rinnovi tra gli stessi soggetti per mansioni di pari livello; oltre i 12 mesi serve una causale tra quelle previste dalla legge o dai contratti collettivi.

Quante proroghe sono ammesse?

È previsto un numero massimo di proroghe nell'arco dei 24 mesi; superato il limite il contratto si trasforma a tempo indeterminato.

Cosa comporta lo stop and go?

Tra un contratto a termine e il successivo deve intercorrere un intervallo minimo (10 o 20 giorni secondo la durata), pena la trasformazione del secondo contratto.

Vedi anche
A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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