Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Domande frequenti

Testo dell'articoloVigente

APE sociale è un’indennità a carico dello Stato (non una vera pensione) che accompagna al pensionamento chi appartiene a una delle quattro categorie protette individuate dalla legge: disoccupati, caregiver, invalidi civili e addetti a lavori gravosi. È una misura “a tempo”, prorogata di anno in anno dalle leggi di bilancio: va sempre verificata per l’anno di maturazione dei requisiti.

Aggiornamento 2026: la legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025, art. 1 co. 162) ha prorogato l’APE sociale fino al 31 dicembre 2026 per chi matura i requisiti al compimento dei 63 anni e 5 mesi. Nessuna riduzione anagrafica rispetto agli anni precedenti.

In che cosa consiste

L’APE sociale non è una pensione anticipata in senso tecnico: è un assegno ponte erogato dall’INPS fino al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia (o, se successiva, per la pensione anticipata ordinaria). Non essendo una prestazione previdenziale, non matura tredicesima né è soggetta a rivalutazione, e l’importo viene cristallizzato al momento dell’accesso: non cresce anche se nel frattempo si maturano ulteriori contributi.

Le quattro categorie e i requisiti contributivi

Oltre all’età (63 anni e 5 mesi), occorre rientrare in una delle categorie previste dall’art. 1, comma 179, L. 232/2016:

Categoria Condizione Anzianità contributiva minima
a) Disoccupati fine della NASpI da almeno 3 mesi, dopo licenziamento, dimissioni per giusta causa o cessazione di contratto a termine (con requisiti aggiuntivi) 30 anni
b) Caregiver assistenza da almeno 6 mesi a coniuge o parente di primo grado convivente con handicap grave (L. 104/1992) 30 anni
c) Invalidi civili riduzione della capacità lavorativa pari o superiore al 74% 30 anni
d) Lavori gravosi almeno 6 anni negli ultimi 7 (o 7 negli ultimi 10) in una delle mansioni dell’Allegato C alla L. 232/2016 36 anni

Per tutte le categorie è inoltre richiesto di essere iscritti all’assicurazione generale obbligatoria (o a forme sostitutive/esclusive) o alla gestione separata, di aver cessato l’attività lavorativa e di non essere già titolari di pensione diretta.

L’importo dell’indennità

L’assegno corrisponde al rateo di pensione maturato al momento della domanda, con un tetto massimo di 1.500 euro lordi mensili, erogato in 12 mensilità l’anno (niente tredicesima). L’importo non è rivalutato e non prevede integrazione al minimo: resta fisso per tutta la durata dell’APE, fino al raggiungimento dei requisiti di pensione ordinaria.

Cumulo con redditi da lavoro

L’art. 1, comma 163, L. 199/2025 conferma che l’APE sociale è incompatibile con redditi da lavoro dipendente o autonomo. Fa eccezione il lavoro autonomo occasionale entro 5.000 euro lordi annui, che resta cumulabile.

Domanda e finestre

La domanda si presenta all’INPS, che verifica il possesso dei requisiti; per le categorie b), c) e d) è necessario anche l’accertamento delle condizioni sanitarie o lavorative da parte delle commissioni competenti. Una volta riconosciuto il diritto, l’indennità decorre comunque non prima di alcuni mesi dalla maturazione dei requisiti, secondo un meccanismo di finestre analogo a quello di altre misure di pensionamento anticipato.

Le norme di riferimento, commentate

La disciplina di base è quella dell’art. 1, commi 179-186, L. 232/2016 (legge di Bilancio 2017), che ha introdotto l’APE sociale in via sperimentale, poi prorogata ogni anno dalle leggi di bilancio successive. Per il 2026 la proroga è contenuta nell’art. 1, comma 162, L. 199/2025 (legge di Bilancio 2026), che estende la misura al 31 dicembre 2026 e stanzia le relative risorse; il comma 163 conferma il regime di incompatibilità con i redditi da lavoro. Si veda anche la nostra guida ai commi minori della Legge di Bilancio 2026 su lavoro e pensioni per il testo coordinato dei commi 161-163.

Errori frequenti

Spunti pratici

Tizio ha 63 anni e 5 mesi, 31 anni di contributi ed è disoccupato da 4 mesi dopo un licenziamento, con NASpI esaurita da oltre 3 mesi: rientra nella categoria a) e può presentare domanda di APE sociale. Il suo rateo di pensione maturato è di 1.650 euro lordi mensili: percepirà comunque il tetto massimo di 1.500 euro, in 12 mensilità, fino a quando non maturerà i requisiti per la pensione di vecchiaia. Se durante l’APE dovesse svolgere un piccolo lavoro autonomo occasionale, dovrà restare sotto i 5.000 euro lordi annui per non perdere il beneficio.

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Domande frequenti

Che cos'è l'APE sociale?

È un'indennità a carico dello Stato che accompagna al pensionamento chi appartiene a una delle quattro categorie protette (disoccupati, caregiver, invalidi civili, addetti a lavori gravosi), fino al raggiungimento dei requisiti per la pensione ordinaria. Non è una pensione anticipata in senso tecnico.

Quali sono i requisiti anagrafici per il 2026?

63 anni e 5 mesi, secondo la proroga disposta dall'art. 1, comma 162, L. 199/2025 (legge di Bilancio 2026), fino al 31 dicembre 2026.

Quanti anni di contributi servono?

30 anni per disoccupati, caregiver e invalidi civili almeno al 74%; 36 anni per chi svolge lavori gravosi indicati nell'Allegato C alla L. 232/2016.

Qual è l'importo massimo dell'APE sociale?

Il rateo di pensione maturato al momento della domanda, con un tetto di 1.500 euro lordi mensili, erogato in 12 mensilità senza tredicesima né rivalutazione.

Si può lavorare mentre si percepisce l'APE sociale?

No, salvo lavoro autonomo occasionale entro 5.000 euro lordi annui (art. 1, comma 163, L. 199/2025); altri redditi da lavoro dipendente o autonomo sono incompatibili con la prestazione.

A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
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