Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
Art. 315 c.p.p. – Procedimento per la riparazione
In vigore dal 24 ottobre 1989 (D.P.R. 447/1988)
1. La domanda di riparazione deve essere proposta, a pena di inammissibilità, entro due anni dal giorno in cui la sentenza di proscioglimento o di condanna è divenuta irrevocabile, la sentenza di non luogo a procedere è divenuta inoppugnabile o è stata effettuata la notificazione del provvedimento di archiviazione alla persona nei cui confronti è stato pronunciato a norma del comma 3 dell’articolo 314.
2. L’entità della riparazione non può comunque eccedere lire un miliardo.
3. Si applicano, in quanto compatibili, le norme sulla riparazione dell’errore giudiziario (643-647).
Avvertenza: il testo è pubblicato a fini informativi e divulgativi. Per casi specifici è sempre consigliato rivolgersi a un professionista abilitato.
In sintesi
La domanda di riparazione per custodia ingiusta deve essere proposta entro due anni dal proscioglimento o dalla notificazione dell'archiviazione.
Ratio
La norma disciplina il procedimento per ottenere riparazione da custodia ingiusta, fissando termini e forme procedurali. Il termine di due anni è ragionevole compromesso tra diritto del cittadino a chiedere risarcimento e necessità dello Stato di chiudere i conti definitivamente. Le forme scritte ordinarie garantiscono trasparenza e documentazione del processo risarcitorio.
Analisi
Il comma 1 fissa termine perentorio di 2 anni dal giorno sentenza proscioglimento divenuta irrevocabile. Il comma 2 specifica: per archiviazione (art. 409-411) e non luogo a procedere (art. 425), il termine decorre dalla notificazione del provvedimento alla persona. La domanda è depositata presso la cancelleria del tribunale, seguendo forme ex artt. 582-583 (istanza scritta, sottoscritta, allegati documentali). Il comma 3 rinvia alle norme sulla riparazione dell'errore giudiziario (artt. 643-647), che forniscono procedure, criteri di liquidazione e termini di decisione del giudice.
Quando si applica
Subito dopo il provvedimento di proscioglimento irrevocabile (o notificazione di archiviazione/non luogo), il cittadino ha diritto di proporre domanda di riparazione entro 2 anni. Non c'è automatismo: deve agire entro il termine, altrimenti diritto decade. Esempio: proscioglimento 1° marzo 2024 divenuto irrevocabile 1° maggio 2024 (scadenza termine impugnazione); la domanda di riparazione deve essere proposta entro 1° maggio 2026.
Connessioni
Rimandi a artt. 314 (presupposti riparazione), 409-411 (archiviazione), 425 (non luogo procedere), 643-647 (errore giudiziario e procedimento), 582-583 (forme istanza), art. 101 (ricevimento atti).
Domande frequenti
Entro quanto tempo devo chiedere la riparazione per custodia ingiusta?
Due anni dal giorno in cui la sentenza di proscioglimento è divenuta irrevocabile, oppure dalla notificazione dell'archiviazione o non luogo a procedere. Decorso il termine, diritto decade.
Come presento la domanda di riparazione?
Presentando istanza scritta al tribunale (forma ex artt. 582-583), allegando copia della sentenza/provvedimento, prospetto detentivo e calcolo danno. Puoi farla tramite avvocato o di persona.
Dove presento la domanda?
Presso il tribunale ordinario (di solito quello del luogo dove hai subito la custodia, oppure del luogo di residenza attuale).
Che documenti devo allegare?
Sentenza irrevocabile di proscioglimento (o archiviazione/non luogo), documento di identità, prospetto dei giorni di detenzione, e calcolo del danno che rivendichi.
Come il giudice decide la riparazione?
Il giudice applica i criteri della riparazione dell'errore giudiziario (artt. 643-647): valuta il danno morale, patrimoniale, reputazionale, e quantifica il compenso. Non ha limite massimo fisso, ma deve essere equo e proporzionato.