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Ultimo aggiornamento: 10 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
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Art. 36 C.d.S. – Piani urbani del traffico e piani del traffico per la viabilità extraurbana

In vigore dal 1° gennaio 1993 (D.Lgs. 285/1992)

1. Ai comuni, con popolazione residente superiore a trentamila abitanti, è fatto obbligo dell’adozione del piano urbano del traffico.

2. All’obbligo di cui al comma 1 sono tenuti ad adempiere i comuni con popolazione residente inferiore a trentamila abitanti i quali registrino, anche in periodi dell’anno, una particolare affluenza turistica, risultino interessati da elevati fenomeni di pendolarismo o siano, comunque, impegnati per altre particolari ragioni alla soluzione di rilevanti problematiche derivanti da congestione della circolazione stradale. L’elenco dei comuni interessati viene predisposto dalla regione e pubblicato, a cura del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

3. Le province provvedono all’adozione di piani del traffico per la viabilità extraurbana d’intesa con gli altri enti proprietari delle strade interessate. La legge regionale può prevedere, ai sensi dell’art. 19 della legge 8 giugno 1990, n. 142, che alla redazione del piano urbano del traffico delle aree, indicate all’art. 17 della stessa, provvedano gli organi della città metropolitana.

4. I piani di traffico sono finalizzati ad ottenere il miglioramento delle condizioni di circolazione e della sicurezza stradale, la riduzione degli inquinamenti acustico ed atmosferico ed il risparmio energetico, in accordo con gli strumenti urbanistici vigenti e con i piani di trasporto e nel rispetto dei valori ambientali, stabilendo le priorità e i tempi di attuazione degli interventi. Il piano urbano del traffico prevede il ricorso ad adeguati sistemi tecnologici, su base informatica di regolamentazione e controllo del traffico, nonché di verifica del rallentamento della velocità e di dissuasione della sosta, al fine anche di consentire modifiche ai flussi della circolazione stradale che si rendano necessarie in relazione agli obiettivi da perseguire.

5. Il piano urbano del traffico viene aggiornato ogni due anni. Il sindaco o il sindaco metropolitano, ove ricorrano le condizioni di cui al comma 3, sono tenuti a darne comunicazione al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per l’inserimento nel sistema informativo previsto dall’art. 226, comma 2. Allo stesso adempimento è tenuto il presidente della provincia quando sia data attuazione alla disposizione di cui al comma 3.

6. La redazione dei piani di traffico deve essere predisposta nel rispetto delle direttive emanate dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.

7. Per il perseguimento dei fini di cui ai commi 1 e 2 e anche per consentire la integrale attuazione di quanto previsto dal comma 3, le autorità indicate dall’art. 27, comma 3, della legge 8 giugno 1990, n. 142, convocano una conferenza tra i rappresentanti delle amministrazioni, anche statali, interessate.

8. È istituito, presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, l’albo degli esperti in materia di piani di traffico, formato mediante concorso biennale per titoli. Il bando di concorso è approvato con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti di concerto con il Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica.

9. A partire dalla data di formazione dell’albo degli esperti di cui al comma 8 è fatto obbligo di conferire l’incarico della redazione dei piani di traffico, oltre che a tecnici specializzati appartenenti al proprio Ufficio tecnico del traffico, agli esperti specializzati inclusi nell’albo stesso.

10. I comuni e gli enti inadempienti sono invitati, su segnalazione del prefetto, dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti a provvedere entro un termine assegnato, trascorso il quale il Ministero provvede alla esecuzione d’ufficio del piano e alla sua realizzazione.

Contenuto elaborato con il supporto di sistemi di intelligenza artificiale e revisionato dalla Redazione di La Legge in Chiaro sotto la responsabilità editoriale del Dott. Andrea Marton, Tax Advisor — Consulente Fiscale. Fonti verificate: Normattiva, Italgiure, Corte Costituzionale, Agenzia delle Entrate.

In sintesi

  • I comuni con popolazione superiore a 30.000 abitanti hanno l'obbligo di adottare il piano urbano del traffico (PUT).
  • Anche i comuni sotto soglia devono dotarsi del PUT se registrano forte afflusso turistico, pendolarismo elevato o gravi problemi di congestione.
  • L'elenco dei comuni sotto soglia obbligati è predisposto dalla regione e pubblicato dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti in Gazzetta Ufficiale.
  • Le province adottano piani del traffico per la viabilità extraurbana d'intesa con gli altri enti proprietari delle strade coinvolte.
  • I piani di traffico mirano a migliorare la circolazione e la sicurezza stradale, ridurre l'inquinamento acustico e atmosferico e garantire il risparmio energetico.
  • Il PUT deve prevedere sistemi tecnologici informatici per il controllo del traffico, la verifica delle velocità e la dissuasione della sosta.
  • Il piano urbano del traffico è soggetto ad aggiornamento biennale; il sindaco ne dà comunicazione al Ministero per l'inserimento nel sistema informativo ex art. 226.

Art. 36 C.d.S.: obblighi di adozione del piano urbano del traffico per comuni e province, finalità e aggiornamento biennale.

Ratio

L'articolo 36 del Codice della Strada disciplina gli strumenti di pianificazione e programmazione del traffico urbano ed extraurbano. La ratio normativa è quella di introdurre un approccio sistematico e programmato alla gestione della mobilità, superando soluzioni episodiche e reactive. Il legislatore ha ritenuto che le problematiche di circolazione stradale in ambito urbano richiedono interventi coordinati tra urbanistica, trasporto pubblico e viabilità, con una visione olistica della mobilità territoriale.

