Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Domande frequenti
  3. Vedi anche

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

In sintesi

Le due strade per fare impresa: come funziona la tassazione

Quando si avvia un’attività economica, la prima decisione è la forma giuridica. La ditta individuale è la scelta più semplice: sei tu l’impresa, il reddito che generi viene sommato agli altri tuoi redditi e tassato con l’IRPEF progressiva. La SRL – società a responsabilità limitata – è invece una persona giuridica autonoma: paga le proprie imposte (l’IRES, cioè l’imposta sul reddito delle società) e, se vuoi incassare gli utili, devi ‘distribuirli’ sotto forma di dividendo o prelevare un compenso come amministratore.

La differenza fondamentale è che l’IRPEF è progressiva: più guadagni, più l’aliquota sale. L’IRES è invece proporzionale al 24%: la società paga sempre il 24% del suo reddito imponibile, indipendentemente dall’importo. Questo fa sì che, superata una certa soglia di reddito, la tassazione della SRL possa risultare più bassa di quella della ditta. Ma attenzione: quando gli utili della SRL vengono distribuiti al socio come dividendo, scatta un’altra imposta sostitutiva del 26%, generando quella che si chiama ‘doppia imposizione economica’.

Non esiste una risposta valida per tutti: la scelta dipende dal livello di reddito atteso, dalla necessità di proteggere il patrimonio personale, dalla volontà di reinvestire gli utili in azienda e dai costi di gestione che si è disposti a sostenere. Nei paragrafi che seguono trovi un confronto sistematico tra le due forme.

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SRL vs ditta individuale: confronto testa a testa
Aspetto Ditta individuale SRL
Tassazione del reddito IRPEF progressiva: 23% fino a 28.000 €, 33% da 28.000 a 50.000 € (dal 2026), 43% oltre 50.000 € IRES 24% sul reddito della società (proporzionale)
Distribuzione degli utili N/A: il reddito è già del titolare (tassato per trasparenza) Dividendo tassato al 26% come imposta sostitutiva in capo al socio persona fisica
Responsabilità patrimoniale Illimitata: risponde con tutto il patrimonio personale Limitata alle quote versate: il patrimonio personale è separato
Regime contabile Semplificata possibile sotto le soglie di ricavi; forfettario se ricavi ≤ 85.000 € Sempre contabilità ordinaria con bilancio annuale
Costi di avvio e gestione Minimi: iscrizione CCIAA, nessun notaio, nessun capitale minimo Notaio per atto costitutivo, iscrizione CCIAA, commercialista per bilancio
Quando conviene Redditi bassi o medi, attività in avvio, regime forfettario, basso rischio di credito Redditi elevati da reinvestire, rischio di credito alto, più soci, espansione futura

Esempio pratico

  • Tizio ha un reddito d’impresa di 60.000 euro. Come ditta individuale paga: 23% su 28.000 € (6.440 €) + 33% su 22.000 € (7.260 €) + 43% su 10.000 € (4.300 €) = circa 18.000 € di IRPEF (più addizionali). Come SRL con lo stesso imponibile, la società paga 24% × 60.000 = 14.400 € di IRES. Se Tizio poi vuole incassare tutto come dividendo, paga altri 26% su (60.000 − 14.400) = 45.600 €, cioè circa 11.856 €: totale complessivo circa 26.256 €, più della ditta. Ma se reinveste l’utile in azienda e non lo distribuisce, il carico si ferma a 14.400 €, nettamente inferiore.

Documenti necessari

  • Visura camerale aggiornata (se si trasforma una ditta in SRL)
  • Atto costitutivo e statuto della SRL (rogito notarile)
  • Bilancio d’esercizio approvato dall’assemblea (per la SRL)
  • Libro giornale e libro degli inventari (contabilità ordinaria SRL)
  • Modello REDDITI SC (dichiarazione IRES della SRL)
  • Modello REDDITI PF o 730 (dichiarazione del titolare/socio)

Caso 1 – Tizio, artigiano con reddito medio

Scenario. Tizio è idraulico e fattura circa 40.000 euro l’anno con costi di 10.000 euro: reddito netto 30.000 euro. Lavora da solo e non ha dipendenti.

Come si applica. Con 30.000 euro di reddito, la ditta individuale è quasi certamente la scelta migliore. Tizio paga il 23% sui primi 28.000 € e il 33% sui restanti 2.000 €: IRPEF totale circa 7.100 €. Se stesse sotto gli 85.000 € di ricavi potrebbe anche valutare il regime forfettario, che applica un’imposta sostitutiva fissa del 15% sul reddito determinato con coefficiente ATECO, con zero IVA e zero IRAP. La SRL, con i suoi costi fissi di notaio, commercialista e bilancio, sarebbe uno spreco per il livello di attività di Tizio.

In pratica

  • Con redditi netti sotto i 30-35.000 euro la ditta individuale (e ancor più il forfettario) batte quasi sempre la SRL sul piano fiscale e dei costi.
  • La SRL diventa interessante quando si vuole proteggere il patrimonio personale da rischi di credito importanti, anche con redditi modesti.

Caso 2 – Caio, consulente con reddito elevato da reinvestire

Scenario. Caio gestisce uno studio di consulenza informatica che genera 150.000 euro di ricavi e 80.000 euro di reddito imponibile. Ha intenzione di reinvestire circa 50.000 euro in attrezzature e assumere un collaboratore.

