← Torna a T.U. Pubblico Impiego (D.Lgs. 165/2001)
Ultimo aggiornamento: 17 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
In sintesi
  • Il Governo definisce un codice di comportamento generale dei dipendenti pubblici per garantire qualita, prevenzione corruzione e imparzialita.
  • Il codice contiene una sezione dirigenti e disciplina anche l'uso corretto di tecnologie e social media.
  • E vietato chiedere o accettare compensi, regali o utilita, salvo regali d'uso di modico valore.
  • Ciascuna amministrazione adotta un proprio codice integrativo con procedura partecipata e parere OIV.
  • La violazione e fonte di responsabilita disciplinare e puo estendersi a quella civile, amministrativa e contabile.
  • Vigilano dirigenti, strutture di controllo interno e uffici disciplinari; formazione obbligatoria ai dipendenti.
Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
Art. 54 D.Lgs. 165/2001 (TUPI) – Articolo

In vigore dal 9/5/2001

1. Il Governo definisce un codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni al fine di assicurare la qualità dei servizi, la prevenzione dei fenomeni di corruzione, il rispetto dei doveri costituzionali di diligenza, lealtà, imparzialità e servizio esclusivo alla cura dell'interesse pubblico. Il codice contiene una specifica sezione dedicata ai doveri dei dirigenti, articolati in relazione alle funzioni attribuite, e comunque prevede per tutti i dipendenti pubblici il divieto di chiedere o di accettare, a qualsiasi titolo, compensi, regali o altre utilità, in connessione con l'espletamento delle proprie funzioni o dei compiti affidati, fatti salvi i regali d'uso, purché di modico valore e nei limiti delle normali relazioni di cortesia. (48)

1-bis. Il codice contiene, altresì, una sezione dedicata al corretto utilizzo delle tecnologie informatiche e dei mezzi di informazione e social media da parte dei dipendenti pubblici, anche al fine di tutelare l'immagine della pubblica amministrazione.

2. Il codice, approvato con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, previa intesa in sede di Conferenza unificata, è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale e consegnato al dipendente, che lo sottoscrive all'atto dell'assunzione.

3. La violazione dei doveri contenuti nel codice di comportamento, compresi quelli relativi all'attuazione del Piano di prevenzione della corruzione, è fonte di responsabilità disciplinare. La violazione dei doveri è altresì rilevante ai fini della responsabilità civile, amministrativa e contabile ogniqualvolta le stesse responsabilità siano collegate alla violazione di doveri, obblighi, leggi o regolamenti. Violazioni gravi o reiterate del codice comportano l'applicazione della sanzione di cui all'articolo 55-quater, comma

1. 4. Per ciascuna magistratura e per l'Avvocatura dello Stato, gli organi delle associazioni di categoria adottano un codice etico a cui devono aderire gli appartenenti alla magistratura interessata. In caso di inerzia, il codice è adottato dall'organo di autogoverno. (48)

5. Ciascuna pubblica amministrazione definisce, con procedura aperta alla partecipazione e previo parere obbligatorio del proprio organismo indipendente di valutazione, un proprio codice di comportamento che integra e specifica il codice di comportamento di cui al comma

1. Al codice di comportamento di cui al presente comma si applicano le disposizioni del comma

3. A tali fini, la Commissione per la valutazione, la trasparenza e l'integrità delle amministrazioni pubbliche (CIVIT) definisce criteri, linee guida e modelli uniformi per singoli settori o tipologie di amministrazione.

6. Sull'applicazione dei codici di cui al presente articolo vigilano i dirigenti responsabili di ciascuna struttura, le strutture di controllo interno e gli uffici di disciplina.

7. Le pubbliche amministrazioni verificano annualmente lo stato di applicazione dei codici e organizzano attività di formazione del personale per la conoscenza e la corretta applicazione degli stessi. ((Le pubbliche amministrazioni prevedono lo svolgimento di un ciclo formativo obbligatorio, sia a seguito di assunzione, sia in ogni caso di passaggio a ruoli o a funzioni superiori, nonché di trasferimento del personale, le cui durata e intensità sono proporzionate al grado di responsabilità, nei limiti delle risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente, sui temi dell'etica pubblica e sul comportamento etico)) .

