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Ultimo aggiornamento: 19 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

Attenzione: l’art. 55 del codice di procedura civile e stato abrogato. Disciplinava la responsabilita personale del giudice per dolo o colpa grave, ma non e piu in vigore. La materia oggi e regolata dalla L. 13 aprile 1988, n. 117 (cosiddetta Legge Vassalli), come modificata dalla L. 27 febbraio 2015, n. 18. Anche il D.Lgs. 149/2022 (riforma Cartabia) ha inciso su istituti correlati del processo civile, pur senza reintrodurre la responsabilita diretta del magistrato.

In sintesi

Prima degli esempi: cosa cambia per chi vuole agire

Capire che l’art. 55 c.p.c. e stato abrogato e il primo passo per non incorrere in errori procedurali. Una citazione fondata su quella norma sarebbe oggi infondata in radice, perche la disposizione non e piu vigente. Chi ritiene di aver subito un danno ingiusto a causa di un comportamento doloso o gravemente colposo di un magistrato, oppure a causa di un diniego di giustizia, deve seguire il percorso tracciato dalla Legge Vassalli e dalla sua riforma del 2015.

Il punto centrale e che la responsabilita e indiretta: il cittadino agisce verso lo Stato, e solo in un secondo momento lo Stato puo rivalersi sul magistrato. Questa scelta legislativa nasce dall’esigenza di salvaguardare l’indipendenza e la serenita di giudizio del magistrato, evitando che il timore di cause personali possa condizionare le decisioni.

Il regime ante riforma e l’abrogazione dell’art. 55 c.p.c.

Nella sua formulazione originaria, l’art. 55 c.p.c. prevedeva una responsabilita personale del giudice per dolo, frode o concussione, e nei casi in cui la legge lo dichiarava civilmente responsabile. La norma era applicata raramente: la giurisprudenza imponeva oneri probatori molto stringenti e le ipotesi tipizzate erano interpretate in modo restrittivo. Di fatto, il rimedio era piu teorico che pratico.

Dopo il referendum abrogativo del 1987, il legislatore e intervenuto con la L. 117/1988, che ha riorganizzato l’intera materia in un testo autonomo, abrogando le disposizioni del codice di procedura civile incompatibili, tra cui l’art. 55. Da quel momento la responsabilita civile dei magistrati non e piu disciplinata dal codice di rito, ma da una legge speciale.

La riforma Cartabia (D.Lgs. 149/2022) e successivi interventi hanno modernizzato il processo civile su molti fronti (procedimento semplificato, mediazione, esecuzione, famiglia), ma non hanno reintrodotto un regime di responsabilita personale del giudice analogo al vecchio art. 55. La cornice resta quella della L. 117/1988.

La disciplina vigente: L. 117/1988 e L. 18/2015

La Legge Vassalli, nella versione novellata dalla L. 18/2015 (adottata anche in adeguamento ai principi euro-unionali in materia di responsabilita degli Stati per violazione del diritto comunitario), stabilisce alcune coordinate essenziali:

Casi pratici

Caso 1 – Citazione fondata sull’art. 55 c.p.c.: inammissibilita di principio

Tizio, dopo aver perso una causa civile in primo grado, ritiene che il giudice abbia deciso in modo manifestamente errato e propone direttamente una citazione personale contro il magistrato, richiamando l’art. 55 c.p.c.. La domanda e destinata a non essere accolta: la norma e stata abrogata e non puo costituire fondamento dell’azione. Il difensore avrebbe dovuto inquadrare la pretesa nella L. 117/1988, indirizzandola contro la Presidenza del Consiglio dei Ministri e dimostrando dolo, colpa grave o diniego di giustizia.

Caso 2 – Travisamento manifesto delle prove

Caia perde una causa di lavoro perche il giudice, nella motivazione, afferma l’esistenza di un documento mai depositato e nega l’esistenza di una circostanza pacificamente ammessa dalle parti. Esauriti i mezzi di impugnazione, Caia agisce contro lo Stato ai sensi della L. 117/1988, deducendo colpa grave per travisamento del fatto e delle prove, secondo la nozione introdotta dalla L. 18/2015. Il tribunale competente valuta la sussistenza del presupposto e, in caso di accoglimento, condanna lo Stato al risarcimento. Lo Stato potra poi esercitare la rivalsa sul magistrato nei limiti previsti.

