Testo dell'articoloVigente
Durante la malattia il lavoratore conserva il posto per il periodo di comporto fissato dal CCNL. L’INPS eroga un’indennità dal 4° giorno, mentre i primi tre (carenza) sono a carico del datore nella misura stabilita dal contratto collettivo. L’importo netto in busta paga dipende dall’integrazione prevista dal proprio CCNL.
Tabella riepilogativa
| Periodo | A carico di | Misura |
|---|---|---|
| Giorni 1-3 (carenza) | Datore di lavoro (secondo CCNL) | Varia per CCNL (0%-100%) |
| Dal 4° giorno | INPS | Percentuale della retribuzione media giornaliera (varia per CCNL) |
| Integrazione datore | Datore di lavoro | Fino al 100% per il periodo previsto dal CCNL |
| Comporto (max assenza) | — | Durata fissata dal CCNL |
Che cos'è il comporto
Il periodo di comporto è il lasso di tempo massimo durante il quale il datore di lavoro è obbligato a conservare il posto al lavoratore malato. La sua durata non è fissata dalla legge ma varia per CCNL: ogni contratto collettivo stabilisce quanti giorni (o mesi) di assenza per malattia sono tollerati prima che il datore possa recedere dal contratto.
Il superamento del comporto non costituisce licenziamento disciplinare, ma un recesso per giustificato motivo oggettivo: il lavoratore ha comunque diritto al TFR e alle indennità di legge.
La carenza: i primi tre giorni
I primi tre giorni di malattia sono detti «di carenza»: l’INPS non eroga alcuna indennità. Il costo di questi giorni grava in tutto o in parte sul datore di lavoro secondo quanto previsto dal proprio CCNL. Alcuni contratti garantiscono il 100% della retribuzione fin dal primo giorno; altri prevedono una percentuale inferiore o nessuna copertura.
L'integrazione contrattuale
L’indennità INPS raramente copre l’intera retribuzione netta. Per ridurre la perdita economica, molti CCNL obbligano il datore a integrare l’indennità pubblica fino a una certa percentuale della retribuzione (spesso l’80% o il 100%) per un numero massimo di giorni nell’anno. Oltre quel limite, il lavoratore percepisce solo l’indennità INPS.
Come leggere la busta paga durante la malattia
In busta paga compariranno tipicamente: una trattenuta per i giorni non lavorati, una voce INPS malattia anticipata dal datore e riaddebitata all’istituto, e un’eventuale voce integrativa a carico aziendale. Il netto percepito può differire significativamente dallo stipendio ordinario a seconda del CCNL e del periodo di malattia.
Casi pratici
Tizio si ammala tre giorni: la carenza è interamente a suo carico o coperta dal datore secondo il CCNL applicato. L’INPS non interviene perché la malattia non supera il terzo giorno.
Caia è ricoverata 14 giorni. Dal 4° giorno l’INPS eroga l’indennità; il datore integra fino alla percentuale prevista dal CCNL. I giorni rientrano nel conteggio del comporto annuo.
Sempronio ha già accumulato molte assenze nell’anno. Se raggiunge il tetto di comporto fissato dal suo CCNL, il datore può recedere dal contratto con preavviso, riconoscendo TFR e indennità di legge.
Domande frequenti
Cosa si intende per periodo di comporto?
È il periodo massimo di assenza per malattia durante il quale il datore è obbligato a conservare il posto di lavoro. La durata è stabilita dal CCNL applicato al rapporto.
Chi paga i primi tre giorni di malattia?
I primi tre giorni (carenza) non sono coperti dall’INPS. Spetta al CCNL stabilire se e in quale misura il datore deve comunque retribuire quei giorni.
L'INPS paga tutta la retribuzione durante la malattia?
No. L’INPS eroga un’indennità che di norma non copre l’intera retribuzione. Molti CCNL prevedono un’integrazione a carico del datore per avvicinare il netto a quello ordinario.
Quanti giorni di malattia posso fare in un anno?
Dipende dal comporto previsto dal tuo CCNL. Non esiste un limite unico di legge: ogni contratto collettivo stabilisce quante assenze sono tollerate prima che il datore possa recedere.
Il licenziamento durante la malattia è sempre vietato?
Non sempre. Il divieto vale fino al superamento del comporto; una volta scaduto il periodo, il datore può recedere per giustificato motivo oggettivo, rispettando preavviso e indennità.
Questa guida ha finalità divulgativa ed è aggiornata alla normativa vigente nel 2026. Gli importi, le durate e le condizioni possono variare in base al CCNL applicato e alla situazione individuale: per il proprio caso è consigliabile rivolgersi a un consulente del lavoro, al sindacato di categoria, al patronato o all’Ispettorato Territoriale del Lavoro.
Domande frequenti
Cosa si intende per periodo di comporto?
È il periodo massimo di assenza per malattia durante il quale il datore è obbligato a conservare il posto di lavoro. La durata è stabilita dal CCNL applicato al rapporto.
Chi paga i primi tre giorni di malattia?
I primi tre giorni (carenza) non sono coperti dall'INPS. Spetta al CCNL stabilire se e in quale misura il datore deve comunque retribuire quei giorni.
L'INPS paga tutta la retribuzione durante la malattia?
No. L'INPS eroga un'indennità che di norma non copre l'intera retribuzione. Molti CCNL prevedono un'integrazione a carico del datore per avvicinare il netto a quello ordinario.
Quanti giorni di malattia posso fare in un anno?
Dipende dal comporto previsto dal tuo CCNL. Non esiste un limite unico di legge: ogni contratto collettivo stabilisce quante assenze sono tollerate prima che il datore possa recedere.
Il licenziamento durante la malattia è sempre vietato?
Non sempre. Il divieto vale fino al superamento del comporto; una volta scaduto il periodo, il datore può recedere per giustificato motivo oggettivo, rispettando preavviso e indennità.
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