Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Domande frequenti
  3. Vedi anche

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

Nel factoring tutto ruota intorno a una domanda: chi paga se il debitore ceduto non paga? La risposta distingue il pro soluto dal pro solvendo. Una scelta che incide su costo, rischio e perfino sulla rappresentazione del credito in bilancio.

Il rischio d’insolvenza al centro

Cedere un credito a un factor significa anche decidere chi sopporta il rischio che il debitore non paghi. Il codice civile, applicabile alla cessione che sta alla base del factoring, distingue la garanzia dell’esistenza del credito da quella della solvenza del debitore (artt. 1266-1267 c.c.). Su questa distinzione si fonda la differenza tra le due formule.

Factoring pro soluto

Nel pro soluto il factor assume il rischio d’insolvenza del debitore ceduto: se il debitore non paga, la perdita è del factor, non dell’impresa. L’impresa cedente garantisce solo che il credito esiste (art. 1266 c.c.), non che il debitore paghi. È la formula più protettiva per l’impresa, ma anche la più costosa, perché il factor si fa remunerare il rischio.

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Factoring pro solvendo

Nel pro solvendo il rischio d’insolvenza resta all’impresa cedente, che garantisce anche la solvenza del debitore (art. 1267 c.c.). Se il debitore non paga, l’impresa deve restituire al factor l’anticipo ricevuto, nei limiti di quanto incassato dalla cessione. Costa meno, ma lascia un’esposizione potenziale a carico dell’impresa.

Profilo Pro soluto Pro solvendo
Rischio d’insolvenza Factor Impresa cedente
Garanzia del cedente Esistenza (art. 1266 c.c.) Anche solvenza (art. 1267 c.c.)
Costo Più alto Più basso
Esposizione residua impresa Nessuna (sull’insolvenza) Sì, restituzione anticipo

Effetti sul bilancio e sulla scelta

La formula scelta incide anche sulla rappresentazione contabile: il pro soluto, trasferendo rischi e benefici del credito, consente a certe condizioni di considerare il credito effettivamente ceduto e uscito dall’attivo; il pro solvendo, mantenendo il rischio sull’impresa, di norma lascia un’esposizione da rappresentare. La scelta dipende dunque da costo, esigenze di copertura del rischio e obiettivi di bilancio.

Spunti pratici

Esempio pratico

La ditta di Caio cede in factoring crediti verso due clienti, Tizio (azienda solida) e Sempronio (cliente più rischioso). Il factor accetta in pro soluto il credito verso Tizio, assumendone il rischio (art. 1266 c.c.), e in pro solvendo quello verso Sempronio (art. 1267 c.c.). Se Sempronio diventa insolvente, Caio deve restituire al factor l’anticipo relativo a quel credito; se fosse insolvente Tizio, la perdita resterebbe al factor.

Cosa valutare prima di scegliere

La scelta tra pro soluto e pro solvendo non è solo giuridica, ma economica. Il pro soluto ha un costo più alto perché il factor “compra” anche il rischio: prima di accettarlo valuterà il merito creditizio dei debitori ceduti e potrà rifiutare le posizioni più rischiose. Il pro solvendo costa meno ma lascia all’impresa un’esposizione: se il debitore non paga, va restituito l’anticipo, nei limiti di quanto ricevuto (art. 1267 c.c.). La decisione dipende quindi dalla solidità dei propri clienti, dall’esigenza di pulire il bilancio dal rischio e dal margine che l’impresa può sacrificare in commissioni.

Il ruolo della notifica al debitore

In entrambe le formule la cessione va resa efficace verso il debitore con notifica o accettazione (art. 1264 c.c.). Finché la notifica non avviene, il debitore che paga in buona fede al cedente è liberato, e il factor potrà solo rivalersi sull’impresa. La notifica, inoltre, risolve i conflitti se lo stesso credito fosse ceduto a più soggetti: prevale chi notifica per primo (art. 1265 c.c.). È quindi un passaggio operativo da non trascurare, indipendentemente dalla formula scelta.

Errori da evitare nella pratica

Un errore frequente è cedere in factoring crediti contestati o di dubbia esistenza: il cedente garantisce comunque l’esistenza del credito (art. 1266 c.c.), e il factor restituirà le posizioni inesistenti o già pagate. Un altro è confondere il pro solvendo con un trasferimento “pieno”: l’esposizione resta. Conviene, infine, distinguere i debitori, chiedendo il pro soluto solo per i clienti di sicuro merito creditizio e accettando il pro solvendo per gli altri, così da ottimizzare costo e copertura.

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Domande frequenti

Cosa cambia tra factoring pro soluto e pro solvendo?

Cambia chi sopporta il rischio d'insolvenza del debitore ceduto: pro soluto è del factor, pro solvendo resta dell'impresa cedente (artt. 1266-1267 c.c.).

Il factoring pro soluto costa di più?

Di norma sì: assumendo il rischio d'insolvenza, il factor applica commissioni più elevate rispetto al pro solvendo.

Nel pro solvendo cosa garantisce l'impresa?

Garantisce anche la solvenza del debitore (art. 1267 c.c.): se questi non paga, deve restituire al factor l'anticipo, nei limiti di quanto ricevuto.

Quale formula migliora i bilanci?

Il pro soluto, perché trasferendo il rischio e il credito al factor consente, a certe condizioni, di considerare il credito ceduto e uscito dalla sfera dell'impresa; il pro solvendo lascia un'esposizione potenziale.

Posso cedere solo alcuni crediti in pro soluto?

Sì: spesso il factor accetta in pro soluto solo i crediti verso debitori di sicuro merito creditizio, e in pro solvendo gli altri.

Vedi anche
A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all'Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.