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Ultimo aggiornamento: 9 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Domande frequenti
  3. Vedi anche
In sintesi
La ricaduta della stessa malattia, se avviene entro un certo lasso di tempo dalla guarigione, può essere considerata un unico evento continuativo ai fini del comporto: i giorni si sommano. La finestra temporale è fissata dal CCNL (spesso 30 giorni). Per l'INPS la carenza non scatta di nuovo se la ricaduta avviene entro 30 giorni dalla precedente malattia.

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
Guida pratica · Lavoro · Malattia e infortunio

In sintesi

La ricaduta della stessa malattia, se avviene entro un certo lasso di tempo dalla guarigione, può essere considerata un unico evento continuativo ai fini del comporto: i giorni si sommano. La finestra temporale è fissata dal CCNL (spesso 30 giorni). Per l’INPS la carenza non scatta di nuovo se la ricaduta avviene entro 30 giorni dalla precedente malattia.

Riferimento normativo

normativa INPS; contrattazione collettiva

Tabella riepilogativa

Ricaduta: regole INPS e CCNL
Aspetto Regola INPS Regola CCNL (tipica)
Finestra «stesso evento» Entro 30 giorni dalla guarigione Varia (spesso 30 giorni)
Carenza (3 gg) Non scatta di nuovo entro 30 gg dalla precedente Varia per contratto
Conteggio nel comporto I giorni si sommano se ricaduta entro finestra CCNL
Oltre la finestra Nuovo evento: carenza si applica di nuovo Nuovo evento distinto

Cos'è la ricaduta per l'INPS

L’INPS considera «ricaduta» la malattia che si manifesta entro 30 giorni dalla guarigione dalla precedente e ha la stessa causa. In questo caso la nuova assenza non è trattata come un episodio nuovo: la carenza dei 3 giorni non scatta di nuovo e l’indennità riprende subito. Se invece la malattia torna dopo oltre 30 giorni, è un nuovo evento e si applica una nuova franchigia di carenza.

Come funziona nel comporto

Ai fini del comporto, la sommatoria dei giorni di assenza dipende dal CCNL. Molti contratti prevedono che le ricadute della stessa malattia entro un certo periodo (spesso 30 giorni) si contino come un unico episodio continuativo: i giorni si sommano e concorrono al tetto del comporto come se la malattia fosse ininterrotta. Al contrario, se la ricaduta è oltre la finestra contrattuale, i nuovi giorni possono essere conteggiati separatamente o ridurre il contatore solo parzialmente.

Cosa documentare

Per far valere la ricaduta occorre che il certificato medico indichi espressamente che si tratta della stessa patologia. È opportuno conservare i referti e i certificati precedenti per dimostrare la continuità diagnostica. In caso di contestazione da parte del datore o dell’INPS, la documentazione clinica è fondamentale.

Casi pratici

Tizio — lombosciatalgia che rientra dopo 20 giorni

Tizio era in malattia per lombalgia, rientra e dopo 20 giorni si ammala di nuovo per la stessa patologia. INPS: non scatta la carenza, l’indennità parte subito. Ai fini del comporto CCNL, i giorni si sommano al primo episodio (finestra 30 giorni).

Caia — stessa patologia dopo 40 giorni

Caia si rimala per la stessa causa 40 giorni dopo. Siamo oltre la finestra dei 30 giorni INPS: scatta una nuova carenza. Per il comporto, molti CCNL trattano il secondo episodio come evento distinto.

Sempronio — malattia diversa

Sempronio si ammala per influenza, guarisce, poi si opera per ernia. Si tratta di patologie diverse: non si applica la regola della ricaduta. I due episodi sono distinti sia per l’INPS sia ai fini del comporto.

Domande frequenti

Cosa si intende per ricaduta della stessa malattia?

Una nuova assenza per la stessa patologia che inizia entro 30 giorni dalla guarigione dalla precedente. Il certificato deve indicare la stessa diagnosi.

Con la ricaduta si pagano di nuovo i 3 giorni di carenza?

No, se la ricaduta avviene entro 30 giorni dalla precedente malattia. L’indennità INPS riprende dal primo giorno senza nuova franchigia.

La ricaduta conta nel comporto?

Dipende dal CCNL. Se la ricaduta avviene entro la finestra contrattuale (spesso 30 giorni), i giorni si sommano al comporto come se la malattia non fosse mai interrotta.

Devo segnalare qualcosa al datore per far valere la ricaduta?

Devi consegnare il numero di protocollo del nuovo certificato, che idealmente indica la stessa patologia. Conserva la documentazione clinica che attesta la continuità diagnostica.

Il datore può contestare che si tratti della stessa malattia?

Sì. In caso di contestazione, è utile avere i referti medici che documentano la diagnosi. La valutazione finale spetta al medico di controllo INPS o, in sede di contenzioso, al giudice.

Questa guida ha finalità divulgativa ed è aggiornata alla normativa vigente nel 2026. Gli importi, le durate e le condizioni possono variare in base al CCNL applicato e alla situazione individuale: per il proprio caso è consigliabile rivolgersi a un consulente del lavoro, al sindacato di categoria, al patronato o all’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

Domande frequenti

Cosa si intende per ricaduta della stessa malattia?

Una nuova assenza per la stessa patologia che inizia entro 30 giorni dalla guarigione dalla precedente. Il certificato deve indicare la stessa diagnosi.

Con la ricaduta si pagano di nuovo i 3 giorni di carenza?

No, se la ricaduta avviene entro 30 giorni dalla precedente malattia. L'indennità INPS riprende dal primo giorno senza nuova franchigia.

La ricaduta conta nel comporto?

Dipende dal CCNL. Se la ricaduta avviene entro la finestra contrattuale (spesso 30 giorni), i giorni si sommano al comporto come se la malattia non fosse mai interrotta.

Devo segnalare qualcosa al datore per far valere la ricaduta?

Devi consegnare il numero di protocollo del nuovo certificato, che idealmente indica la stessa patologia. Conserva la documentazione clinica che attesta la continuità diagnostica.

Il datore può contestare che si tratti della stessa malattia?

Sì. In caso di contestazione, è utile avere i referti medici che documentano la diagnosi. La valutazione finale spetta al medico di controllo INPS o, in sede di contenzioso, al giudice.

Vedi anche

A cura di
Andrea Marton — Autore e divulgatore giuridico
Autore e responsabile editoriale di La Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica gratuita su 54 testi e codici italiani. I contenuti hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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