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Ultimo aggiornamento: 17 Giugno 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Domande frequenti
  3. Vedi anche

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

Un marchio registrato non è per sempre “blindato”: può essere dichiarato nullo (se non doveva nascere) o decadere (se viene meno dopo). Conoscere queste cause è fondamentale sia per difendere il proprio marchio sia per attaccare quello di un concorrente. Vediamo i casi.

Nullità e decadenza: la differenza

Profilo Nullità Decadenza
Causa Vizio originario (il marchio non poteva essere registrato) Fatto sopravvenuto dopo la registrazione
Effetto Il marchio si considera mai validamente registrato Il marchio perde efficacia dal momento del fatto

Le cause di nullità (art. 25 CPI)

Il marchio è nullo se manca un requisito di validità: difetto di capacità distintiva (segno descrittivo/generico), mancanza di novità (confondibilità con marchi anteriori), illiceità o ingannevolezza, registrazione in malafede (art. 25 CPI). La nullità può essere assoluta o relativa (a tutela di diritti anteriori altrui).

La decadenza per non uso (art. 24 e 26)

È la causa più frequente: il marchio decade se non è effettivamente utilizzato entro cinque anni dalla registrazione, o se l’uso è sospeso per un periodo ininterrotto di cinque anni, salvo motivo legittimo (art. 24 CPI). Chi non usa il marchio rischia di perderlo: l’onere di provare l’uso, in caso di contestazione, è del titolare.

La volgarizzazione

Il marchio decade se, per il fatto dell’attività o dell’inattività del titolare, è divenuto nel commercio denominazione generica del prodotto o servizio, perdendo la capacità distintiva (art. 26, lett. a, CPI). È il fenomeno della volgarizzazione: marchi diventati nomi comuni. Il titolare deve reagire (contro l’uso generico del proprio segno) per evitarla.

La sopravvenuta ingannevolezza

Il marchio decade anche se è divenuto idoneo a ingannare il pubblico, in particolare sulla natura, qualità o provenienza dei prodotti/servizi, per il modo e il contesto in cui è usato dal titolare o con il suo consenso (art. 26, lett. b, CPI): tipico rischio di licenze senza controllo di qualità.

Spunti pratici

Esempio pratico

Un’impresa registra un marchio ma non lo usa per oltre cinque anni: un concorrente ne chiede la decadenza per non uso (art. 24) e il titolare, non potendo provare un uso effettivo, lo perde. In un altro caso, un marchio diventa il nome comune del prodotto perché il titolare non ha mai reagito all’uso generico: decade per volgarizzazione (art. 26).

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Domande frequenti

A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 100 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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