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In sintesi
- L’addizionale regionale all’IRPEF ha un’aliquota di base dell’1,23%, che le Regioni possono aumentare fino a un massimo complessivo del 3,33%; nelle Regioni in disavanzo sanitario gli aumenti scattano automaticamente.
- È dovuta alla Regione del domicilio fiscale al 1° gennaio dell’anno di riferimento (stessa data dell’addizionale comunale, allineata dal 2015).
- Si paga solo se per l’anno è dovuta l’IRPEF; la base imponibile è il reddito complessivo al netto degli oneri deducibili. I forfettari non la versano.
- Non esiste acconto: si versa solo a saldo. Per dipendenti e pensionati la trattenuta arriva l’anno successivo, in massimo 11 rate da gennaio a novembre; per gli altri con F24 insieme al saldo IRPEF (codice tributo 3801).
- Le Regioni possono differenziare le aliquote sugli scaglioni IRPEF statali nel rispetto della progressività, oppure applicare un’aliquota unica.
Quanto si paga: da 1,23% a 3,33%
L’aliquota di base è fissata dalla legge statale all’1,23% e vale dove la Regione non ha deliberato variazioni. Ogni Regione può però aumentarla con propria legge fino a 2,1 punti aggiuntivi: il tetto effettivo è quindi il 3,33%, che alcune Regioni applicano ai redditi più alti. La differenza sul territorio è tutt’altro che simbolica: su 40.000 euro di imponibile si va da 492 euro a oltre 1.300 euro l’anno a seconda della Regione.
Un caso particolare: nelle Regioni sottoposte ai piani di rientro dal deficit sanitario l’aumento dell’addizionale (insieme a quello IRAP) scatta automaticamente per legge nella misura prevista, senza possibilità di riduzione finché il disavanzo non rientra.
Le Regioni possono articolare l’aliquota per scaglioni, ma solo quelli dell’IRPEF statale e con criterio progressivo (D.Lgs. 68/2011): la Corte costituzionale (sent. 8/2014) ha peraltro chiarito che la progressività va valutata sul sistema nel suo complesso, ammettendo maggiorazioni regionali che accorpano più scaglioni. Con il passaggio ai tre scaglioni IRPEF, anche le Regioni — come i Comuni — hanno avuto finestre transitorie per adeguarsi mantenendo, negli anni ponte, le vecchie articolazioni.
Chi la paga e su cosa
Conta il domicilio fiscale al 1° gennaio dell’anno cui l’addizionale si riferisce: chi si trasferisce da una Regione all’altra in corso d’anno paga per intero alla Regione di partenza. L’addizionale è dovuta solo se per lo stesso anno è dovuta l’IRPEF al netto delle detrazioni e dei crediti d’imposta: incapienti esclusi. La base imponibile è il reddito complessivo meno gli oneri deducibili (contributi, assegno al coniuge, ecc.): le detrazioni non riducono l’addizionale, che quindi pesa proporzionalmente di più sui redditi medio-bassi rispetto all’IRPEF.
Restano fuori i redditi a imposta sostitutiva: forfettari, cedolare secca, premi di produttività detassati.
Come e quando si versa
| Addizionale regionale | Addizionale comunale | |
|---|---|---|
| Aliquota | 1,23% base, fino a 3,33% | fino a 0,8% (Roma 0,9%) |
| Acconto | No | Sì, 30% |
| Trattenuta dipendenti | Max 11 rate, da gennaio dell’anno successivo | Acconto 9 rate + saldo 11 rate |
| Codice tributo F24 | 3801 | 3843 (acconto), 3844 (saldo) |
| Riferimento territoriale | Domicilio fiscale al 1° gennaio | Domicilio fiscale al 1° gennaio |
Per i lavoratori dipendenti e i pensionati l’addizionale regionale dell’anno viene determinata al conguaglio di fine anno e trattenuta l’anno successivo, in un massimo di 11 rate da gennaio a novembre; alla cessazione del rapporto si trattiene tutto in sede di conguaglio. Gli altri contribuenti la versano in autoliquidazione con l’F24, insieme al saldo IRPEF, indicando il codice regione.
Esempio pratico
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Tizio, dipendente, ha 35.000 euro di reddito complessivo e 2.000 euro di contributi deducibili versati alla previdenza complementare: base imponibile 33.000 euro. Nella sua Regione l’aliquota è l’1,73% → addizionale 571 euro, trattenuta in 11 rate da circa 52 euro da gennaio a novembre dell’anno dopo.
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Caia, stesso reddito, domicilio al 1° gennaio in una Regione rimasta all’1,23%: paga 406 euro. Il trasferimento effettuato a marzo nella Regione più cara di Tizio non cambia nulla per quell’anno.
Domande frequenti
Perché non c’è l’acconto come per la comunale?
La legge non lo ha mai previsto: l’addizionale regionale si determina a consuntivo e si versa (o si trattiene) solo a saldo. È il motivo per cui in busta paga la voce «addizionale regionale» si riferisce sempre all’anno precedente.
Le detrazioni per figli o lavoro riducono l’addizionale?
No: agiscono sull’IRPEF, non sulle addizionali, che si calcolano sul reddito imponibile. L’unico sconto viene dagli oneri deducibili. Se però le detrazioni azzerano del tutto l’IRPEF, non è dovuta nemmeno l’addizionale.
Dove trovo l’aliquota della mia Regione?
Sul sito del Dipartimento delle Finanze, che pubblica ogni anno il quadro delle aliquote regionali, comprese le maggiorazioni da deficit sanitario e le eventuali agevolazioni (carichi di famiglia, disabilità) che alcune Regioni prevedono.
Chi lavora in una Regione ma risiede in un’altra a chi paga?
Alla Regione del domicilio fiscale al 1° gennaio, cioè di regola quella di residenza anagrafica: il luogo di lavoro non conta.