Analisi

Il comma 1 stabilisce un obbligo di adozione del piano urbano del traffico per tutti i comuni con popolazione residente superiore a 30 mila abitanti. Si tratta di un obbligo incondizionato che non ammette eccezioni in base alle caratteristiche specifiche dell'ente locale. Il comma 2 estende l'obbligo anche a comuni al di sotto della soglia demografica qualora ricorrano specifiche condizioni: elevati flussi turistici anche stagionali, fenomeni di pendolarismo, ovvero altre particolari ragioni derivanti da congestione stradale. La regione predispone l'elenco di tali comuni, che viene pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Il comma 3 attribuisce alle province il compito di adottare piani del traffico per la viabilità extraurbana, in intesa con gli altri enti proprietari delle strade interessate. La legge regionale può prevedere che la redazione del piano urbano del traffico nelle aree metropolitane sia affidata agli organi della città metropolitana. Il comma 4 definisce i finalismi dei piani di traffico: miglioramento condizioni di circolazione e sicurezza stradale, riduzione inquinamenti acustico e atmosferico, risparmio energetico. Tali obiettivi devono essere perseguiti in accordo con strumenti urbanistici e piani di trasporto, nel rispetto dei valori ambientali. Il comma 4 inoltre prevede che il piano urbano del traffico ricorra a sistemi tecnologici informatici per la regolamentazione della circolazione.

Quando si applica

La disciplina si applica a qualsiasi comune che raggiunge la soglia dei 30 mila abitanti, indipendentemente da altre variabili locali. Per i comuni minori, l'applicazione è subordinata alla ricorrenza delle circostanze descritte nel comma 2. Nelle aree metropolitane, la competenza può essere trasferita all'ente cittadino mediante legge regionale. Le province esercitano i propri poteri di programmazione della viabilità extraurbana in coordinamento con gli enti proprietari delle strade.

Connessioni

L'articolo 36 si collega agli artt. 13 e 19 del Codice della Strada per gli strumenti di pianificazione generale della viabilità. Rimanda ai decreti ministeriali per la definizione dei contenuti dettagliati dei piani. Si inserisce nella più ampia disciplina della sicurezza stradale (capi II e III) e della regolamentazione della circolazione (capi IV-VI). La pianificazione del traffico costituisce presupposto alla corretta applicazione delle norme di circolazione stradale.

Domande frequenti

Cosa prevede l'art. 36 del Codice della Strada?

L'art. 36 del Codice della Strada (D.Lgs. 285/1992) disciplina l'obbligo di adozione del Piano Urbano del Traffico (PUT) per i comuni con più di 30.000 abitanti e, al ricorrere di specifiche condizioni (turismo, pendolarismo, congestione), anche per i comuni sotto tale soglia. Regola inoltre i piani del traffico per la viabilità extraurbana di competenza provinciale, ne definisce le finalità — sicurezza, riduzione dell'inquinamento, risparmio energetico — e prevede un aggiornamento biennale obbligatorio del PUT.

Tutti i comuni sono obbligati ad adottare il piano urbano del traffico?

No. L'obbligo incondizionato riguarda solo i comuni con popolazione residente superiore a 30.000 abitanti. I comuni al di sotto di tale soglia sono obbligati solo se la regione li include in un apposito elenco pubblicato in Gazzetta Ufficiale, in quanto registrano forte afflusso turistico, elevato pendolarismo o gravi problemi di congestione stradale. I comuni non inclusi possono comunque adottare il PUT in via volontaria.

Cos'è il 'nuovo' Codice della Strada e cambia qualcosa all'art. 36?

Con l'espressione 'nuovo Codice della Strada' ci si riferisce comunemente alle modifiche apportate dalla l. n. 177/2024, in vigore dal dicembre 2024. Tale riforma ha inciso principalmente su norme sanzionatorie e comportamentali (alcol, droghe, smartphone, monopattini, ecc.), ma non ha modificato il testo dell'art. 36, che rimane dunque invariato nella sua formulazione originaria del D.Lgs. 285/1992.

Cosa significa 'art. 3 comma 1 n. 36 del Codice della Strada'?

L'art. 3, comma 1, n. 36 del Codice della Strada non è la stessa norma dell'art. 36. L'art. 3 contiene le definizioni dei termini tecnici usati nel codice: il numero 36 di quel comma definisce la nozione di 'strada' o di un'altra categoria tecnica specifica. Si tratta quindi di una disposizione definitoria, mentre l'art. 36 — oggetto di questa scheda — disciplina i piani urbani del traffico. È importante non confondere i due riferimenti normativi.

Con quale frequenza deve essere aggiornato il piano urbano del traffico?

Ai sensi dell'art. 36, comma 5, del Codice della Strada, il piano urbano del traffico deve essere aggiornato ogni due anni. Il sindaco — o il sindaco metropolitano nelle città metropolitane — ha l'obbligo di comunicare l'avvenuto aggiornamento al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, che provvede all'inserimento dei dati nel sistema informativo nazionale previsto dall'art. 226, comma 2, C.d.S.

Ultimo aggiornamento redazionale: 2026-05-08
Fonti consultate: 1 fonte verificate
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Redazione Legge in Chiaro
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