Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Casi pratici
  4. Domande frequenti
  5. Vedi anche

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
Guida pratica · Lavoro · Busta paga e retribuzione

In sintesi

I buoni pasto (cartacei o elettronici) non concorrono al reddito da lavoro entro la soglia di esenzione prevista dalla normativa fiscale vigente, diversa tra i due formati. La soglia è soggetta ad aggiornamenti con le leggi di bilancio. Oltre la soglia, il valore eccedente è imponibile sia ai fini IRPEF sia ai fini previdenziali.

Riferimento normativo

Art. 51, comma 2, lett. c), TUIR; normativa fiscale

Tabella riepilogativa

Buoni pasto: regime fiscale per tipologia
Tipologia Soglia di esenzione Valore eccedente
Buoni pasto cartacei Fino alla soglia di esenzione prevista dal TUIR e aggiornata dalla legge di bilancio (verifica il valore vigente per l’anno di riferimento) Imponibile IRPEF e previdenziale
Buoni pasto elettronici Soglia più elevata rispetto ai cartacei, aggiornata dalla legge di bilancio Imponibile IRPEF e previdenziale
Servizio mensa aziendale Non concorre al reddito (art. 51, co. 2, lett. c) TUIR) Non applicabile

Cosa sono i buoni pasto e a chi spettano

I buoni pasto (o ticket restaurant) sono un benefit aziendale che sostituisce o integra la pausa pranzo. Non rappresentano una voce retributiva in senso stretto ma uno strumento di welfare. La loro corresponsione non è obbligatoria per legge in via generale: spetta nei casi previsti dal CCNL, da accordi aziendali o dal contratto individuale. Possono essere erogati in formato cartaceo o elettronico (prepagato).

Il regime fiscale: soglie di esenzione

Ai sensi dell’art. 51, comma 2, lett. c) del TUIR, i buoni pasto non concorrono alla formazione del reddito da lavoro dipendente entro la soglia di esenzione prevista. La soglia è diversa per i buoni cartacei e per quelli elettronici (questi ultimi beneficiano di un trattamento più favorevole), ed è soggetta ad aggiornamenti con le leggi di bilancio. Prima di comunicare agli amministrativi la compilazione della busta paga, è necessario verificare i valori aggiornati all’anno in corso.

Valore eccedente e comparsa in busta paga

Se il valore del buono supera la soglia di esenzione, la parte eccedente è imponibile sia ai fini IRPEF sia ai fini previdenziali e deve essere riportata come reddito imponibile in busta paga. In molte aziende i buoni pasto non compaiono come voce esplicita nel cedolino, ma vengono gestiti separatamente dal pagatore: il lavoratore deve comunque verificare che i valori rientrino nei limiti di esenzione applicabili.

Casi pratici

Tizio – buoni pasto elettronici entro soglia

Tizio riceve buoni pasto elettronici per ogni giorno lavorativo di presenza in sede. Il valore giornaliero è inferiore alla soglia di esenzione prevista per i buoni elettronici: non appare nulla in busta paga come imponibile aggiuntivo; Tizio non paga IRPEF né contributi su quel benefit.

Caia – buoni cartacei con valore oltre soglia

Il CCNL di Caia prevede buoni pasto cartacei di valore superiore alla soglia di esenzione per i cartacei. La parte eccedente è imponibile: ogni mese compare in busta paga come voce di reddito aggiuntivo su cui viene applicata la ritenuta IRPEF e la quota contributiva.

Sempronio – mensa aziendale

L’azienda di Sempronio gestisce direttamente una mensa interna. Il servizio mensa aziendale non concorre al reddito imponibile (art. 51 TUIR), a prescindere dal valore del pasto, e non compare come voce imponibile in busta paga.

Domande frequenti

I buoni pasto sono obbligatori per legge?

No. La loro erogazione dipende dal CCNL, da accordi aziendali o dal contratto individuale. Non esiste un obbligo legale generalizzato di corrisponderli.

Perché i buoni elettronici hanno una soglia di esenzione più alta?

