Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Casi pratici
  4. Domande frequenti
  5. Vedi anche

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
Guida pratica · Lavoro · Malattia e infortunio

In sintesi

Durante la malattia il lavoratore conserva il posto per il periodo di comporto fissato dal CCNL. L’INPS eroga un’indennità dal 4° giorno, mentre i primi tre (carenza) sono a carico del datore nella misura stabilita dal contratto collettivo. L’importo netto in busta paga dipende dall’integrazione prevista dal proprio CCNL.

Riferimento normativo

Art. 2110 Codice Civile

Tabella riepilogativa

Malattia: chi paga e quando
Periodo A carico di Misura
Giorni 1-3 (carenza) Datore di lavoro (secondo CCNL) Varia per CCNL (0%-100%)
Dal 4° giorno INPS Percentuale della retribuzione media giornaliera (varia per CCNL)
Integrazione datore Datore di lavoro Fino al 100% per il periodo previsto dal CCNL
Comporto (max assenza) Durata fissata dal CCNL

Che cos'è il comporto

Il periodo di comporto è il lasso di tempo massimo durante il quale il datore di lavoro è obbligato a conservare il posto al lavoratore malato. La sua durata non è fissata dalla legge ma varia per CCNL: ogni contratto collettivo stabilisce quanti giorni (o mesi) di assenza per malattia sono tollerati prima che il datore possa recedere dal contratto.

Il superamento del comporto non costituisce licenziamento disciplinare, ma un recesso per giustificato motivo oggettivo: il lavoratore ha comunque diritto al TFR e alle indennità di legge.

La carenza: i primi tre giorni

I primi tre giorni di malattia sono detti «di carenza»: l’INPS non eroga alcuna indennità. Il costo di questi giorni grava in tutto o in parte sul datore di lavoro secondo quanto previsto dal proprio CCNL. Alcuni contratti garantiscono il 100% della retribuzione fin dal primo giorno; altri prevedono una percentuale inferiore o nessuna copertura.

L'integrazione contrattuale

L’indennità INPS raramente copre l’intera retribuzione netta. Per ridurre la perdita economica, molti CCNL obbligano il datore a integrare l’indennità pubblica fino a una certa percentuale della retribuzione (spesso l’80% o il 100%) per un numero massimo di giorni nell’anno. Oltre quel limite, il lavoratore percepisce solo l’indennità INPS.

Come leggere la busta paga durante la malattia

In busta paga compariranno tipicamente: una trattenuta per i giorni non lavorati, una voce INPS malattia anticipata dal datore e riaddebitata all’istituto, e un’eventuale voce integrativa a carico aziendale. Il netto percepito può differire significativamente dallo stipendio ordinario a seconda del CCNL e del periodo di malattia.

Casi pratici

Tizio – tre giorni di influenza

Tizio si ammala tre giorni: la carenza è interamente a suo carico o coperta dal datore secondo il CCNL applicato. L’INPS non interviene perché la malattia non supera il terzo giorno.

Caia – ricovero di due settimane

Caia è ricoverata 14 giorni. Dal 4° giorno l’INPS eroga l’indennità; il datore integra fino alla percentuale prevista dal CCNL. I giorni rientrano nel conteggio del comporto annuo.

Sempronio – malattia prolungata vicina al comporto

Sempronio ha già accumulato molte assenze nell’anno. Se raggiunge il tetto di comporto fissato dal suo CCNL, il datore può recedere dal contratto con preavviso, riconoscendo TFR e indennità di legge.

Domande frequenti

Cosa si intende per periodo di comporto?

È il periodo massimo di assenza per malattia durante il quale il datore è obbligato a conservare il posto di lavoro. La durata è stabilita dal CCNL applicato al rapporto.

Chi paga i primi tre giorni di malattia?

I primi tre giorni (carenza) non sono coperti dall’INPS. Spetta al CCNL stabilire se e in quale misura il datore deve comunque retribuire quei giorni.

L'INPS paga tutta la retribuzione durante la malattia?

No. L’INPS eroga un’indennità che di norma non copre l’intera retribuzione. Molti CCNL prevedono un’integrazione a carico del datore per avvicinare il netto a quello ordinario.

Quanti giorni di malattia posso fare in un anno?

Dipende dal comporto previsto dal tuo CCNL. Non esiste un limite unico di legge: ogni contratto collettivo stabilisce quante assenze sono tollerate prima che il datore possa recedere.

Il licenziamento durante la malattia è sempre vietato?

Non sempre. Il divieto vale fino al superamento del comporto; una volta scaduto il periodo, il datore può recedere per giustificato motivo oggettivo, rispettando preavviso e indennità.

Questa guida ha finalità divulgativa ed è aggiornata alla normativa vigente nel 2026. Gli importi, le durate e le condizioni possono variare in base al CCNL applicato e alla situazione individuale: per il proprio caso è consigliabile rivolgersi a un consulente del lavoro, al sindacato di categoria, al patronato o all’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

Serve un parere sul tuo caso concreto?

Questa guida spiega la regola generale, ma ogni situazione ha le sue specificità. Per un controllo sul tuo caso puoi trovare un professionista tramite Legge in Chiaro.

