Testo dell'articoloVigente
In sintesi
- Cos’è: una detrazione IRPEF in più per i lavoratori dipendenti, prevista dall’art. 1, comma 6, della legge 30 dicembre 2024, n. 207 (legge di bilancio 2025). Si aggiunge alla detrazione normale per lavoro dipendente.
- A chi spetta: dipendenti con reddito complessivo da 20.000,01 a 40.000 euro. Esclusi pensionati e redditi assimilati.
- Quanto vale: 1.000 euro fino a 32.000 euro di reddito; poi scende in modo lineare fino a zero a 40.000 euro.
- Rapportata ai giorni di lavoro: chi lavora metà anno ne ha circa metà.
- Serve capienza: riduce l’IRPEF, quindi vale al massimo quanto l’imposta che resta dopo le altre detrazioni.
- Vale nel 2025 e nel 2026 con le stesse regole. Se non spettava, il datore la recupera, in 10 rate se oltre 60 euro.
Che cos’è l’ulteriore detrazione dell’art. 1 c. 6 L. 207/24
È la metà «alta» del taglio del cuneo fiscale in vigore dal 2025. Fino a 20.000 euro di reddito il beneficio è una somma in denaro esentasse (la somma del comma 4). Sopra 20.000 euro diventa una detrazione: non soldi in più, ma IRPEF in meno, e quindi comunque un netto più alto.
Il testo della legge: ai titolari di reddito di lavoro dipendente con reddito complessivo superiore a 20.000 euro «spetta un’ulteriore detrazione dall’imposta lorda, rapportata al periodo di lavoro», pari a 1.000 euro fino a 32.000 euro e, tra 32.000 e 40.000 euro, al prodotto tra 1.000 euro e il rapporto tra (40.000 − reddito complessivo) e 8.000.
Nel cedolino NoiPA la detrazione è sommata alle altre detrazioni fiscali e segnalata da un messaggio: «Ulteriore Detrazione Art. 1 c. 6 L. 207/24». Nei cedolini privati di solito si vede dentro il totale delle detrazioni o come riga a sé, con nomi che cambiano da software a software.
- Acconti, Concordato, IVA e dichiarazioni: le date che contano nel 2026
A chi spetta e a chi no
- Sì: lavoratori dipendenti pubblici e privati (art. 49 TUIR) con reddito complessivo oltre 20.000 e fino a 40.000 euro.
- Sì, nel 730: chi non ha un sostituto d’imposta (per esempio colf e badanti) o chi ha chiuso il rapporto senza conguaglio. Lo dice la circolare 4/E del 2025.
- Sì, con la NASpI e la cassa integrazione: per il 2025 l’INPS ha aggiornato la CU 2026 per farla riconoscere in dichiarazione.
- No: pensionati, per la pensione; redditi assimilati come collaborazioni e borse di studio.
- No: reddito complessivo fino a 20.000 euro (lì spetta la somma del comma 4) o oltre 40.000 euro.
Il reddito complessivo è quello «di riferimento»: comprende affitti in cedolare secca, reddito forfettario, mance con imposta sostitutiva e la quota esente di impatriati e ricercatori; esclude la casa di abitazione (comma 9 e circolare 4/E).
Quanto vale: tabella per reddito
| Reddito complessivo | Calcolo | Detrazione |
|---|---|---|
| Fino a 20.000 euro | Non spetta (spetta la somma del comma 4) | 0 |
| Da 20.000,01 a 32.000 euro | Importo fisso | 1.000 euro |
| 33.000 euro | 1.000 × 7.000 / 8.000 | 875 euro |
| 34.000 euro | 1.000 × 6.000 / 8.000 | 750 euro |
| 36.000 euro | 1.000 × 4.000 / 8.000 | 500 euro |
| 38.000 euro | 1.000 × 2.000 / 8.000 | 250 euro |
| 40.000 euro e oltre | 1.000 × 0 / 8.000 | 0 |
Non va confusa con l’aumento di 65 euro della detrazione per lavoro dipendente per i redditi tra 25.000 e 35.000 euro (art. 13, comma 1.1, TUIR): sono due norme diverse e chi è in quella fascia le prende tutte e due.