La scelta del legislatore di favorire i buoni elettronici (con soglia di esenzione più elevata rispetto ai cartacei) risponde a obiettivi di tracciabilità delle transazioni e contrasto all’evasione. Questa differenza è stata introdotta progressivamente nelle leggi di bilancio degli ultimi anni.

I buoni pasto entrano nel calcolo del TFR?

La parte esente non concorre al reddito imponibile e di norma non rientra nella retribuzione utile ai fini TFR. La parte eccedente la soglia, essendo imponibile, potrebbe invece rilevare secondo le regole del CCNL.

Posso usare i buoni pasto anche nei giorni di smart working?

Secondo l’orientamento prevalente (circolari INPS e prassi aziendale), il buono pasto spetta di norma nei giorni di effettiva presenza in sede. La corresponsione durante le giornate di lavoro agile è rimessa alle scelte aziendali o contrattuali. Alcuni CCNL e accordi aziendali hanno esteso il diritto anche allo smart working.

Dove trovo la soglia di esenzione aggiornata?

Le soglie aggiornate sono indicate nell’art. 51, comma 2, lett. c) del TUIR, eventualmente modificato dalla legge di bilancio dell’anno in corso, e nelle circolari dell’Agenzia delle Entrate. Il proprio consulente paghe o il sindacato possono indicare i valori correnti.

Questa guida ha finalità divulgativa ed è aggiornata alla normativa vigente nel 2026. Gli importi, le durate e le condizioni possono variare in base al CCNL applicato e alla situazione individuale: per il proprio caso è consigliabile rivolgersi a un consulente del lavoro, al sindacato di categoria, al patronato o all’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

Serve un parere sul tuo caso concreto?

Questa guida spiega la regola generale, ma ogni situazione ha le sue specificità. Per un controllo sul tuo caso puoi trovare un professionista tramite Legge in Chiaro.

In sintesi

  • I buoni pasto sono un benefit sostitutivo del servizio mensa: non concorrono al reddito di lavoro entro le soglie di esenzione fissate dal TUIR (art. 51) e aggiornate dalle leggi di bilancio.
  • La soglia di esenzione e' diversa tra buoni cartacei e buoni elettronici, con un trattamento più favorevole per il formato elettronico.
  • Oltre la soglia, il valore eccedente e' imponibile sia ai fini IRPEF sia ai fini previdenziali.
  • Il buono pasto e' personale, non cedibile, non cumulabile oltre i limiti previsti e non convertibile in denaro.
  • Spettano nelle giornate di effettiva prestazione lavorativa che danno diritto alla pausa pasto, secondo le regole aziendali o contrattuali.
  • Per le soglie aggiornate occorre fare riferimento alla normativa fiscale e alle circolari vigenti.
Indice dei contenuti

I buoni pasto, o ticket restaurant, sono uno dei fringe benefit più diffusi: un titolo, cartaceo o elettronico, che il datore riconosce al dipendente per consumare un pasto durante la giornata lavorativa. Il loro successo si spiega con un duplice vantaggio: per il lavoratore rappresentano un'integrazione del reddito netta entro una certa soglia, per il datore un costo deducibile e parzialmente esente da contribuzione. Capire dove passa il confine fiscale e' essenziale per gestirli correttamente.

La natura del buono pasto

Il buono pasto nasce come servizio sostitutivo della mensa aziendale: non e' una somma di denaro, ma un titolo spendibile presso esercizi convenzionati per acquistare alimenti o pasti. Da questa natura discendono le sue caratteristiche tipiche: e' personale e non cedibile a terzi, non e' convertibile in denaro né cumulabile oltre i limiti previsti, e può essere utilizzato solo per l'acquisto di prodotti alimentari. Sono vincoli che ne preservano la funzione e che giustificano il trattamento fiscale agevolato.

La soglia di esenzione fiscale

La regola generale, contenuta nell'art. 51 del TUIR, e' che il valore dei buoni pasto non concorre a formare il reddito di lavoro dipendente entro una soglia giornaliera di esenzione. Questa soglia e' diversa a seconda del formato del buono: il legislatore riconosce un limite più elevato ai buoni elettronici rispetto a quelli cartacei, per incentivare la tracciabilita'. I valori delle soglie sono periodicamente aggiornati dalle leggi di bilancio, percio' per conoscere l'importo esente in un dato anno occorre verificare la normativa fiscale vigente.

