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Ultimo aggiornamento: 14 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
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Art. 599 c.c. Persone interposte

In vigore

Le disposizioni testamentarie a vantaggio delle persone incapaci indicate dagli articoli 592, 593, 595, 596, 597 e 598 sono nulle anche se fatte sotto nome d’interposta persona. Sono reputate persone interposte il padre, la madre, i discendenti e il coniuge della persona incapace, anche se chiamati congiuntamente con l’incapace.

In sintesi

  • L'art. 599 c.c. estende la nullità prevista dagli artt. 592, 593, 595, 596, 597 e 598 c.c. anche alle disposizioni fatte sotto nome di interposta persona.
  • La norma impedisce di aggirare le incapacità di ricevere mediante l'uso di un prestanome.
  • Sono presunte persone interposte: il padre, la madre, i discendenti e il coniuge della persona incapace.
  • La presunzione opera anche se l'interposto è chiamato congiuntamente all'incapace.
  • La presunzione è iuris et de iure: non ammette prova contraria, secondo l'orientamento prevalente di dottrina e giurisprudenza.

Ratio: il divieto di aggiramento delle incapacità

L'art. 599 c.c. costituisce la norma di chiusura del sistema delle incapacità a ricevere per testamento. Le incapacità degli artt. 592-598 c.c. (tutore, notaio, testimoni, scrivente del testamento segreto, ecc.) sarebbero facilmente eludibili mediante il ricorso a un prestanome: il testatore istituirebbe erede un soggetto formalmente capace, con l'intesa che questi avrebbe poi trasferito il bene all'incapace. L'art. 599 c.c. interviene a chiusura, sancendo che anche in tal caso la disposizione è nulla.

L'interposizione fittizia e l'interposizione reale

La dottrina distingue tra interposizione fittizia (simulazione: il prestanome è solo apparentemente destinatario, e l'intero rapporto è programmato fin dall'inizio per favorire l'incapace) e interposizione reale (il prestanome riceve effettivamente i beni e si obbliga poi a trasferirli all'incapace in forza di un patto separato, riconducibile al mandato). L'art. 599 c.c. copre entrambe le ipotesi, dichiarando nulla la disposizione in radice. La ratio è di evitare qualsiasi forma di elusione, indipendentemente dallo schema giuridico impiegato.

La presunzione di interposizione

Il secondo comma dell'art. 599 c.c. introduce una presunzione legale: si reputano persone interposte il padre, la madre, i discendenti e il coniuge dell'incapace. La ratio è probatoria: dimostrare l'accordo di interposizione è notoriamente difficile, perché si tratta di un patto occulto; il legislatore individua quindi una cerchia di soggetti la cui posizione di prossimità con l'incapace giustifica una presunzione di interposizione. La presunzione opera anche se l'interposto è chiamato congiuntamente con l'incapace (ad esempio, erede al 50% l'incapace e al 50% il coniuge dell'incapace).

Natura della presunzione: iuris et de iure

La dottrina maggioritaria e la giurisprudenza tradizionale qualificano la presunzione come iuris et de iure: non è ammessa prova contraria. Significa che, anche se il chiamato dimostrasse che la disposizione era genuinamente in suo favore e non in funzione di trasferimento all'incapace, la nullità opera ugualmente. La ragione è la difficoltà di un riscontro probatorio in materia e l'esigenza di certezza del diritto. Una minoranza dottrinale qualifica invece la presunzione come iuris tantum, ammettendo la prova contraria della genuinità dell'intento liberale.

Soggetti destinatari della presunzione e tassatività

L'elenco delle persone interposte è tassativo: padre, madre, discendenti e coniuge dell'incapace. Non rientrano nella presunzione fratelli, sorelle, conviventi more uxorio (salvo aggiornamenti normativi specifici), zii, nipoti diversi dai discendenti diretti. Per questi soggetti l'interposizione deve essere provata in concreto secondo le regole ordinarie. La nozione di "discendenti" si interpreta in senso ampio, ricomprendendo figli, nipoti, pronipoti, anche adottivi e nati fuori dal matrimonio (dopo la riforma della filiazione).

Effetti della nullità

La nullità ex art. 599 c.c. è parziale (limitata alla disposizione viziata), assoluta (rilevabile d'ufficio, imprescrittibile, opponibile da chiunque vi abbia interesse) e insanabile. La quota destinata all'interposto si devolve ai chiamati per legge o agli altri istituiti, secondo le regole ordinarie di successione.

Caso pratico

Tizio, sottoposto a tutela, redige testamento durante il rapporto tutorio nominando erede non il proprio tutore Caio (la cui istituzione sarebbe nulla ex art. 596 c.c.), bensì la moglie di Caio, Mevia, con la quale ha rapporti cordiali. Alla morte di Tizio, gli eredi legittimi impugnano la disposizione. L'art. 599 c.c. opera: Mevia, in quanto coniuge dell'incapace Caio, si presume persona interposta. La disposizione è nulla per legge, senza necessità di provare in concreto l'esistenza dell'accordo di interposizione. La presunzione opererebbe anche se Tizio avesse istituito eredi in parti uguali Caio e Mevia: l'istituzione congiunta non vale a sanare il vizio.

Domande frequenti

Cosa significa "persona interposta" nell'art. 599 c.c.?

È il soggetto formalmente istituito erede o legatario che funge in realtà da prestanome dell'incapace di ricevere, con l'intesa (espressa o implicita) di trasferire poi a quest'ultimo i beni ricevuti. La norma sanziona con nullità qualsiasi disposizione di questo tipo.

Chi sono le persone presunte interposte ex art. 599 c.c.?

Si presumono interposti il padre, la madre, i discendenti e il coniuge dell'incapace. L'elenco è tassativo e la presunzione opera anche se il chiamato è istituito congiuntamente all'incapace.

La presunzione di interposizione ammette prova contraria?

Secondo l'orientamento prevalente di dottrina e giurisprudenza, no: la presunzione è iuris et de iure, e dunque la nullità opera anche se il beneficiario dimostra la genuinità della liberalità. Una minoranza dottrinale ritiene invece la presunzione iuris tantum.

L'art. 599 c.c. si applica anche al convivente di fatto dell'incapace?

L'elenco è tassativo e non ricomprende espressamente il convivente di fatto. La giurisprudenza, tuttavia, tende a estendere la disciplina in chiave antielusiva quando l'interposizione sia provata in concreto secondo le regole ordinarie.

Cosa accade alla quota destinata alla persona interposta?

La disposizione è nulla e la quota si devolve ai chiamati per legge (eredi legittimi) o agli altri istituiti per testamento, secondo le regole ordinarie di successione e di accrescimento.

A cura di
Dott. Andrea Marton — Tax Advisor, Consulente Fiscale
Responsabile editoriale di La Legge in Chiaro per i principali codici italiani (C.C., C.P., C.P.C., C.P.P., Costituzione, C.d.S., Codice del Consumo, TUIR, T.U.IVA, T.U.B.). Contenuti redatti con linguaggio chiaro, fonti ufficiali aggiornate e revisione professionale a cura della Redazione.
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