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Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

In sintesi

Tre regimi, un’unica aliquota

La tassazione dei guadagni finanziari delle persone fisiche (i “redditi diversi di natura finanziaria” dell’art. 67 TUIR e i redditi di capitale dell’art. 44 TUIR) passa per una scelta che ogni investitore fa, spesso senza rendersene conto, al momento dell’apertura del rapporto con la banca o il broker. I tre regimi previsti dal D.Lgs. 461/1997 non cambiano quanto si paga — l’imposta sostitutiva è il 26% dal 1° luglio 2014 per la generalità degli strumenti — ma cambiano profondamente come e quando.

La scelta di default nelle banche italiane è il risparmio amministrato. Il dichiarativo è invece la condizione tipica (e spesso obbligata) di chi usa broker esteri senza stabile organizzazione in Italia: in quel caso non c’è alcun sostituto d’imposta e tocca al contribuente dichiarare tutto nel quadro RT.

Il confronto

Dichiarativo (art. 5) Amministrato (art. 6) Gestito (art. 7)
Chi calcola e versa Il contribuente, nel quadro RT della dichiarazione La banca/SIM, su ogni singola operazione Il gestore, sul risultato annuo della gestione
Momento impositivo Realizzato (quando vendi) Realizzato (quando vendi) Maturato: si paga anche su plusvalenze solo “sulla carta” a fine anno
Anonimato verso il Fisco No: tutto in dichiarazione
Dividendi e interessi Tassati a parte (ritenuta/sostitutiva), mai compensabili Tassati a parte, mai compensabili Concorrono al risultato di gestione: di fatto compensabili con le minusvalenze
Minusvalenze Riportabili in RT fino al 4° periodo successivo Compensate con plusvalenze successive dello stesso rapporto, entro il 4° periodo Il risultato negativo riduce i risultati dei periodi successivi
Effetto finanziario Si paga a giugno-luglio dell’anno dopo Si paga subito a ogni vendita Si paga ogni anno, anche senza vendere

Il regime dichiarativo

Nessun prelievo alla fonte: le plusvalenze realizzate nell’anno si dichiarano nel quadro RT del modello Redditi e l’imposta sostitutiva si versa con il saldo delle imposte. Il vantaggio è finanziario: tra il realizzo (poniamo gennaio 2026) e il versamento (giugno-luglio 2027) il capitale resta investito. Lo svantaggio è l’onere amministrativo: ogni operazione va ricostruita con prezzi di carico documentati e, se gli strumenti sono detenuti presso intermediari esteri, si aggiungono il quadro RW per il monitoraggio fiscale e l’IVAFE.

Il risparmio amministrato

Si applica quando i titoli sono in custodia o amministrazione presso banche, SIM o altri soggetti autorizzati, che operano da sostituto d’imposta su ogni operazione. Le minusvalenze si compensano automaticamente con le plusvalenze successive realizzate nello stesso rapporto, nello stesso periodo d’imposta o nei quattro successivi. Attenzione all’ordine cronologico: se la plusvalenza arriva prima della minusvalenza, l’imposta è già stata prelevata e non si recupera dentro il rapporto.

Se il rapporto si chiude, le minusvalenze residue non vanno perse: l’intermediario rilascia una certificazione e possono essere usate in un altro rapporto amministrato o portate in dichiarazione nel quadro RT. Se invece i titoli passano a una gestione patrimoniale, le minusvalenze certificate si deducono solo in dichiarazione, non dentro il risultato di gestione.

Il risparmio gestito

È il regime delle gestioni patrimoniali: l’imposta del 26% colpisce il risultato maturato della gestione a fine anno, anche se non realizzato. Nel risultato entrano tutte le componenti: plusvalenze e minusvalenze, ma anche dividendi e interessi (che sono esonerati dalle ritenute alla fonte) e in diminuzione le commissioni di gestione. È l’unico regime in cui, di fatto, un dividendo incassato può essere “assorbito” da una minusvalenza.

Due dettagli confermati dalla prassi: l’imposta di bollo sui rendiconti è deducibile dal risultato di gestione (R.M. 76/E/2013), così come le spese di deposito e custodia dei titoli (R.M. 205/E/2003). Il rovescio della medaglia è che tassare il maturato significa anticipare l’imposta su guadagni che potrebbero anche svanire l’anno dopo: il risultato negativo si riporta, ma intanto la liquidità è uscita.

In caso di decesso del titolare, il mandato di gestione si estingue e il risultato si calcola al valore del patrimonio alla data di apertura della successione (R.M. 120/E/2001); le plusvalenze realizzate prima del decesso non entrano nella successione ereditaria.

Opzioni, revoche e partecipazioni qualificate

L’opzione per l’amministrato si comunica all’apertura del rapporto (o prima dell’inizio del periodo d’imposta per i rapporti esistenti), vale per l’intero periodo ed è revocabile entro l’anno con effetto dal periodo successivo. Per il gestito la comunicazione avviene alla stipula del contratto e l’opzione dura fino allo scioglimento, salvo revoca annuale.

Storicamente le partecipazioni qualificate erano escluse da entrambi i regimi opzionali, perché seguivano la tassazione ordinaria. Con la L. 205/2017, che dal 1° gennaio 2019 ha esteso l’imposta sostitutiva del 26% anche alle plusvalenze su partecipazioni qualificate, quella esclusione è superata e anche le qualificate possono stare in amministrato o gestito.

Esempio pratico

  • Tizio (dichiarativo, broker estero) realizza a febbraio 2026 una plusvalenza di 10.000 euro su azioni. Nessun prelievo immediato: dichiarerà nel quadro RT del modello Redditi 2027 e verserà 2.600 euro di imposta sostitutiva a giugno-luglio 2027. Nel frattempo compila anche il quadro RW.

  • Caio (amministrato) realizza la stessa plusvalenza: la banca preleva 2.600 euro il giorno del realizzo. A novembre Caio realizza una minusvalenza di 4.000 euro: l’imposta già versata non si recupera, ma la minusvalenza resterà nel rapporto per compensare plusvalenze future fino al 2030.

  • Sempronio (gestione patrimoniale) chiude il 2026 con un risultato maturato di +10.000 euro, di cui 3.000 di dividendi e 7.000 di rivalutazione dei titoli non venduti: paga il 26% su tutto, dedotte commissioni e bollo, anche se non ha venduto nulla.

Domande frequenti

Posso avere regimi diversi su rapporti diversi?

Sì. La scelta è per singolo rapporto: si può avere un dossier amministrato in banca e contemporaneamente un conto presso un broker estero in regime dichiarativo. Le minusvalenze però non si compensano liberamente tra rapporti: servono la chiusura del rapporto e la certificazione, oppure il passaggio dal quadro RT.

Quale regime conviene?

Dipende dal profilo. L’amministrato vince per semplicità; il dichiarativo per chi usa broker esteri o vuole il differimento finanziario dell’imposta e non teme la dichiarazione; il gestito ha senso dentro una gestione patrimoniale, dove l’integrale compensazione tra redditi di capitale e minusvalenze può valere più dell’anticipo d’imposta sul maturato.

I titoli di Stato sono tassati al 26%?

No: interessi e plusvalenze su titoli di Stato italiani ed equiparati (e dei Paesi white list) restano al 12,50% in tutti e tre i regimi.

Da leggere insieme

A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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