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Congedo straordinario per assistere un familiare disabile

Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

Oltre ai permessi mensili, chi assiste un familiare con disabilità grave può avere diritto a un’assenza prolungata dal lavoro: il congedo straordinario retribuito, disciplinato dall’art. 42 del D.Lgs 151/2001. È uno strumento importante ma con regole precise su durata, beneficiari e importo. Ecco come funziona.

Durata e retribuzione

Il congedo straordinario ha una durata massima di due anni nell’arco dell’intera vita lavorativa, da fruire in modo continuativo o frazionato, per assistere la stessa persona con handicap grave. Durante il congedo spetta un’indennità pari all’ultima retribuzione (con riferimento alle voci fisse), entro un tetto massimo annuo rivalutato ogni anno, ed è riconosciuta la contribuzione figurativa.

Chi può fruirne: l’ordine di priorità

La legge individua un ordine di priorità tra i familiari che possono richiedere il congedo per assistere la persona disabile grave convivente:

  1. il coniuge convivente (o la parte dell’unione civile);
  2. il padre o la madre;
  3. uno dei figli conviventi;
  4. uno dei fratelli o sorelle conviventi;
  5. un parente o affine entro il terzo grado convivente.

Si passa al livello successivo solo se il precedente manca, è deceduto o è affetto da patologie invalidanti.

Il requisito della convivenza

Per la maggior parte dei beneficiari è richiesta la convivenza con la persona assistita; la convivenza può però essere instaurata anche successivamente alla domanda e mantenuta per tutta la durata del congedo. Fanno eccezione alcune ipotesi (ad esempio i genitori che assistono il figlio disabile grave), per cui le regole sono state nel tempo ampliate dalla giurisprudenza costituzionale a tutela del diritto all’assistenza.

Congedo e permessi insieme

Il congedo straordinario e i permessi mensili della legge 104 non possono essere fruiti negli stessi giorni dallo stesso lavoratore per la stessa persona; possono però alternarsi nel tempo. È quindi possibile, ad esempio, usare i tre giorni mensili in certi periodi e attivare il congedo straordinario in altri, programmando l’assistenza nel modo più adatto.

Come si chiede

La domanda si presenta all’INPS in via telematica, allegando il verbale di handicap grave e i dati del rapporto di lavoro, con preavviso al datore. È importante verificare in anticipo la propria posizione nell’ordine di priorità e i periodi già eventualmente fruiti da altri familiari per la stessa persona, dato il tetto complessivo dei due anni.

Articoli di legge da consultare

Domande frequenti

Quanto dura il congedo straordinario per la legge 104?

Fino a due anni nell’arco della vita lavorativa, per assistere un familiare con handicap grave. È retribuito entro un tetto annuo ed è coperto da contribuzione figurativa.

Chi ha la precedenza per il congedo straordinario?

C’è un ordine preciso: coniuge o parte dell’unione civile convivente, poi i genitori, poi i figli conviventi, poi fratelli e sorelle conviventi, infine parenti o affini entro il terzo grado conviventi.

Posso usare congedo e permessi 104 insieme?

Non negli stessi giorni per la stessa persona, ma possono alternarsi nel tempo, organizzando l’assistenza nei diversi periodi.

Risorse correlate

I contenuti hanno finalità divulgativa e non sostituiscono la consulenza di un avvocato. Per la propria situazione specifica si raccomanda di rivolgersi a un professionista abilitato.