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Ultimo aggiornamento: 14 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
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Art. 263 c.c. Impugnazione del riconoscimento per difetto

In vigore

di veridicita' (1) Il riconoscimento può essere impugnato per difetto di veridicità dall’autore del riconoscimento, da colui che è stato riconosciuto e da chiunque vi abbia interesse. L’azione è imprescrittibile riguardo al figlio. L’azione di impugnazione da parte dell’autore del riconoscimento deve essere proposta nel termine di un anno che decorre dal giorno dell’annotazione del riconoscimento sull’atto di nascita. Se l’autore del riconoscimento prova di aver ignorato la propria impotenza al tempo del concepimento, il termine decorre dal giorno in cui ne ha avuto conoscenza; nello stesso termine, la madre che abbia effettuato il riconoscimento è ammessa a provare di aver ignorato l’impotenza del presunto padre. L’azione non può essere comunque proposta oltre cinque anni dall’annotazione del riconoscimento. L’azione di impugnazione da parte degli altri legittimati deve essere proposta nel termine di cinque anni che decorrono dal giorno dall’annotazione del riconoscimento sull’atto di nascita. Si applica l’articolo 245. (2)

In sintesi

  • L'impugnazione per difetto di veridicità può essere promossa dall'autore del riconoscimento, dal figlio riconosciuto e da chiunque vi abbia interesse.
  • L'azione è imprescrittibile per il figlio.
  • L'autore del riconoscimento deve agire entro un anno dall'annotazione sull'atto di nascita, con possibilità di proroga in caso di ignoranza dell'impotenza.
  • In ogni caso l'autore del riconoscimento non può agire oltre cinque anni dall'annotazione.
  • Gli altri legittimati dispongono di un termine di cinque anni dall'annotazione.

L'art. 263 c.c. disciplina l'impugnazione del riconoscimento per difetto di veridicità, stabilendo i legittimati attivi e i rispettivi termini di decadenza.

Ratio
L'art. 263 c.c. bilancia due interessi contrapposti: la verità biologica del rapporto di filiazione e la stabilità dello stato personale del figlio. Il sistema dei termini differenziati riflette la scelta del legislatore di tutelare in modo privilegiato il figlio, cui è riconosciuto un diritto imprescrittibile all'accertamento della propria vera identità biologica, pur garantendo certezza giuridica ai terzi e agli altri legittimati.
Analisi
La legittimazione attiva è riconosciuta a tre categorie: l'autore del riconoscimento, il figlio riconosciuto e chiunque vi abbia interesse (tutore, altri parenti, pubblico ministero in determinati casi). Per l'autore del riconoscimento il termine ordinario è di un anno dall'annotazione, prorogabile se prova di aver ignorato la propria impotenza al tempo del concepimento, con il limite assoluto di cinque anni. La medesima deroga è accordata alla madre che abbia ignorato l'impotenza del presunto padre. Per gli altri legittimati (diversi dal figlio e dall'autore) il termine è di cinque anni dall'annotazione; si applica in via di rinvio l'art. 245 c.c., che regola la decorrenza del termine per le controversie di stato. Il figlio non è soggetto ad alcun termine: la sua azione è imprescrittibile, a salvaguardia del diritto fondamentale alla propria identità biologica.
Quando si applica
La norma si applica quando il riconoscimento non corrisponde alla realtà biologica: il riconoscente non è il genitore biologico, oppure sussistevano al momento del riconoscimento circostanze che ne inficiavano la veridicità. Non rileva la buona o mala fede del riconoscente ai fini dell'ammissibilità dell'azione, ma il termine decorre diversamente secondo la conoscenza dell'impotenza.
Connessioni
Art. 245 c.c. (rinvio per la decorrenza dei termini); art. 250 c.c. (riconoscimento); art. 261 c.c. (effetti del riconoscimento); art. 264 c.c. (impugnazione da parte del figlio minore tramite curatore speciale); art. 269 c.c. (accertamento giudiziale della paternità/maternità); artt. 30 Cost.; art. 8 CEDU.

Domande frequenti

Chi può impugnare il riconoscimento per difetto di veridicità?

L'autore del riconoscimento, il figlio riconosciuto e chiunque vi abbia un interesse giuridicamente rilevante, inclusi altri parenti o il pubblico ministero nei casi previsti dalla legge.

Entro quando deve agire l'autore del riconoscimento?

Entro un anno dall'annotazione sull'atto di nascita, oppure da quando ha avuto conoscenza della propria impotenza al tempo del concepimento. In ogni caso non oltre cinque anni dall'annotazione.

Il figlio può sempre impugnare il riconoscimento, anche dopo molti anni?

Sì. L'azione del figlio è imprescrittibile: può essere proposta in qualsiasi momento, indipendentemente dal tempo trascorso dal riconoscimento.

Cosa si intende per 'difetto di veridicità' del riconoscimento?

L'assenza del rapporto biologico di filiazione tra il riconoscente e il riconosciuto. Il riconoscimento è viziato quando il genitore che lo effettua non è il genitore biologico del figlio.

Cosa succede se l'impugnazione viene accolta?

Il riconoscimento viene eliminato con effetto retroattivo (ex tunc), cessano i diritti e doveri che ne derivavano, e il figlio recupera lo stato precedente al riconoscimento. Il giudice adotta le misure necessarie nell'interesse del minore.

Ultimo aggiornamento redazionale: 2026-05-08
Fonti consultate: 1 fonte verificate
A cura di
Dott. Andrea Marton — Tax Advisor, Consulente Fiscale
Responsabile editoriale di La Legge in Chiaro per i principali codici italiani (C.C., C.P., C.P.C., C.P.P., Costituzione, C.d.S., Codice del Consumo, TUIR, T.U.IVA, T.U.B.). Contenuti redatti con linguaggio chiaro, fonti ufficiali aggiornate e revisione professionale a cura della Redazione.
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