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In sintesi
- Chi investe in strumenti finanziari sceglie tra tre regimi di tassazione, introdotti dal D.Lgs. 461/1997: dichiarativo (art. 5), risparmio amministrato (art. 6) e risparmio gestito (art. 7).
- L’aliquota è la stessa per tutti: imposta sostitutiva del 26% dal 1° luglio 2014 (era il 20% dal 2012 e il 12,50% fino al 2011). Sui titoli di Stato resta il 12,50%.
- Cambiano chi calcola e versa l’imposta (il contribuente nel dichiarativo, l’intermediario negli altri due), quando si paga (sul realizzato o sul maturato) e che cosa si può compensare.
- Solo il risparmio gestito fa confluire anche dividendi e interessi nel risultato tassato, permettendo di fatto di compensarli con le minusvalenze.
- Dal 1° gennaio 2019, con l’unificazione delle aliquote voluta dalla L. 205/2017, anche le partecipazioni qualificate possono rientrare nei regimi amministrato e gestito.
Tre regimi, un’unica aliquota
La tassazione dei guadagni finanziari delle persone fisiche (i “redditi diversi di natura finanziaria” dell’art. 67 TUIR e i redditi di capitale dell’art. 44 TUIR) passa per una scelta che ogni investitore fa, spesso senza rendersene conto, al momento dell’apertura del rapporto con la banca o il broker. I tre regimi previsti dal D.Lgs. 461/1997 non cambiano quanto si paga — l’imposta sostitutiva è il 26% dal 1° luglio 2014 per la generalità degli strumenti — ma cambiano profondamente come e quando.
La scelta di default nelle banche italiane è il risparmio amministrato. Il dichiarativo è invece la condizione tipica (e spesso obbligata) di chi usa broker esteri senza stabile organizzazione in Italia: in quel caso non c’è alcun sostituto d’imposta e tocca al contribuente dichiarare tutto nel quadro RT.
Il confronto
| Dichiarativo (art. 5) | Amministrato (art. 6) | Gestito (art. 7) | |
|---|---|---|---|
| Chi calcola e versa | Il contribuente, nel quadro RT della dichiarazione | La banca/SIM, su ogni singola operazione | Il gestore, sul risultato annuo della gestione |
| Momento impositivo | Realizzato (quando vendi) | Realizzato (quando vendi) | Maturato: si paga anche su plusvalenze solo “sulla carta” a fine anno |
| Anonimato verso il Fisco | No: tutto in dichiarazione | Sì | Sì |
| Dividendi e interessi | Tassati a parte (ritenuta/sostitutiva), mai compensabili | Tassati a parte, mai compensabili | Concorrono al risultato di gestione: di fatto compensabili con le minusvalenze |
| Minusvalenze | Riportabili in RT fino al 4° periodo successivo | Compensate con plusvalenze successive dello stesso rapporto, entro il 4° periodo | Il risultato negativo riduce i risultati dei periodi successivi |
| Effetto finanziario | Si paga a giugno-luglio dell’anno dopo | Si paga subito a ogni vendita | Si paga ogni anno, anche senza vendere |
Il regime dichiarativo
Nessun prelievo alla fonte: le plusvalenze realizzate nell’anno si dichiarano nel quadro RT del modello Redditi e l’imposta sostitutiva si versa con il saldo delle imposte. Il vantaggio è finanziario: tra il realizzo (poniamo gennaio 2026) e il versamento (giugno-luglio 2027) il capitale resta investito. Lo svantaggio è l’onere amministrativo: ogni operazione va ricostruita con prezzi di carico documentati e, se gli strumenti sono detenuti presso intermediari esteri, si aggiungono il quadro RW per il monitoraggio fiscale e l’IVAFE.
Il risparmio amministrato
Si applica quando i titoli sono in custodia o amministrazione presso banche, SIM o altri soggetti autorizzati, che operano da sostituto d’imposta su ogni operazione. Le minusvalenze si compensano automaticamente con le plusvalenze successive realizzate nello stesso rapporto, nello stesso periodo d’imposta o nei quattro successivi. Attenzione all’ordine cronologico: se la plusvalenza arriva prima della minusvalenza, l’imposta è già stata prelevata e non si recupera dentro il rapporto.
