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Ultimo aggiornamento: 10 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
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Art. 383 c.p. Interdizione dai pubblici uffici

In vigore dal 1° luglio 1931

La condanna per i delitti preveduti dagli articoli 380 e 381, prima parte, e 382 importa l’interdizione dai pubblici uffici.

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In sintesi

  • Conseguenza penale automatica della condanna per corruzione (artt. 380, 381, 382)
  • Interdizione dai pubblici uffici: divieto di ricoprire incarichi pubblici, magistrature, funzioni amministrative
  • È una pena accessoria conseguente, non discrezionale del giudice
  • Si applica anche a soggetti privati che ricoprono funzioni pubbliche o di fiducia

La condanna per corruzione di magistrati o testimoni comporta automaticamente l'interdizione dai pubblici uffici per chi esercita funzioni o responsabilità pubbliche.

Ratio

L'interdizione dai pubblici uffici è la conseguenza naturale della corruzione: chi ha tradito il dovere di onestà non può più essere trusted in posizioni pubbliche. È una pena accessoria «conseguente» al reato di corruzione, non una facoltà del giudice ma un obbligo legale. Protegge l'integrità dell'amministrazione pubblica.

Analisi

L'articolo non è una norma incriminatrice autonoma, ma una disposizione che stabilisce le conseguenze di altre condanne: artt. 380 (corruzione pubblico ufficiale), 381 (corruzione giudice), parte prima dell'art. 381 (corruzione testimone/perito), e 382 (millantato credito patrocinatore). La pena accessoria è automatica: il giudice che condanna per questi reati DEVE interdire dai pubblici uffici. Non c'è margine discrezionale.

Quando si applica

Un magistrato condannato per aver ricevuto mazzetta integra automaticamente l'interdizione: perde la qualifica e non potrà mai ricominciare. Un funzionario pubblico corrotto per appalti entra in interdizione dai pubblici uffici dalla sentenza definitiva. Un testimone che riceve denaro per falsa testimonianza subisce la stessa conseguenza accessoria se la pena è significativa. Vale anche per professionisti privati (es. geometra) in posizioni di responsabilità pubblica.

Connessioni

Art. 28 c.p. definisce le «pene accessorie». Art. 136 e ss. disciplinano l'interdizione dai pubblici uffici nel dettaglio (durata, ambito, riabilitazione). Vedi anche art. 386 c.p. (procurata evasione) che pure importa interdizione. Rimanda ai codici deontologici professionali (Forense, Notarile, Architecti) per effetti ulteriori sulla registrazione nei rispettivi albi.

Domande frequenti

L'interdizione dai pubblici uffici è permanente?

No, ha durata fissata dalla sentenza (solitamente 5-10 anni per corruzione), ma è revocabile mediante procedimento di riabilitazione dopo un certo periodo e se ricorrono condizioni di buona condotta.

Se sono dipendente privato, l'interdizione dai pubblici uffici mi tocca?

Sì se ricopri funzioni pubbliche, di fiducia pubblica (dirigente, responsabile appalti). No se sei un semplice impiegato privato senza incarichi pubblici. La norma si applica a chiunque accusi corruzione in ambito pubblico.

Cosa succede al mio ordine professionale (avvocato, notaio, ingegnere)?

L'interdizione dai pubblici uffici è pena penale. L'ordine professionale può inoltre sospendere o radiare su richiesta. Sono due procedimenti separati: la pena penale e il procedimento disciplinare.

Posso ricorrere in cassazione per evitare l'interdizione?

Puoi ricorrere sulla condanna per corruzione, ma se essa è confermata, l'interdizione seguirà automaticamente. Non c'è discrezionalità: è conseguenza ineluttabile della condanna per gli articoli menzionati.

L'interdizione impedisce qualunque lavoro nel settore pubblico?

Sì, durante il periodo fissato non puoi ricoprire incarichi, cariche, funzioni, impieghi, mandati pubblici. Dopo la scadenza, puoi chiedere riabilitazione se hai buona condotta.

Ultimo aggiornamento redazionale: 2026-05-08
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