L'art. 54 del TUPI delinea il sistema dei codici di comportamento dei dipendenti pubblici, snodo cruciale del nuovo modello di etica pubblica introdotto dalla legge anticorruzione (L. 190/2012) e attuato con il D.P.R. 62/2013. Si tratta di una disposizione cerniera tra disciplina del rapporto di lavoro e prevenzione della corruzione: per il datore pubblico e per il dirigente significa avere a disposizione - ma anche dover applicare - uno strumento di governo dei comportamenti che integra il CCNL e che genera responsabilita disciplinare, civile, amministrativa e contabile.

Inquadramento e architettura del sistema

Il sistema poggia su due livelli normativi. Il primo livello e il codice di comportamento generale, definito dal Governo con D.P.R. su proposta del Ministro per la Pubblica Amministrazione, previa intesa in Conferenza unificata; e applicabile a tutti i dipendenti delle PA ex art. 1, comma 2, TUPI ed e consegnato al dipendente all'atto dell'assunzione. Il secondo livello e il codice integrativo di amministrazione, adottato da ciascun ente con procedura aperta alla partecipazione e previo parere obbligatorio dell'OIV. L'ANAC (gia CIVIT) emana criteri, linee guida e modelli uniformi per settore. Le magistrature e l'Avvocatura dello Stato hanno un binario parallelo: codici etici approvati dalle associazioni di categoria o, in caso di inerzia, dagli organi di autogoverno.

Contenuti tipici e divieto di regali

I codici disciplinano i doveri costituzionali di diligenza, lealta, imparzialita e servizio esclusivo dell'interesse pubblico (art. 98 Cost.), declinandoli in regole operative: imparzialita nella valutazione, segretezza delle informazioni d'ufficio, dovere di astensione, comunicazione di interessi finanziari, divieto di attività extra-istituzionali non autorizzate. Particolare rilievo ha il divieto generale, posto dal comma 1, di chiedere o accettare compensi, regali o utilita in connessione con i propri compiti, salvi i regali d'uso di modico valore nei limiti delle relazioni di cortesia. Il D.P.R. 62/2013 ha fissato la soglia indicativa in 150 euro annui da uno stesso soggetto, ma i codici integrativi possono prevedere soglie inferiori o casistiche specifiche (es. fornitori, contraenti, controllati).

Tecnologie e social media

Il comma 1-bis, introdotto da modifiche recenti, ha esteso l'attenzione al corretto utilizzo delle tecnologie informatiche e dei social media. La sezione dedicata - sviluppata anche dalle linee guida ANAC - impone cautele sull'uso di account personali in modo riconducibile alla funzione pubblica, sulla diffusione di immagini di luoghi di lavoro, sui commenti riferiti all'amministrazione di appartenenza o ai propri vertici politici. Per il dirigente e fondamentale tradurre il principio nel codice integrativo, evitando formule generiche che impedirebbero un effettivo controllo disciplinare.

Conseguenze della violazione

La violazione dei doveri contenuti nel codice e fonte autonoma di responsabilita disciplinare e puo trasformarsi in responsabilita civile, amministrativa e contabile quando le violazioni siano collegate a doveri, obblighi, leggi o regolamenti la cui inosservanza generi danno. Le violazioni gravi o reiterate comportano l'applicazione della sanzione massima ex art. 55-quater, comma 1, lett. f-bis), TUPI: il licenziamento. Il dirigente che non sanziona commette egli stesso illecito disciplinare; il dipendente che subisce contestazioni ha diritto al procedimento ex art. 55-bis con contestazione tempestiva, contraddittorio e motivazione specifica.

