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Ultimo aggiornamento: 14 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
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Art. 636 c.c. Divieto di nozze

In vigore

È illecita la condizione che impedisce le prime nozze o le ulteriori. Tuttavia il legatario di usufrutto o di uso, di abitazione o di pensione, o di altra prestazione periodica per il caso o per il tempo del celibato o della vedovanza, non può goderne che durante il celibato o la vedovanza.

In sintesi

  • È illecita la condizione testamentaria che impedisce le prime nozze o le ulteriori.
  • La libertà matrimoniale è diritto fondamentale e non può essere compressa neppure indirettamente da disposizioni mortis causa.
  • L'illiceità comporta che la condizione si consideri non apposta ex art. 634 c.c., salvando la disposizione.
  • È lecito, però, il legato di usufrutto, uso, abitazione, pensione o prestazione periodica limitato al periodo di celibato o vedovanza: qui il vincolo non impedisce le nozze ma ne ricollega un effetto patrimoniale.
  • Il discrimine è tra impedire il matrimonio (vietato) e commisurare la prestazione allo stato di celibato (lecito).

Libertà matrimoniale e limiti del potere testamentario

L'art. 636 c.c. dichiara illecita la condizione che impedisce le prime nozze o quelle ulteriori. La norma tutela un valore fondamentale dell'ordinamento, la libertà matrimoniale, riconosciuto come diritto della persona e oggi presidiato anche a livello costituzionale (artt. 2 e 29 Cost.) e convenzionale (art. 12 CEDU). Il testatore, pur godendo di ampia autonomia, non può utilizzare il proprio testamento per condizionare scelte esistenziali altrui che attengono alla sfera più intima della persona.

Effetti dell'illiceità: rinvio all'art. 634 c.c.

L'illiceità della condizione di divieto di nozze produce gli effetti previsti dall'art. 634 c.c.: la condizione si considera non apposta, e la disposizione testamentaria resta valida come pura. Il beneficiario acquista l'eredità o il legato senza essere vincolato dal divieto: potrà sposarsi liberamente senza temere di perdere quanto gli è stato attribuito. Resta salva l'eccezione dell'art. 626 c.c.: se il divieto di nozze costituisce motivo unico e determinante dell'attribuzione, l'intera disposizione è nulla.

L'eccezione del legato vitalizio limitato al celibato

Il secondo periodo dell'art. 636 c.c. introduce una significativa eccezione: è valido il legato di usufrutto, uso, abitazione, pensione o altra prestazione periodica disposto "per il caso o per il tempo del celibato o della vedovanza". In altre parole, il testatore può legare al beneficiario una rendita o un godimento che cessa quando questi si sposa. Qui non si vieta il matrimonio, ma si commisura la prestazione patrimoniale alla situazione di celibato/vedovanza, riconoscendo che la funzione del legato (mantenere il legatario non sposato) viene meno quando questi assume nuovi obblighi familiari.

La distinzione tra impedire e commisurare

Il discrimine concettuale è netto: impedire il matrimonio significa rendere il beneficio incompatibile con lo stato coniugale, costringendo di fatto a scegliere tra le nozze e il patrimonio. Commisurare significa invece riconoscere una tutela patrimoniale per il tempo in cui il beneficiario è privo del sostegno coniugale: cessate le esigenze che giustificavano il legato (perché c'è ora un coniuge), cessa anche la prestazione. La giurisprudenza valuta caso per caso, guardando alla funzione concreta della disposizione: se è un effettivo sostegno transitorio, è lecita; se è un meccanismo punitivo travestito, ricade nel divieto.

Caso pratico

Tizio nel testamento lascia a Caia (vedova del fratello) la nuda proprietà di un appartamento "a condizione che non si risposi". Tale condizione è illecita ai sensi dell'art. 636, 1° comma c.c.: si considera non apposta, e Caia acquista l'appartamento puramente, anche se si risposa. Diverso il caso in cui Tizio le lasci un usufrutto vitalizio sul medesimo appartamento "finché non si risposi": qui il legato è valido (2° comma), e l'usufrutto cessa effettivamente al matrimonio di Caia, perché la prestazione era commisurata al periodo di vedovanza.

Profili applicativi

Nella prassi successoria il divieto di nozze era frequente nei testamenti dei coniugi ("lascio tutto a mia moglie a condizione che non si risposi"). Oggi tali clausole, se inserite, si considerano non apposte. Va invece valutata con attenzione la qualificazione del legato: spesso i testatori intendono garantire un sostegno alla vedova senza voler imporre castità, e la formulazione corretta è quella del legato di usufrutto temporaneo, riconducibile al 2° comma dell'art. 636 c.c.

Domande frequenti

Posso vietare nel mio testamento che il mio coniuge si risposi?

No: la condizione che impedisce le prime nozze o quelle ulteriori è illecita ai sensi dell'art. 636 c.c. e si considera non apposta. La disposizione resta valida, ma il beneficiario potrà sposarsi liberamente senza perdere il beneficio.

È valido un usufrutto a favore della mia vedova finché non si risposa?

Sì: il 2° comma dell'art. 636 c.c. consente espressamente legati di usufrutto, uso, abitazione, pensione o altra prestazione periodica limitati al tempo del celibato o della vedovanza, perché non impediscono il matrimonio ma commisurano la prestazione allo stato di non sposato.

Qual è la differenza tra una condizione che impedisce le nozze e un legato limitato al celibato?

La condizione che impedisce le nozze costringe a scegliere tra matrimonio e beneficio (vietata). Il legato limitato al celibato attribuisce una prestazione che dura solo nel periodo in cui il beneficiario non è sposato: non vieta il matrimonio, ma riconosce che la funzione di sostegno cessa con le nuove nozze.

Cosa accade se il testatore inserisce un divieto di nozze come motivo principale del lascito?

Se il divieto di nozze ha costituito il motivo unico e determinante della disposizione, si applica l'eccezione dell'art. 626 c.c. e l'intera disposizione è nulla, non solo la condizione. La prova del motivo unico deve emergere dal testamento.

L'art. 636 c.c. si applica anche alle unioni civili?

Per la giurisprudenza prevalente sì: la legge 76/2016 sulle unioni civili equipara molte tutele al matrimonio, e la libertà di formare un'unione civile rientra negli stessi valori costituzionali (artt. 2 e 29 Cost.) tutelati dall'art. 636 c.c.

A cura di
Dott. Andrea Marton — Tax Advisor, Consulente Fiscale
Responsabile editoriale di La Legge in Chiaro per i principali codici italiani (C.C., C.P., C.P.C., C.P.P., Costituzione, C.d.S., Codice del Consumo, TUIR, T.U.IVA, T.U.B.). Contenuti redatti con linguaggio chiaro, fonti ufficiali aggiornate e revisione professionale a cura della Redazione.
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