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Ultimo aggiornamento: 23 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Domande frequenti
  3. Vedi anche
In sintesi
Quando le condizioni di lavoro o lo stato di salute rendono pericoloso proseguire l'attività, la lavoratrice può astenersi prima dei due mesi ordinari. La richiesta passa dall'Ispettorato Territoriale del Lavoro (ITL) e l'indennità è la stessa dell'astensione obbligatoria standard.

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
Guida pratica · Lavoro · Maternità, paternità e genitorialità

In sintesi

Quando le condizioni di lavoro o lo stato di salute rendono pericoloso proseguire l’attività, la lavoratrice può astenersi prima dei due mesi ordinari. La richiesta passa dall’Ispettorato Territoriale del Lavoro (ITL) e l’indennità è la stessa dell’astensione obbligatoria standard.

Riferimento normativo

D.Lgs. 151/2001, art. 17

Tabella riepilogativa

Astensione anticipata per gravidanza a rischio — schema
Elemento Dettaglio
Base normativa D.Lgs. 151/2001, art. 17
Autorità competente Ispettorato Territoriale del Lavoro (ITL)
Cause ammesse Gravidanza a rischio (certificato medico) o condizioni lavorative pregiudizievoli
Indennità 80% della retribuzione, identica al congedo obbligatorio standard
Durata dell’astensione anticipata Fino alla data del parto; il periodo post-parto rimane di 3 mesi
Mansioni incompatibili Lavori pesanti, esposizione a sostanze nocive, turni notturni (v. art. 7)

Quando scatta l'astensione anticipata

L’art. 17 del D.Lgs. 151/2001 prevede che la lavoratrice possa assentarsi prima dei 2 mesi ordinari qualora: il medico certifichi che la gravidanza è a rischio; le mansioni svolte siano incompatibili con lo stato di gravidanza; non sia possibile adibire la lavoratrice a mansioni alternative meno gravose.

Tra le situazioni tipiche rientrano i lavori faticosi, l’esposizione a agenti chimici o fisici, i turni notturni e le attività che richiedono stazione eretta prolungata.

Come si ottiene: la procedura con l'ITL

La lavoratrice (o il datore di lavoro) presenta istanza all’Ispettorato Territoriale del Lavoro competente per territorio, allegando il certificato del medico specialista o del medico di base che attesta il rischio. L’ITL emette il provvedimento di astensione anticipata, che viene comunicato al datore e all’INPS. In attesa del provvedimento, la lavoratrice può già assentarsi su indicazione medica.

Indennità e rapporto con il congedo ordinario

Il periodo di astensione anticipata è retribuito con la stessa indennità dell’80% del congedo obbligatorio ordinario, a carico INPS. Il periodo ante-parto si protrae fino al giorno del parto; il congedo post-parto rimane di 3 mesi. Il computo totale dell’astensione può quindi superare i 5 mesi standard se l’anticipo è superiore a 2 mesi.

Casi pratici

Tizio — lavoro notturno e certificato medico

Laura svolge turni notturni in un magazzino logistico. Al quarto mese di gravidanza il medico certifica rischi per la salute: il datore non può ricollocarla su turni diurni. L’ITL emette il provvedimento di astensione anticipata; Laura percepisce l’indennità INPS all’80% dal giorno di astensione fino al parto, poi i 3 mesi post-parto.

Caia — gravidanza a rischio a termine

Alessia è al settimo mese con una gravidanza classificata ad alto rischio dal ginecologo. Il medico chiede l’astensione anticipata: anche se manca meno di un mese ai 2 mesi ordinari, il provvedimento ITL formalizza la situazione e copre il periodo con l’indennità INPS.

Sempronio — istanza presentata dal datore

Il responsabile HR di un’industria chimica si accorge che l’incarico di Monica, neo-assunta e in attesa di un figlio, espone a solventi incompatibili. Presenta l’istanza all’ITL; nel frattempo Monica viene sospesa dal lavoro. L’ITL autorizza l’astensione anticipata e l’INPS eroga l’indennità.

Domande frequenti

Chi decide l'astensione anticipata?

L’Ispettorato Territoriale del Lavoro (ITL), su istanza della lavoratrice o del datore di lavoro, sulla base di certificazione medica che attesta il rischio.

L'astensione anticipata riduce i mesi post-parto?

No. Il congedo post-parto rimane di 3 mesi. Se l’astensione anticipata supera i 2 mesi ordinari, il periodo totale risulta superiore ai 5 mesi standard.

L'indennità è la stessa del congedo ordinario?

Sì, è pari all’80% della retribuzione media globale giornaliera, a carico INPS, con eventuali integrazioni del CCNL.

Serve il certificato del ginecologo?

È sufficiente la certificazione di qualsiasi medico abilitato, ma il certificato dello specialista ginecologo o del medico competente aziendale rafforza la pratica presso l’ITL.

Cosa fare se il datore non riconosce il rischio?

La lavoratrice può presentare direttamente istanza all’ITL senza aspettare il consenso del datore. L’ITL istruisce il procedimento in modo autonomo.

Questa guida ha finalità divulgativa ed è aggiornata alla normativa vigente nel 2026. Gli importi, le durate e le condizioni possono variare in base al CCNL applicato e alla situazione individuale: per il proprio caso è consigliabile rivolgersi a un consulente del lavoro, al sindacato di categoria, al patronato o all’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

Domande frequenti

Chi decide l'astensione anticipata?

L'Ispettorato Territoriale del Lavoro (ITL), su istanza della lavoratrice o del datore di lavoro, sulla base di certificazione medica che attesta il rischio.

L'astensione anticipata riduce i mesi post-parto?

No. Il congedo post-parto rimane di 3 mesi. Se l'astensione anticipata supera i 2 mesi ordinari, il periodo totale risulta superiore ai 5 mesi standard.

L'indennità è la stessa del congedo ordinario?

Sì, è pari all'80% della retribuzione media globale giornaliera, a carico INPS, con eventuali integrazioni del CCNL.

Serve il certificato del ginecologo?

È sufficiente la certificazione di qualsiasi medico abilitato, ma il certificato dello specialista ginecologo o del medico competente aziendale rafforza la pratica presso l'ITL.

Cosa fare se il datore non riconosce il rischio?

La lavoratrice può presentare direttamente istanza all'ITL senza aspettare il consenso del datore. L'ITL istruisce il procedimento in modo autonomo.

Vedi anche

A cura di
Andrea Marton — Autore e divulgatore giuridico
Autore e responsabile editoriale di La Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica gratuita su 54 testi e codici italiani. I contenuti hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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