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Ultimo aggiornamento: 16 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
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Comma 904 Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) — Infrastrutture Trasporti

In vigore dal: In vigore dal 1° gennaio 2026.

Testo coordinato

. L’autorizzazione di spesa di cui all’ , relativa alarticolo 1, comma 381, della legge 27 dicembre 2019, n. 160 progetto culturale Portale delle fonti per la storia della Repubblica italiana, è rifinanziata per l’anno 2026 per l’importo di euro 200.000.

In sintesi

  • Rifinanziamento dell'autorizzazione di spesa ex art. 1, comma 381, della L. 160/2019.
  • Importo di 200.000 euro per il solo anno 2026.
  • Destinazione: progetto culturale Portale delle fonti per la storia della Repubblica italiana.
  • Misura una tantum, non strutturale.
  • Finalità: digitalizzazione e divulgazione di fonti storiche e archivistiche.
Il progetto: il Portale delle fonti per la storia della Repubblica italiana

Il comma 904 della legge 30 dicembre 2025, n. 199 (Legge di Bilancio 2026) rifinanzia, per l'anno 2026, l'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 381, della legge 27 dicembre 2019, n. 160 (Legge di Bilancio 2020), relativa al progetto culturale Portale delle fonti per la storia della Repubblica italiana. Si tratta di un'iniziativa di digitalizzazione e divulgazione delle fonti documentali, archivistiche e bibliografiche relative alla storia istituzionale, politica e sociale dell'Italia repubblicana, dal 1946 ad oggi.

L'importo del rifinanziamento

L'autorizzazione di spesa è rifinanziata per 200.000 euro nel solo 2026. Non si tratta di una misura strutturale a regime, ma di un sostegno una tantum finalizzato a garantire la prosecuzione del progetto per l'anno di riferimento. La portata economica è contenuta ma significativa per un progetto culturale di nicchia, che opera in modalità specialistica nella valorizzazione delle fonti archivistiche italiane.

Il quadro normativo dei beni archivistici

I beni archivistici sono parte integrante del patrimonio culturale nazionale, tutelati dal decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio) e dalla legge 7 agosto 1990, n. 241 sull'accesso ai documenti amministrativi (parte applicabile agli archivi statali e degli enti pubblici). Il Ministero della Cultura, attraverso la Direzione Generale Archivi, sovrintende al sistema archivistico nazionale, costituito dall'Archivio Centrale dello Stato, dagli Archivi di Stato territoriali, dalle Soprintendenze archivistiche e dagli enti di rilievo nazionale.

Il regime di digitalizzazione del patrimonio culturale

La digitalizzazione del patrimonio culturale è uno degli assi prioritari del PNRR (Missione 1, Componente 3) e della Strategia nazionale di digitalizzazione del Mibact (oggi MIC). Il D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82 (Codice dell'Amministrazione Digitale) costituisce il quadro generale, integrato dalle Linee guida AgID sulla formazione, gestione e conservazione dei documenti informatici. La digitalizzazione degli archivi storici richiede particolare attenzione ai profili di accessibilità (D.Lgs. 27 maggio 2022, n. 82 sull'accessibilità dei siti web pubblici), riservatezza (Regolamento UE 2016/679 GDPR per documenti contenenti dati personali) e interoperabilità (norme AgID sui formati aperti).

Il regime fiscale e contabile

Il finanziamento di 200.000 euro è erogato sul bilancio dello Stato (Ministero della Cultura) e gestito secondo le ordinarie procedure di contabilità pubblica ex L. 196/2009. Gli affidamenti per la realizzazione delle attività di digitalizzazione, sviluppo del portale e gestione editoriale seguono il Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 31 marzo 2023, n. 36), nelle modalità semplificate previste per i contratti sotto-soglia. Per i fornitori privati, i compensi sono soggetti a IRES (D.P.R. 917/1986) o IRPEF a seconda della forma giuridica, oltre a IVA con aliquota ordinaria del 22 per cento sui servizi resi (D.P.R. 633/1972).

Profili costituzionali

La promozione della cultura attraverso strumenti digitali si fonda sull'art. 9 della Costituzione, che riconosce alla Repubblica il dovere di tutelare il patrimonio storico e artistico della Nazione. Strumenti come il Portale delle fonti contribuiscono alla diffusione della conoscenza storica e all'esercizio del diritto di studiare e ricercare (art. 33 Cost.). La cura della memoria istituzionale è inoltre coerente con l'art. 2 Cost. (riconoscimento dei diritti inviolabili dell'uomo e della formazione delle persone nelle formazioni sociali) e con l'art. 5 Cost. (riconoscimento delle autonomie locali, le cui radici sono ricostruibili attraverso le fonti archivistiche).

Domande frequenti

Che cos'è il Portale delle fonti per la storia della Repubblica italiana?