Come si applica. Con 80.000 euro di reddito, la ditta individuale comporterebbe un’IRPEF pesante (aliquota marginale al 43%). La SRL paga l’IRES al 24% (19.200 €) e Caio può prelevare come compenso amministratore solo la parte necessaria alle sue spese personali, deducendola dalla base imponibile societaria: il compenso sarà tassato a IRPEF su di lui, ma la quota reinvestita in azienda sconta solo il 24%. Questo meccanismo riduce sensibilmente il carico fiscale complessivo rispetto alla ditta individuale con lo stesso reddito.

In pratica

  • Quando si prevede di reinvestire una parte rilevante degli utili, la SRL può essere molto più efficiente della ditta individuale grazie all’aliquota IRES fissa al 24%.
  • Il compenso amministratore, deducibile dalla SRL per cassa (art. 95 c.5 TUIR), abbatte l’IRES societaria; il socio lo tassa a IRPEF solo sulla parte che preleva.

Quando rivolgersi a un professionista

La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

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Domande frequenti

Qual è la differenza principale tra SRL e ditta individuale?

La ditta individuale è il titolare stesso: tutto il reddito è tassato con l’IRPEF progressiva (23-43%) direttamente in capo a lui. La SRL è una persona giuridica separata che paga l’IRES al 24%; solo quando gli utili escono come dividendo il socio paga un’ulteriore imposta sostitutiva del 26%.

Quando conviene passare dalla ditta individuale alla SRL?

In linea generale, quando il reddito netto supera stabilmente i 50.000-60.000 euro e si ha intenzione di reinvestire una parte degli utili in azienda. Con redditi più bassi i costi fissi della SRL (notaio, bilancio, commercialista) spesso non si ripagano.

Nella SRL pago sempre sia l'IRES che il 26% sul dividendo?

No. Il 26% si paga solo quando gli utili vengono effettivamente distribuiti come dividendo. Se li lasci in azienda o li reinvesti, paghi solo l’IRES del 24%. In alternativa, puoi prelevarli come compenso amministratore: è deducibile per la SRL ma tassato a IRPEF su di te.

La ditta individuale mi espone a rischi patrimoniali maggiori?

Sì. Il titolare di ditta individuale risponde delle obbligazioni dell’impresa con tutto il suo patrimonio personale (casa, conti, risparmi). Nella SRL invece la responsabilità del socio è limitata alle quote versate: il patrimonio personale è in linea di principio al riparo dai creditori sociali.

Posso usare il regime forfettario con una SRL?

No. Il regime forfettario è riservato alle persone fisiche (ditte individuali e professionisti) con ricavi/compensi non superiori a 85.000 euro annui. Le società, comprese le SRL, ne sono escluse per legge.

Quali sono i costi fissi di una SRL rispetto alla ditta individuale?

La SRL richiede l’atto costitutivo davanti a un notaio, l’iscrizione al Registro Imprese, la tenuta della contabilità ordinaria, la redazione del bilancio annuale e spesso un commercialista dedicato. La ditta individuale ha costi di avvio minimi (iscrizione CCIAA) e, se in regime forfettario, quasi nessun adempimento contabile.

Domande frequenti

Qual è la differenza principale tra SRL e ditta individuale?

La ditta individuale è il titolare stesso: tutto il reddito è tassato con l'IRPEF progressiva (23-43%) direttamente in capo a lui. La SRL è una persona giuridica separata che paga l'IRES al 24%; solo quando gli utili escono come dividendo il socio paga un'ulteriore imposta sostitutiva del 26%.

Quando conviene passare dalla ditta individuale alla SRL?

In linea generale, quando il reddito netto supera stabilmente i 50.000-60.000 euro e si ha intenzione di reinvestire una parte degli utili in azienda. Con redditi più bassi i costi fissi della SRL (notaio, bilancio, commercialista) spesso non si ripagano.

Nella SRL pago sempre sia l'IRES che il 26% sul dividendo?

No. Il 26% si paga solo quando gli utili vengono effettivamente distribuiti come dividendo. Se li lasci in azienda o li reinvesti, paghi solo l'IRES del 24%. In alternativa, puoi prelevarli come compenso amministratore: è deducibile per la SRL ma tassato a IRPEF su di te.

La ditta individuale mi espone a rischi patrimoniali maggiori?

Sì. Il titolare di ditta individuale risponde delle obbligazioni dell'impresa con tutto il suo patrimonio personale (casa, conti, risparmi). Nella SRL invece la responsabilità del socio è limitata alle quote versate: il patrimonio personale è in linea di principio al riparo dai creditori sociali.

Posso usare il regime forfettario con una SRL?

No. Il regime forfettario è riservato alle persone fisiche (ditte individuali e professionisti) con ricavi/compensi non superiori a 85.000 euro annui. Le società, comprese le SRL, ne sono escluse per legge.

Quali sono i costi fissi di una SRL rispetto alla ditta individuale?

La SRL richiede l'atto costitutivo davanti a un notaio, l'iscrizione al Registro Imprese, la tenuta della contabilità ordinaria, la redazione del bilancio annuale e spesso un commercialista dedicato. La ditta individuale ha costi di avvio minimi (iscrizione CCIAA) e, se in regime forfettario, quasi nessun adempimento contabile.

Vedi anche
A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all'Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.