Caso 3 – Diniego di giustizia per inerzia ingiustificata

Sempronio attende per oltre quattro anni una decisione su un’istanza urgente, nonostante ripetute sollecitazioni e l’assenza di motivi oggettivi di rinvio. Dopo aver tentato i rimedi acceleratori previsti dall’ordinamento, propone azione ex L. 117/1988 deducendo diniego di giustizia. La legge definisce questa figura come il rifiuto, l’omissione o il ritardo nel compimento di atti dovuti, quando, decorsi i termini di legge, la parte abbia chiesto al magistrato di provvedere e non sia intervenuta risposta entro un termine ragionevole.

Caso 4 – Errore di interpretazione: confine della clausola di salvaguardia

Mevio impugna una sentenza ritenendo errata l’interpretazione di una norma di diritto. Ottenuta la riforma in appello, propone anche azione di responsabilita contro lo Stato. La domanda viene respinta: l’attivita interpretativa e, di regola, coperta dalla clausola di salvaguardia. Sarebbe stato necessario dimostrare che l’errore integrava una violazione manifesta della legge o del diritto dell’Unione europea, secondo i parametri della L. 18/2015 (chiarezza della norma violata, carattere intenzionale, mancanza di giustificazione plausibile).

Caso 5 – Rivalsa dello Stato sul magistrato

Dopo una sentenza che condanna lo Stato al risarcimento per colpa grave, la Presidenza del Consiglio dei Ministri promuove l’azione di rivalsa contro il magistrato responsabile. La legge fissa limiti quantitativi: la somma oggetto di rivalsa non puo superare una determinata percentuale dell’annualita di stipendio, salvo i casi di dolo. La rivalsa e obbligatoria nei casi previsti e si svolge davanti al giudice ordinario. Questo passaggio chiarisce perche, nel sistema vigente, il magistrato non e mai convenuto diretto del cittadino: l’eventuale ricaduta patrimoniale avviene in un secondo momento, a iniziativa dello Stato.

Quando chiedere il supporto di un professionista

Le azioni fondate sulla L. 117/1988 richiedono un’analisi tecnica accurata: ricostruzione del provvedimento contestato, esaurimento dei rimedi, individuazione del presupposto (dolo, colpa grave nelle figure tipizzate, diniego di giustizia), calcolo dei termini e scelta del foro. Per valutare la concreta percorribilita della domanda e utile rivolgersi a un avvocato esperto in responsabilita civile e contenzioso pubblico. Su fiscoinvestimenti.it e possibile entrare in contatto con professionisti qualificati per un primo orientamento.

Norme e fonti

FAQ

L’art. 55 c.p.c. e ancora in vigore?

No. La disposizione e stata abrogata. La materia della responsabilita civile dei magistrati e oggi regolata dalla L. 117/1988, come modificata dalla L. 18/2015.

Posso citare direttamente il giudice che ha emesso una sentenza che ritengo sbagliata?

No. L’azione va proposta contro lo Stato (Presidenza del Consiglio dei Ministri). Solo in caso di condanna lo Stato potra esercitare rivalsa sul magistrato nei limiti di legge.

Cosa si intende per colpa grave dopo la L. 18/2015?

Rientrano nella colpa grave, tra l’altro, la violazione manifesta della legge o del diritto dell’Unione europea, il travisamento del fatto o delle prove, l’affermazione o negazione di circostanze incontrastabilmente escluse o risultanti dagli atti.

L’errore di interpretazione di una norma puo generare responsabilita?

In linea di principio no, perche l’attivita interpretativa e coperta da una clausola di salvaguardia. Puo rilevare solo se integra una violazione manifesta o si traduce in dolo o colpa grave secondo le figure tipizzate.

Entro quanto tempo si deve agire?

Il termine ordinario e di tre anni dal momento in cui l’azione e esperibile, e comunque dopo l’esaurimento dei rimedi processuali disponibili. E fondamentale verificare i termini con un professionista, perche la decorrenza dipende dal singolo caso.

A cura di
Andrea Marton — Autore e divulgatore giuridico
Autore e responsabile editoriale di La Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica gratuita su 31 testi e codici italiani. I contenuti hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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