Si tratta di un progetto culturale di digitalizzazione e valorizzazione delle fonti documentali, archivistiche e bibliografiche relative alla storia istituzionale, politica, economica e sociale dell'Italia repubblicana, dal 1946 ad oggi. Il progetto, originariamente finanziato dalla legge 27 dicembre 2019, n. 160 (Legge di Bilancio 2020, art. 1, comma 381), mira a rendere disponibili online le fonti primarie utili per la ricerca storica: documenti governativi, atti parlamentari, archivi di partiti politici, fondi privati di personalità istituzionali, periodici, immagini fotografiche. Il portale facilita l'accesso ai ricercatori, agli studenti e ai cittadini interessati alla storia del Paese, in coerenza con le politiche di trasparenza e di promozione della cultura previste dall'art. 9 della Costituzione.

Perché il rifinanziamento è di soli 200.000 euro e per il solo 2026?

L'importo di 200.000 euro per il 2026 riflette la natura specialistica e di nicchia del progetto: si tratta di un'iniziativa di valorizzazione culturale-archivistica, non di un grande programma infrastrutturale. Il carattere una tantum (un anno) risponde alle scelte di programmazione finanziaria della LB 2026, che ha privilegiato il rifinanziamento di numerose linee di sostegno alla cultura con importi contenuti ma capillari. La continuità pluriennale del progetto richiederà in futuro nuove autorizzazioni di spesa, attraverso le successive leggi di bilancio o tramite partecipazione a bandi PNRR e linee di finanziamento europee (es. Creative Europe, Horizon Europe). La pianificazione strutturale resta una sfida aperta per i progetti culturali.

Come avviene la digitalizzazione delle fonti archivistiche?

La digitalizzazione segue le Linee guida AgID sulla formazione, gestione e conservazione dei documenti informatici, integrate dalle specifiche regole del Ministero della Cultura. I principali passaggi sono: selezione delle fonti da digitalizzare in base a criteri storiografici; preparazione fisica dei materiali; scansione ad alta risoluzione; produzione di metadati descrittivi secondo standard internazionali (ISAD/G, Dublin Core); riconoscimento ottico dei caratteri (OCR) per i documenti testuali; pubblicazione sul portale con motori di ricerca e funzionalità di consultazione. Il regime giuridico include profili di tutela dei dati personali (Regolamento UE 2016/679 GDPR), di diritti d'autore (legge 22 aprile 1941, n. 633), di accessibilità (D.Lgs. 82/2022) e di sicurezza informatica (Codice dell'Amministrazione Digitale, D.Lgs. 82/2005).

Come sono affidati i lavori di realizzazione del portale?

I lavori di realizzazione e gestione del portale sono affidati secondo le regole del Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 31 marzo 2023, n. 36). Dato l'importo contenuto del finanziamento (200.000 euro), gli affidamenti rientreranno nelle soglie semplificate previste dall'art. 50 del Codice: affidamento diretto fino a 140.000 euro per servizi e forniture, procedura negoziata senza bando per importi superiori. Le procedure devono garantire il rispetto dei principi di trasparenza, parità di trattamento, rotazione degli operatori e proporzionalità. Sono ammesse anche collaborazioni con università e istituti di ricerca pubblici, mediante accordi ex art. 15 della legge 7 agosto 1990, n. 241 (accordi tra pubbliche amministrazioni). La rendicontazione spetta alle strutture del Ministero della Cultura.

I servizi resi dai fornitori sono soggetti a IVA?

Sì. I servizi di digitalizzazione, sviluppo software, gestione editoriale e consulenza scientifica resi al Ministero della Cultura sono soggetti a IVA con aliquota ordinaria del 22 per cento, ai sensi dell'art. 16 del D.P.R. 633/1972 (TUIVA). Gli affidamenti pubblici di servizi non rientrano nelle ipotesi di esenzione o esclusione IVA. I fornitori applicano IVA in fattura, salvo i casi di reverse charge per particolari prestazioni. Sul piano IRPEF/IRES, i compensi costituiscono ricavi imponibili secondo le regole ordinarie del TUIR (art. 83 per il reddito d'impresa). Per le università e gli istituti di ricerca pubblici, partecipanti tramite accordi ex art. 15 L. 241/1990, il regime fiscale è più favorevole, in coerenza con la loro natura non commerciale ex art. 73, comma 1, lettera c) del TUIR. Il pagamento avviene previa verifica regolarità fiscale (DURC, art. 48-bis DPR 602/1973).

A cura di
Dott. Andrea Marton — Tax Advisor, Consulente Fiscale
Responsabile editoriale di La Legge in Chiaro per i principali codici italiani (C.C., C.P., C.P.C., C.P.P., Costituzione, C.d.S., Codice del Consumo, TUIR, T.U.IVA, T.U.B., IRAP, Antiriciclaggio, CCII, TUE, Accertamento, Successioni). Contenuti redatti con linguaggio chiaro, fonti ufficiali aggiornate e revisione professionale a cura della Redazione.
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