Testo dell'articoloVigente
La ricaduta della stessa malattia, se avviene entro un certo lasso di tempo dalla guarigione, può essere considerata un unico evento continuativo ai fini del comporto: i giorni si sommano. La finestra temporale è fissata dal CCNL (spesso 30 giorni). Per l’INPS la carenza non scatta di nuovo se la ricaduta avviene entro 30 giorni dalla precedente malattia.
Tabella riepilogativa
| Aspetto | Regola INPS | Regola CCNL (tipica) |
|---|---|---|
| Finestra «stesso evento» | Entro 30 giorni dalla guarigione | Varia (spesso 30 giorni) |
| Carenza (3 gg) | Non scatta di nuovo entro 30 gg dalla precedente | Varia per contratto |
| Conteggio nel comporto | – | I giorni si sommano se ricaduta entro finestra CCNL |
| Oltre la finestra | Nuovo evento: carenza si applica di nuovo | Nuovo evento distinto |
Cos'è la ricaduta per l'INPS
L’INPS considera «ricaduta» la malattia che si manifesta entro 30 giorni dalla guarigione dalla precedente e ha la stessa causa. In questo caso la nuova assenza non è trattata come un episodio nuovo: la carenza dei 3 giorni non scatta di nuovo e l’indennità riprende subito. Se invece la malattia torna dopo oltre 30 giorni, è un nuovo evento e si applica una nuova franchigia di carenza.
Come funziona nel comporto
Ai fini del comporto, la sommatoria dei giorni di assenza dipende dal CCNL. Molti contratti prevedono che le ricadute della stessa malattia entro un certo periodo (spesso 30 giorni) si contino come un unico episodio continuativo: i giorni si sommano e concorrono al tetto del comporto come se la malattia fosse ininterrotta. Al contrario, se la ricaduta è oltre la finestra contrattuale, i nuovi giorni possono essere conteggiati separatamente o ridurre il contatore solo parzialmente.
Cosa documentare
Per far valere la ricaduta occorre che il certificato medico indichi espressamente che si tratta della stessa patologia. È opportuno conservare i referti e i certificati precedenti per dimostrare la continuità diagnostica. In caso di contestazione da parte del datore o dell’INPS, la documentazione clinica è fondamentale.
Casi pratici
Tizio era in malattia per lombalgia, rientra e dopo 20 giorni si ammala di nuovo per la stessa patologia. INPS: non scatta la carenza, l’indennità parte subito. Ai fini del comporto CCNL, i giorni si sommano al primo episodio (finestra 30 giorni).
Caia si rimala per la stessa causa 40 giorni dopo. Siamo oltre la finestra dei 30 giorni INPS: scatta una nuova carenza. Per il comporto, molti CCNL trattano il secondo episodio come evento distinto.
Sempronio si ammala per influenza, guarisce, poi si opera per ernia. Si tratta di patologie diverse: non si applica la regola della ricaduta. I due episodi sono distinti sia per l’INPS sia ai fini del comporto.
Domande frequenti
Cosa si intende per ricaduta della stessa malattia?
Una nuova assenza per la stessa patologia che inizia entro 30 giorni dalla guarigione dalla precedente. Il certificato deve indicare la stessa diagnosi.
Con la ricaduta si pagano di nuovo i 3 giorni di carenza?
No, se la ricaduta avviene entro 30 giorni dalla precedente malattia. L’indennità INPS riprende dal primo giorno senza nuova franchigia.
La ricaduta conta nel comporto?
Dipende dal CCNL. Se la ricaduta avviene entro la finestra contrattuale (spesso 30 giorni), i giorni si sommano al comporto come se la malattia non fosse mai interrotta.
Devo segnalare qualcosa al datore per far valere la ricaduta?
Devi consegnare il numero di protocollo del nuovo certificato, che idealmente indica la stessa patologia. Conserva la documentazione clinica che attesta la continuità diagnostica.
Il datore può contestare che si tratti della stessa malattia?
Sì. In caso di contestazione, è utile avere i referti medici che documentano la diagnosi. La valutazione finale spetta al medico di controllo INPS o, in sede di contenzioso, al giudice.