Operativita: dirigenti vigilanti e formazione obbligatoria

Sull'applicazione vigilano i dirigenti responsabili di ciascuna struttura, le strutture di controllo interno e gli uffici di disciplina. Ciascuna amministrazione e tenuta a verificare annualmente lo stato di applicazione dei codici e ad organizzare formazione del personale. La norma e stata recentemente rafforzata: e ora obbligatorio un ciclo formativo - dopo l'assunzione, in caso di passaggio a funzioni superiori o di trasferimento - proporzionato al grado di responsabilita, su etica pubblica e comportamento etico. Per il professionista che assiste l'ente e cruciale verificare l'effettiva tracciabilita di questi adempimenti, perche la loro assenza puo compromettere la posizione del datore pubblico in sede disciplinare e davanti alla Corte dei conti.

Coordinamento con il PTPCT

Il codice di amministrazione e parte integrante del Piano triennale di prevenzione della corruzione e della trasparenza (PTPCT), oggi confluito nel PIAO (Piano integrato di attività e organizzazione) ex art. 6 D.L. 80/2021. Il responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza coordina l'aggiornamento del codice integrativo, ne monitora l'applicazione e segnala criticita all'OIV. La mancata adozione o l'inerzia nell'aggiornamento sono indici di rischio organizzativo che l'ANAC puo segnalare con i propri poteri ex L. 190/2012.

Pronunce della Corte Costituzionale

Prassi dell'Agenzia delle Entrate

Ministero Economia def.finanze.it — testo coordinato D.Lgs. 165/2001

Leggi il documento su def.finanze.it

Gazzetta Ufficiale G.U. D.Lgs. 165/2001 — pubblicazione originaria

Leggi il documento su www.gazzettaufficiale.it

Domande frequenti

Quale codice si applica al dipendente pubblico?

Sia il codice generale ex D.P.R. 62/2013 sia il codice integrativo adottato dalla singola amministrazione, integrato dalle linee guida ANAC e dal PIAO; il codice e consegnato al dipendente all'atto dell'assunzione.

Il dipendente puo accettare regali da utenti o fornitori?

Solo regali d'uso di modico valore, indicativamente entro 150 euro annui da uno stesso soggetto secondo il D.P.R. 62/2013, mai in connessione con atti del proprio ufficio; i codici integrativi possono fissare soglie piu basse.

La violazione del codice comporta solo sanzioni disciplinari?

No, puo generare anche responsabilita civile verso terzi, amministrativa e contabile davanti alla Corte dei conti, oltre a possibile rilevanza penale autonoma per i fatti coinvolti.

Cosa rischia il dirigente che non vigila sull'applicazione del codice?

E personalmente responsabile sul piano disciplinare e dirigenziale: la mancata vigilanza puo essere valutata come grave inadempimento e incidere negativamente su valutazione, retribuzione di risultato e mantenimento dell'incarico.

E obbligatoria la formazione del personale sui codici di comportamento?

Si, la legge impone un ciclo formativo obbligatorio dopo l'assunzione, in occasione di passaggi a funzioni superiori e di trasferimenti, proporzionato al grado di responsabilita e organizzato annualmente dall'amministrazione.

Fonti consultate: 3 fontei verificate
Andrea Marton, Tax Advisor e Responsabile Editoriale di La Legge in Chiaro
A cura di
Dott. Andrea Marton — Tax Advisor, Consulente Fiscale
Responsabile editoriale di La Legge in Chiaro per i 17 codici e testi unici italiani (Costituzione, C.C., C.P., C.P.C., C.P.P., C.d.S., Codice del Consumo, TUIR, T.U.IVA, T.U.B., IRAP, CCII, Antiriciclaggio, Successioni, Accertamento, T.U. Edilizia, Legge di Bilancio 2026). Contenuti redatti con linguaggio chiaro, fonti ufficiali aggiornate e revisione professionale a cura della Redazione. Profilo completo →
Avvertenza: il testo è pubblicato a fini informativi e divulgativi. Per casi specifici è sempre consigliato rivolgersi a un professionista abilitato.