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In sintesi
- Dal 2016 crediti e debiti si valutano in bilancio ordinario con il criterio del costo ammortizzato (art. 2426, n. 8, c.c.; OIC 15 per i crediti, OIC 19 per i debiti), tenendo conto del fattore temporale.
- Il motore è il tasso di interesse effettivo (TIE): il tasso interno di rendimento, costante lungo la durata, che eguaglia il valore attuale dei flussi futuri al valore di rilevazione iniziale.
- Effetto pratico: i costi di transazione (istruttoria, perizie, imposta sostitutiva sui mutui) non passano a conto economico subito, ma si spalmano sulla durata come componente degli interessi.
- Se il tasso contrattuale è significativamente diverso da quello di mercato, i flussi vanno attualizzati al tasso di mercato (tipico: finanziamenti infragruppo o dei soci a tasso zero).
- Il criterio si può non applicare quando gli effetti sono irrilevanti (crediti/debiti a breve, costi di transazione trascurabili) e resta facoltativo per bilanci abbreviati e micro.
La logica del criterio
Un mutuo da 1 milione con 20.000 euro di oneri di istruttoria non è un debito da 1 milione: la società ha incassato 980.000. Il costo ammortizzato rappresenta questa realtà: il debito si iscrive al netto dei costi di transazione e la differenza rispetto al valore a scadenza si riversa a conto economico lungo la durata, come maggiori interessi passivi, attraverso il TIE. Simmetricamente per i crediti: commissioni e costi direttamente attribuibili rettificano il valore iniziale e integrano gli interessi attivi al tasso effettivo.
Il TIE si calcola alla rilevazione iniziale e non si tocca più (salvo tassi variabili indicizzati al mercato, dove i flussi si rideterminano periodicamente): è il tasso che rende il valore attuale dei flussi contrattuali — capitale e interessi, con le scadenze e la probabilità di incassi anticipati — pari al valore di iscrizione. Le svalutazioni future per inesigibilità non entrano nel calcolo, salvo crediti acquistati già “scontati” delle perdite attese.
Attualizzazione: quando il tasso non è di mercato
Alla rilevazione iniziale si confronta il tasso desumibile dalle condizioni contrattuali con il tasso di mercato (quello di un’operazione similare tra parti indipendenti). Se lo scostamento è significativo, i flussi futuri si attualizzano al tasso di mercato: il credito (o debito) nasce al valore attuale, più gli eventuali costi di transazione. È la norma che fa emergere la sostanza dei finanziamenti infruttiferi: un prestito a tasso zero a una controllata vale oggi meno del nominale, e la differenza va trattata secondo la sostanza dell’operazione.
Le valutazioni successive
| Passo | Operazione (a ogni chiusura) |
|---|---|
| 1 | Interessi dell’esercizio = TIE × valore contabile a inizio esercizio |
| 2 | Si sommano gli interessi così calcolati al valore contabile |
| 3 | Si sottraggono incassi/pagamenti di capitale e interessi del periodo |
| 4 | Per i crediti: si sottraggono svalutazioni al presumibile realizzo e perdite |
Se cambiano le stime dei flussi (rimborso anticipato, rinegoziazione), il valore contabile si ricalcola attualizzando i nuovi flussi al TIE originario, con la differenza a proventi o oneri finanziari. Nell’estinzione anticipata, la differenza tra valore residuo e somma pagata va anch’essa tra proventi/oneri finanziari.
Quando si può evitare
- Irrilevanza: il criterio può non essere applicato se gli effetti sono irrilevanti — presunzione tipica per i crediti e debiti a breve termine (entro 12 mesi) e quando costi di transazione, commissioni e differenze tra valore iniziale e a scadenza sono di scarso rilievo.
- Bilanci semplificati: le società con bilancio abbreviato e le micro-imprese possono iscrivere i crediti al presumibile realizzo e i debiti al nominale, saltando in blocco costo ammortizzato e attualizzazione.
Esempio pratico
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La Alfa S.r.l. (bilancio ordinario) accende un mutuo quinquennale di 500.000 euro al tasso nominale del 4%, con 10.000 euro di costi di istruttoria e perizia.
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Il debito si iscrive a 490.000. Il TIE che eguaglia i flussi contrattuali a 490.000 risulta ≈ 4,45%: ogni anno gli interessi a conto economico si calcolano al 4,45% sul valore contabile, non al 4% nominale.
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La differenza (~2.000 euro il primo anno, decrescente) è la quota dei costi di istruttoria spalmata sulla durata: a scadenza il debito contabile converge esattamente al valore di rimborso.
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Se Alfa redigesse il bilancio abbreviato, potrebbe iscrivere 500.000 e spesare subito i 10.000: stessa ricchezza, rappresentazione meno raffinata ma lecita.
Domande frequenti
Il costo ammortizzato vale anche per i crediti commerciali?
In teoria sì, ma i crediti commerciali a 30-90 giorni ricadono quasi sempre nell’irrilevanza: si iscrivono al presumibile realizzo senza attualizzazione. Il criterio morde su finanziamenti, mutui, obbligazioni e crediti oltre i 12 mesi.
Che rilevanza fiscale ha il costo ammortizzato?
Per i soggetti in derivazione rafforzata (società di capitali diverse dalle micro) qualificazioni e imputazioni temporali del bilancio valgono in linea di principio anche ai fini IRES: gli interessi “effettivi” così calcolati seguono poi le regole di deducibilità proprie (per le società, il ROL).
Il finanziamento soci infruttifero va attualizzato?
Nel bilancio ordinario sì, se lo scostamento dal tasso di mercato è significativo; la contropartita della differenza si qualifica secondo la sostanza (tipicamente apporto di patrimonio). Abbreviato e micro possono iscrivere al nominale.