In sintesi

  • Durante la malattia il lavoratore conserva il posto per tutto il periodo di comporto, la cui durata e fissata dal CCNL applicato e non dalla legge.
  • I primi tre giorni (carenza) non sono indennizzati dall'INPS: gravano sul datore nella misura prevista dal contratto collettivo, che varia da nessuna copertura al 100%.
  • Dal quarto giorno interviene l'indennita INPS, calcolata su una percentuale della retribuzione media giornaliera; raramente copre l'intera retribuzione netta.
  • Molti CCNL impongono al datore un'integrazione dell'indennita pubblica fino a una percentuale della retribuzione, per un numero massimo di giorni nell'anno.
  • Il superamento del comporto non e un licenziamento disciplinare ma un recesso per giustificato motivo oggettivo, con diritto a TFR e indennita di legge.
Indice dei contenuti

La malattia sospende temporaneamente la prestazione lavorativa senza far venir meno il rapporto, secondo il principio sancito dall'art. 2110 c.c. Il lavoratore conserva il posto e, in misura variabile, una tutela economica. La complessita pratica nasce dal fatto che tre soggetti concorrono a definire il trattamento: la legge, che fissa i principi e la struttura dell'indennita pubblica; l'INPS, che eroga l'indennita a partire da una certa giornata; e il CCNL, che determina la durata del comporto, la copertura dei giorni di carenza e l'eventuale integrazione a carico aziendale. Comprendere come queste fonti si combinano e indispensabile per leggere correttamente la busta paga del mese di malattia.

Il periodo di comporto

Il comporto e il lasso di tempo massimo durante il quale il datore e obbligato a conservare il posto al lavoratore malato. La sua durata non e fissata dalla legge ma dal CCNL applicato: ogni contratto collettivo stabilisce quanti giorni o mesi di assenza sono tollerati e con quali modalita di calcolo. Il superamento del comporto consente al datore di recedere, ma si tratta di un recesso per giustificato motivo oggettivo, non di un licenziamento disciplinare: restano percio dovuti il TFR e le indennita di legge.

I primi tre giorni: la carenza

I primi tre giorni di malattia sono detti di carenza: per essi l'INPS non eroga alcuna indennita. Il costo grava in tutto o in parte sul datore secondo quanto previsto dal CCNL. Alcuni contratti garantiscono la piena retribuzione fin dal primo giorno, altri prevedono una copertura ridotta o assente. La regola applicabile va quindi cercata nel contratto collettivo di riferimento, non in una norma di legge uniforme.

L'indennita INPS dal quarto giorno

A partire dal quarto giorno interviene l'indennita INPS, calcolata in percentuale sulla retribuzione media giornaliera. Questa indennita, di regola, non copre l'intera retribuzione netta ordinaria: ne deriva, in assenza di integrazioni, una riduzione del reddito percepito durante l'assenza. Le percentuali e le modalita di calcolo seguono i parametri stabiliti dalle disposizioni e dalle circolari INPS aggiornate.

L'integrazione contrattuale

Per attenuare la perdita economica, molti CCNL obbligano il datore a integrare l'indennita pubblica fino a una determinata percentuale della retribuzione, spesso per un numero massimo di giornate nell'anno. Superato quel limite, il lavoratore percepisce solo l'indennita INPS. L'entita e la durata dell'integrazione variano notevolmente da contratto a contratto, ed e proprio questo elemento a spiegare perche, a parita di malattia, il netto in busta paga puo differire sensibilmente da settore a settore.

Come leggere la busta paga in malattia

Nella busta paga del periodo di malattia compaiono tipicamente piu voci: una trattenuta per i giorni non lavorati, una voce relativa all'indennita INPS anticipata dal datore e poi riaddebitata all'istituto, ed eventualmente una voce integrativa a carico aziendale. La risultante netta puo discostarsi in modo apprezzabile dallo stipendio ordinario, in funzione del CCNL e della durata complessiva dell'assenza.

Comporto, recesso e tutele residue

Quando l'assenza si avvicina al tetto di comporto, e prudente verificare le regole di calcolo del proprio contratto, poiche alcuni CCNL sommano gli episodi nell'arco di un periodo mentre altri li considerano per singolo evento. Il recesso per superamento del comporto richiede comunque il rispetto delle forme e del preavviso, e lascia impregiudicato il diritto al TFR e alle indennita di legge. Resta inoltre fermo il divieto di recesso discriminatorio, che e nullo a prescindere dal comporto.

Domande frequenti

Cos'e il periodo di comporto?

E il periodo massimo di assenza per malattia durante il quale il datore e obbligato a conservare il posto. La durata non e fissata dalla legge ma dal CCNL applicato, che ne stabilisce l'estensione e le modalita di calcolo.

Chi paga i primi tre giorni di malattia?

I primi tre giorni, detti di carenza, non sono indennizzati dall'INPS. La loro copertura grava sul datore nella misura prevista dal CCNL, che puo variare dalla piena retribuzione a una copertura ridotta o assente.

L'INPS paga tutta la retribuzione durante la malattia?

No. L'indennita INPS, dal quarto giorno, copre di norma solo una percentuale della retribuzione. Molti CCNL prevedono un'integrazione a carico del datore per avvicinare il netto a quello ordinario, entro un numero massimo di giornate.

Quanti giorni di malattia posso fare in un anno?

Dipende dal comporto previsto dal proprio CCNL. Non esiste un limite unico di legge: ogni contratto collettivo stabilisce quante assenze sono tollerate prima che il datore possa legittimamente recedere.

Il licenziamento durante la malattia e sempre vietato?

No. Il divieto opera fino al superamento del comporto. Una volta scaduto il periodo, il datore puo recedere per giustificato motivo oggettivo, rispettando preavviso e indennita. Resta sempre nullo il recesso discriminatorio.

Ultimo aggiornamento redazionale: 2026-06-20
Vedi anche
A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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