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Stai valutando un trust per proteggere un patrimonio o organizzare il passaggio generazionale, e hai letto tutto e il contrario di tutto sulla tassazione? Dal 1° gennaio 2025 le regole sono cambiate in modo netto, e finalmente sono scritte nella legge. Il principio nuovo è questo: l’imposta di successione e donazione sul trust si paga “in uscita”, cioè quando i beni vengono attribuiti ai beneficiari, e non quando li conferisci nel trust. Aliquote e franchigie si calcolano sul rapporto tra disponente e beneficiario al momento dell’attribuzione: dal 4% con franchigia di 1 milione per coniuge e figli, fino all’8% tra estranei. Esiste anche un’opzione per pagare subito, al conferimento. Questa guida spiega cosa cambia davvero e quando il trust ha senso.
La riforma del 2025: tassazione “in uscita”
Per anni la tassazione del trust è stata terreno di battaglia tra Agenzia delle Entrate e Cassazione. Il D.Lgs. 139/2024 ha messo ordine, introducendo l’art. 4-bis nel Testo Unico sulle successioni e donazioni, con effetto dal 1° gennaio 2025. La regola: l’imposta proporzionale di successione e donazione è dovuta al momento del trasferimento dei beni ai beneficiari, non all’atto di dotazione del trust.
È un capovolgimento pratico: conferire beni nel trust non fa scattare l’imposta proporzionale; sarà l’attribuzione finale al beneficiario, quando il suo arricchimento si concretizza, a determinarla.
Il presupposto: si tassa l’arricchimento, non il vincolo
Un chiarimento che evita errori grossolani: non è il vincolo di destinazione in sé a essere tassato, ma l’arricchimento gratuito che il beneficiario effettivamente riceve. Ne deriva una conseguenza importante: i trust che non producono un arricchimento liberale — come i trust di garanzia, i trust liquidatori o i trust di scopo — restano esclusi dall’imposta proporzionale di donazione. Conta la sostanza economica, non la forma dell’atto.
Aliquote e franchigie: si guarda al rapporto con il beneficiario
Imposta e franchigia si determinano in base al grado di parentela tra disponente e beneficiario al momento dell’attribuzione:
| Rapporto disponente-beneficiario | Aliquota | Franchigia |
|---|---|---|
| Coniuge e parenti in linea retta (figli, genitori) | 4% | 1.000.000 € per beneficiario |
| Fratelli e sorelle | 6% | 100.000 € per beneficiario |
| Altri parenti fino al 4° grado e affini | 6% | nessuna |
| Altri soggetti (estranei) | 8% | nessuna |
Anche la base imponibile si determina con le regole in vigore al momento del trasferimento ai beneficiari: è quel momento, non il conferimento, a fotografare valore, aliquote e franchigie.
L’opzione per pagare subito (tassazione “in entrata”)
La riforma lascia una scelta strategica. Il disponente può optare per la tassazione anticipata al conferimento: paga l’imposta già al momento della dotazione del trust, calcolandola sul rapporto disponente-beneficiario e sulle regole vigenti in quell’istante. Il vantaggio: le successive attribuzioni ai beneficiari della stessa categoria non saranno più tassate. L’altra faccia: se in futuro i valori scendono o cambiano le regole, non spetta alcun rimborso. È una scommessa sul futuro che va valutata sui numeri concreti del patrimonio e sull’orizzonte temporale.
A cosa serve davvero un trust (e a cosa no)
Il trust non è uno strumento per “pagare meno tasse”: è uno strumento di protezione e organizzazione del patrimonio. Ha senso quando serve segregare beni a tutela di un familiare fragile, garantire un passaggio generazionale ordinato in presenza di più eredi o attività d’impresa, separare patrimoni da rischi professionali. Usarlo con il solo obiettivo di abbattere il carico fiscale, o per occultare beni, espone invece a contestazioni di interposizione e a un trust considerato “non genuino” (sham trust), con conseguenze pesanti.
Due casi pratici
Caso 1 – Tizio, imprenditore con figlio minore. Tizio istituisce un trust per proteggere i beni a favore del figlio. Conferendo i beni non paga l’imposta proporzionale; questa sarà dovuta quando, in futuro, i beni saranno attribuiti al figlio, al 4% oltre la franchigia di 1 milione. La scelta tra pagare ora o dopo dipende dalle prospettive del patrimonio.
Caso 2 – Caia e il trust di garanzia. Caia costituisce un trust a garanzia di un’operazione, senza alcun intento liberale verso un beneficiario. Non c’è arricchimento gratuito: il trust resta fuori dall’imposta proporzionale di donazione. La natura dell’atto fa la differenza.
Gli errori che costano caro
• Pensare di pagare al conferimento per forza. La regola ora è la tassazione in uscita, salvo opzione.
• Usare il trust solo per risparmiare imposte. Senza una causa concreta rischia di essere considerato non genuino.
• Ignorare il rapporto con il beneficiario. Aliquota e franchigia dipendono da quel legame al momento dell’attribuzione.
• Scegliere l’opzione “paga subito” senza calcoli. Non dà diritto a rimborsi se i valori scendono.
• Confondere i trust. Garanzia, liquidatori e di scopo seguono regole diverse dai trust liberali.
Fonti normative
• D.Lgs. 139/2024 — riforma del Testo Unico su successioni e donazioni, in vigore dal 1° gennaio 2025
• D.Lgs. 346/1990 (TUS), art. 4-bis — disciplina della tassazione dei trust e dei vincoli di destinazione
• Convenzione dell’Aja del 1985 — riconoscimento dei trust
• Prassi dell’Agenzia delle Entrate sui trust e sull’interposizione
Guida aggiornata a giugno 2026. La fiscalità del trust dipende dalla struttura, dai beneficiari e dagli scopi: il contenuto ha finalità informativa e non sostituisce una valutazione professionale sul caso concreto.
In sintesi
Dal 1.1.2025 (art. 4-bis TUS) l'imposta su successione e donazione del trust si paga all'attribuzione ai beneficiari, con aliquote 4/6/8% sul rapporto disponente-beneficiario.Domande frequenti
Quando si paga l’imposta di donazione sul trust?
Dal 2025, come regola, al momento dell’attribuzione dei beni ai beneficiari (tassazione “in uscita”), non al conferimento nel trust. È possibile optare per pagare subito, al momento della dotazione.
Con quali aliquote?
In base al rapporto tra disponente e beneficiario: 4% con franchigia di 1 milione per coniuge e figli, 6% per fratelli (franchigia 100.000 euro) e altri parenti fino al 4° grado (senza franchigia), 8% per gli estranei.
Conferire i beni nel trust fa scattare subito la tassa?
No, di regola. L’imposta proporzionale è dovuta all’attribuzione finale ai beneficiari. Il conferimento sconta le imposte fisse, salvo che si scelga l’opzione per la tassazione anticipata.
Tutti i trust pagano l’imposta di donazione?
No. Si tassa solo l’arricchimento gratuito del beneficiario. I trust di garanzia, liquidatori e di scopo, che non producono una liberalità, restano esclusi dall’imposta proporzionale.
Il trust serve a pagare meno tasse?
No, è uno strumento di protezione e organizzazione del patrimonio. Usarlo solo per ridurre le imposte o occultare beni espone a contestazioni di interposizione e al rischio di trust considerato non genuino.