Questa guida ha finalità divulgativa ed è aggiornata alla normativa vigente nel 2026. Gli importi, le durate e le condizioni possono variare in base al CCNL applicato e alla situazione individuale: per il proprio caso è consigliabile rivolgersi a un consulente del lavoro, al sindacato di categoria, al patronato o all’Ispettorato Territoriale del Lavoro.
Serve un parere sul tuo caso concreto?
Questa guida spiega la regola generale, ma ogni situazione ha le sue specificità. Per un controllo sul tuo caso puoi trovare un professionista tramite Legge in Chiaro.
In sintesi
Indice dei contenuti
Il tema della ricaduta tocca due piani che vanno tenuti distinti: quello previdenziale, relativo all'indennità di malattia erogata dall'INPS, e quello del comporto, ossia il periodo entro il quale il posto di lavoro è conservato durante l'assenza. La stessa ricaduta può produrre effetti diversi sui due piani, ed è il contratto collettivo applicato a definire molte delle regole concrete.
Cosa si intende per ricaduta
Si ha ricaduta quando una nuova assenza dipende dalla stessa patologia che aveva già determinato un periodo di malattia e si manifesta entro un certo lasso di tempo dalla guarigione. L'elemento qualificante è l'identità della causa morbosa: deve trattarsi della stessa malattia, non di un episodio nuovo e indipendente.
Gli effetti sul piano previdenziale
Sul versante INPS, se la nuova assenza rientra nella finestra prevista, non si applica una nuova franchigia di carenza e l'indennità riprende fin dal primo giorno. La logica è che non si tratta di un evento autonomo ma della prosecuzione del precedente. Oltre la finestra, invece, l'episodio è nuovo e la carenza torna a operare.
Il conteggio nel comporto
Ai fini della conservazione del posto, molti contratti collettivi prevedono che le ricadute della stessa malattia entro la finestra contrattuale si sommino al primo episodio, come se la malattia fosse stata continuativa. Questo può avvicinare il lavoratore al limite massimo di comporto più rapidamente. Oltre la finestra, i nuovi giorni sono spesso conteggiati come evento distinto.
Il ruolo del CCNL
La durata della finestra e le modalità di sommatoria non sono uniformi: variano da contratto a contratto. Per questo è essenziale verificare la disciplina del CCNL applicato, che può fissare una finestra diversa da quella previdenziale o regolare in modo proprio la franchigia di carenza interna.
La prova della continuità diagnostica
Per far valere la ricaduta è decisivo che la certificazione indichi la stessa patologia. Conservare referti e certificati precedenti consente di dimostrare la continuità della diagnosi in caso di contestazione da parte del datore o in sede di controllo. La valutazione finale, in caso di dubbio, spetta al medico di controllo o, nel contenzioso, al giudice.
Inquadramento generale
Il comporto attua il principio per cui la malattia sospende ma non risolve automaticamente il rapporto: la disciplina di settore, in coerenza con i principi generali sull'impossibilità temporanea della prestazione, individua il limite oltre il quale l'assenza può giustificare il recesso. La corretta qualificazione della ricaduta incide quindi direttamente sulla soglia di tutela.
Domande frequenti
Che cos'è la ricaduta della stessa malattia?
È la nuova assenza per la stessa patologia che inizia entro la finestra temporale prevista dalla guarigione precedente. Il certificato deve indicare la medesima diagnosi.
Con la ricaduta si paga di nuovo la carenza?
Se la ricaduta avviene entro la finestra prevista, la franchigia di carenza non si applica nuovamente e l'indennità riprende subito. Oltre la finestra, la carenza torna a operare.
La ricaduta conta nel comporto?
Dipende dal CCNL applicato. Molti contratti sommano i giorni della ricaduta al primo episodio se rientra nella finestra contrattuale, avvicinando il limite di comporto.
Cosa devo fare per far valere la ricaduta?
Trasmettere il certificato della nuova assenza che indica la stessa patologia e conservare la documentazione clinica che attesta la continuità diagnostica.
Il datore può contestare la ricaduta?
Sì. In caso di contestazione è utile disporre dei referti che documentano la diagnosi; la valutazione finale spetta al medico di controllo o, nel contenzioso, al giudice.