Se il rapporto si chiude, le minusvalenze residue non vanno perse: l’intermediario rilascia una certificazione e possono essere usate in un altro rapporto amministrato o portate in dichiarazione nel quadro RT. Se invece i titoli passano a una gestione patrimoniale, le minusvalenze certificate si deducono solo in dichiarazione, non dentro il risultato di gestione.
Il risparmio gestito
È il regime delle gestioni patrimoniali: l’imposta del 26% colpisce il risultato maturato della gestione a fine anno, anche se non realizzato. Nel risultato entrano tutte le componenti: plusvalenze e minusvalenze, ma anche dividendi e interessi (che sono esonerati dalle ritenute alla fonte) e in diminuzione le commissioni di gestione. È l’unico regime in cui, di fatto, un dividendo incassato può essere “assorbito” da una minusvalenza.
Due dettagli confermati dalla prassi: l’imposta di bollo sui rendiconti è deducibile dal risultato di gestione (R.M. 76/E/2013), così come le spese di deposito e custodia dei titoli (R.M. 205/E/2003). Il rovescio della medaglia è che tassare il maturato significa anticipare l’imposta su guadagni che potrebbero anche svanire l’anno dopo: il risultato negativo si riporta, ma intanto la liquidità è uscita.
In caso di decesso del titolare, il mandato di gestione si estingue e il risultato si calcola al valore del patrimonio alla data di apertura della successione (R.M. 120/E/2001); le plusvalenze realizzate prima del decesso non entrano nella successione ereditaria.
Opzioni, revoche e partecipazioni qualificate
L’opzione per l’amministrato si comunica all’apertura del rapporto (o prima dell’inizio del periodo d’imposta per i rapporti esistenti), vale per l’intero periodo ed è revocabile entro l’anno con effetto dal periodo successivo. Per il gestito la comunicazione avviene alla stipula del contratto e l’opzione dura fino allo scioglimento, salvo revoca annuale.
Storicamente le partecipazioni qualificate erano escluse da entrambi i regimi opzionali, perché seguivano la tassazione ordinaria. Con la L. 205/2017, che dal 1° gennaio 2019 ha esteso l’imposta sostitutiva del 26% anche alle plusvalenze su partecipazioni qualificate, quella esclusione è superata e anche le qualificate possono stare in amministrato o gestito.
Esempio pratico
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Tizio (dichiarativo, broker estero) realizza a febbraio 2026 una plusvalenza di 10.000 euro su azioni. Nessun prelievo immediato: dichiarerà nel quadro RT del modello Redditi 2027 e verserà 2.600 euro di imposta sostitutiva a giugno-luglio 2027. Nel frattempo compila anche il quadro RW.
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Caio (amministrato) realizza la stessa plusvalenza: la banca preleva 2.600 euro il giorno del realizzo. A novembre Caio realizza una minusvalenza di 4.000 euro: l’imposta già versata non si recupera, ma la minusvalenza resterà nel rapporto per compensare plusvalenze future fino al 2030.
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Sempronio (gestione patrimoniale) chiude il 2026 con un risultato maturato di +10.000 euro, di cui 3.000 di dividendi e 7.000 di rivalutazione dei titoli non venduti: paga il 26% su tutto, dedotte commissioni e bollo, anche se non ha venduto nulla.
Domande frequenti
Posso avere regimi diversi su rapporti diversi?
Sì. La scelta è per singolo rapporto: si può avere un dossier amministrato in banca e contemporaneamente un conto presso un broker estero in regime dichiarativo. Le minusvalenze però non si compensano liberamente tra rapporti: servono la chiusura del rapporto e la certificazione, oppure il passaggio dal quadro RT.
Quale regime conviene?
Dipende dal profilo. L’amministrato vince per semplicità; il dichiarativo per chi usa broker esteri o vuole il differimento finanziario dell’imposta e non teme la dichiarazione; il gestito ha senso dentro una gestione patrimoniale, dove l’integrale compensazione tra redditi di capitale e minusvalenze può valere più dell’anticipo d’imposta sul maturato.
I titoli di Stato sono tassati al 26%?
No: interessi e plusvalenze su titoli di Stato italiani ed equiparati (e dei Paesi white list) restano al 12,50% in tutti e tre i regimi.