Cosa accade oltre la soglia

La parte del valore del buono che eccede la soglia giornaliera di esenzione concorre a formare il reddito imponibile del lavoratore: su di essa si applicano sia l'IRPEF sia i contributi previdenziali, esattamente come su una normale voce retributiva. Non e' quindi vietato erogare buoni di valore superiore alla soglia, ma la quota eccedente perde il beneficio fiscale e va assoggettata a tassazione e contribuzione in busta paga.

Cartacei o elettronici: perché cambia

La distinzione fra buono cartaceo ed elettronico non e' solo pratica. Il formato elettronico, gestito tramite card o app, offre maggiore tracciabilita' e controllo, e per questo gode di una soglia di esenzione più alta. Il formato cartaceo, più tradizionale, sconta una soglia inferiore. Molte aziende, anche per questa ragione fiscale, hanno migrato verso il buono elettronico, che consente inoltre una gestione amministrativa più semplice.

Quando spettano i buoni pasto

Il diritto al buono pasto e' tipicamente legato alla giornata di effettiva prestazione lavorativa che dia titolo alla pausa pranzo, secondo quanto stabilito dal contratto collettivo, dal regolamento aziendale o dall'accordo individuale. Di regola non spettano nelle giornate di assenza (ferie, malattia, permessi) né, salvo previsioni specifiche, in caso di articolazioni orarie che non comportano la pausa pasto. La disciplina di dettaglio e' rimessa alla fonte che istituisce il benefit, che può anche subordinarlo a una durata minima della prestazione giornaliera.

Profili pratici e gestione

Sul piano pratico, e' bene ricordare che il buono pasto non e' un elemento della retribuzione in senso stretto: di regola non incide su istituti come tredicesima, TFR e ferie, salvo diversa previsione contrattuale, proprio perché ha natura assistenziale e non corrispettiva. Il lavoratore deve utilizzarlo nel rispetto dei limiti di cumulo previsti dalla normativa e conservarne traccia; il datore deve gestirlo nel rispetto delle soglie di esenzione per non trasformare un benefit agevolato in una voce imponibile. In caso di dubbio sulle soglie applicabili, il riferimento sono le circolari e la normativa fiscale aggiornate.

Domande frequenti

I buoni pasto sono tassati?

Non concorrono al reddito di lavoro entro una soglia giornaliera di esenzione prevista dall'art. 51 del TUIR. Solo il valore che eccede la soglia e' imponibile ai fini IRPEF e previdenziali. Le soglie sono aggiornate dalle leggi di bilancio: occorre verificare la normativa vigente.

C'e' differenza tra buoni cartacei ed elettronici?

Si'. La soglia di esenzione e' piu' alta per i buoni elettronici rispetto a quelli cartacei, per incentivare la tracciabilita'. Molte aziende hanno migrato verso il formato elettronico anche per questo motivo fiscale, oltre che per la gestione piu' semplice.

Posso convertire i buoni pasto in denaro?

No. Il buono pasto e' personale, non cedibile a terzi, non convertibile in denaro ne' cumulabile oltre i limiti previsti. Puo' essere utilizzato solo per l'acquisto di pasti o prodotti alimentari presso gli esercizi convenzionati.

Spettano anche nei giorni di ferie o malattia?

Di regola no. Il buono pasto e' legato alla giornata di effettiva prestazione lavorativa che da' titolo alla pausa pranzo. Nelle assenze (ferie, malattia, permessi) non spetta, salvo diverse previsioni del contratto o del regolamento aziendale.

Il buono pasto incide su TFR e tredicesima?

Di regola no, perche' ha natura assistenziale e non corrispettiva: non e' un elemento della retribuzione in senso stretto e non incide su istituti come TFR, tredicesima e ferie, salvo diversa previsione contrattuale.

Ultimo aggiornamento redazionale: 2026-06-20
A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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