Esempio pratico
-
Tizio ha un reddito di 30.000 euro nel 2026, solo lavoro dipendente, tutto l’anno. IRPEF lorda 2026: 23% fino a 28.000 (6.440 euro) più 33% sui 2.000 euro oltre (660 euro) = 7.100 euro. Detrazione per lavoro dipendente: 1.910 × 20.000 / 22.000 = circa 1.736 euro, più 65 euro = circa 1.801 euro. Ulteriore detrazione: 1.000 euro. IRPEF netta: circa 4.299 euro. Senza l’ulteriore detrazione sarebbe circa 5.299.
Chi ha lavorato solo una parte dell’anno
Scenario. Caio è assunto il 1° luglio e lavora fino al 31 dicembre. Il suo reddito complessivo dell’anno è 24.000 euro.
Come si applica. La detrazione è «rapportata al periodo di lavoro»: con 184 giorni di lavoro su 365, Caio ha diritto a circa 1.000 × 184 / 365 = 504 euro, non a 1.000.
In pratica
- Contano i giorni di lavoro dipendente indicati nella CU (punto 721); i giorni di rapporti contemporanei si contano una volta sola.
- Con più datori nello stesso anno, consegna al nuovo datore la CU del precedente: così il conguaglio si fa sul totale.
Detrazione senza capienza: quando vale meno di 1.000 euro
Scenario. Sempronio ha 14.000 euro di stipendio e 7.000 euro di affitto in cedolare secca: reddito di riferimento 21.000 euro.
Come si applica. La somma del comma 4 non spetta (oltre 20.000), spetta l’ulteriore detrazione. Ma l’IRPEF lorda si calcola solo sullo stipendio: 3.220 euro. La detrazione per lavoro dipendente, calcolata su 21.000 euro, è circa 2.551 euro. Restano circa 669 euro: l’ulteriore detrazione vale al massimo questo. La circolare 4/E lo dice in chiaro: in caso di capienza parziale, il beneficio «spetta entro tale limite». La parte che non trova imposta si perde: non diventa un rimborso.
In pratica
- Le detrazioni si sommano e si sottraggono dall’imposta lorda fino a zero. Non c’è un ordine di priorità fissato dalla legge.
- Chi ha molte detrazioni per familiari a carico o spese può non sfruttare tutta l’ulteriore detrazione.
Reddito sceso sotto 20.000 o salito sopra 40.000: il conguaglio
Il datore applica la detrazione mese per mese sul reddito che prevede. Al conguaglio verifica e corregge (comma 7):
- Reddito salito oltre 40.000 euro: la detrazione non spetta e va recuperata, in 10 rate uguali se oltre 60 euro.
- Reddito sceso a 20.000 euro o meno: la detrazione non spetta, ma spetta la somma del comma 4. Il datore recupera l’una, paga l’altra e compensa: se la differenza a debito supera 60 euro, recupero in 10 rate.
- Reddito salito da sotto a sopra 20.000: il datore recupera la somma del comma 4 già pagata al netto dell’ulteriore detrazione che ora spetta.
- Fine del rapporto: il recupero è in un’unica soluzione; se lo stipendio non basta, il residuo va versato entro il 15 gennaio dell’anno dopo.
Come rinunciare
Se sai che supererai i 40.000 euro, per esempio per un secondo lavoro, puoi chiedere al datore di non applicarla: la circolare 4/E dice che il datore non la applica se il lavoratore lo chiede espressamente, e conserva la richiesta. I dipendenti NoiPA usano il self-service «Gestione benefici fiscali» nell’area riservata; la rinuncia vale per tutto l’anno al conguaglio e si può revocare.
Nella CU e nel 730
Il 730 ricalcola la detrazione sui redditi dell’intero anno. Servono i dati del rigo C14, colonne 5-8, presi dai punti 718-721 della CU 2026 (codice, reddito di lavoro dipendente, reddito sportivo dilettantistico, giorni). Se il datore non l’ha applicata o l’ha applicata troppo, la differenza esce nel 730-3 come credito o debito.
Documenti necessari
- Certificazione Unica 2026, punti 718-721
- CU di eventuali altri datori o dell’INPS
- Dati di affitti in cedolare secca o redditi forfettari, che contano nella soglia
Da leggere insieme
- Somma art. 1 c. 4 L. 207/24 in busta paga
- Trattamento integrativo 2025 e 2026: a chi spetta e quanto
- Detrazioni lavoro dipendente 2025 e 2026 e cuneo fiscale
- Calcolo IRPEF 2026: da reddito imponibile a imposta netta
Fonti e approfondimenti
- L. 30 dicembre 2024, n. 207, art. 1, commi 6, 7 e 9 (Normattiva)
- Agenzia delle Entrate, circolare n. 4/E del 16 maggio 2025
- Art. 13 TUIR (Normattiva)
- L. 30 dicembre 2025, n. 199, art. 1, comma 3 (Normattiva)
- NoiPA (MEF), FAQ Taglio del cuneo fiscale
- Istruzioni Modello 730/2026, rigo C14
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Domande frequenti
Cos'è l'ulteriore detrazione dell'art. 1 c. 6 L. 207/24?
È una detrazione IRPEF in più per i lavoratori dipendenti con reddito complessivo oltre 20.000 e fino a 40.000 euro, introdotta dalla legge di bilancio 2025 come parte del taglio del cuneo fiscale. Si somma alla normale detrazione per lavoro dipendente e vale anche nel 2026.
Quanto vale l'ulteriore detrazione 2025?
1.000 euro con reddito complessivo da 20.000,01 a 32.000 euro. Tra 32.000 e 40.000 euro vale 1.000 × (40.000 − reddito) / 8.000: per esempio 500 euro con 36.000 euro di reddito. Oltre 40.000 euro non spetta. È rapportata al periodo di lavoro nell'anno.
Perché l'ulteriore detrazione nel mio 730 è meno di 1.000 euro?
Per due motivi possibili: hai lavorato solo una parte dell'anno, perché la detrazione è rapportata al periodo di lavoro, oppure l'imposta lorda non basta ad assorbirla dopo le altre detrazioni. La circolare 4/E precisa che con capienza parziale il beneficio spetta entro quel limite.
Spetta ai pensionati?
No. La norma esclude i redditi di pensione e si applica solo ai redditi di lavoro dipendente dell'art. 49 TUIR. Non spetta nemmeno ai redditi assimilati come collaborazioni e borse di studio.
Dove si vede nel cedolino?
Di solito è compresa nel totale delle detrazioni fiscali. NoiPA la somma alle altre detrazioni e la segnala con il messaggio «Ulteriore Detrazione Art. 1 c. 6 L. 207/24». Nei cedolini privati il nome dipende dal software paghe.
Cosa succede se il reddito supera 40.000 euro?
La detrazione non spetta e il datore la recupera al conguaglio, in 10 rate uguali se l'importo supera 60 euro. Se il conguaglio non è possibile, si restituisce nella dichiarazione dei redditi. Chi prevede di superare la soglia può chiedere al datore di non applicarla.
È la stessa cosa dei 65 euro in più della detrazione per lavoro dipendente?
No. I 65 euro sono un aumento della detrazione dell'art. 13 TUIR per i redditi tra 25.000 e 35.000 euro. L'ulteriore detrazione del comma 6 è una norma diversa. Chi ha un reddito in quella fascia le riceve entrambe.