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In sintesi: Smart&Start Italia è l’incentivo gestito da Invitalia per le startup innovative iscritte alla sezione speciale del Registro Imprese. Finanzia piani d’investimento tra 100.000 e 1.500.000 euro con un finanziamento a tasso zero, senza garanzie reali, che copre fino all’80% delle spese (90% in alcuni casi) e, nel Mezzogiorno, prevede una quota a fondo perduto del 30%. Molte domande vengono però respinte: pesa soprattutto la solidità del piano d’impresa, non la sola idea.
Cos’è Smart&Start e a chi si rivolge
Smart&Start Italia è la misura agevolativa istituita con il DM 24 settembre 2014 (e successive modifiche e integrazioni) e gestita da Invitalia, l’agenzia nazionale per lo sviluppo. Si rivolge in modo specifico alle startup innovative: società di capitali, anche in forma cooperativa, iscritte alla sezione speciale del Registro delle Imprese dedicata alle startup innovative.
La qualifica di startup innovativa segue i requisiti previsti dal DL 179/2012: si tratta di imprese giovani, non quotate, che operano nello sviluppo, produzione e commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico. Per ottenere e mantenere l’iscrizione alla sezione speciale servono determinate caratteristiche sostanziali (ad esempio in tema di spese in ricerca e sviluppo, personale altamente qualificato o titolarità di privative industriali), che vanno verificate caso per caso.
Un punto importante per chi sta ancora costruendo il progetto: alla misura possono accedere anche team di persone fisiche in via di costituzione. In questo caso l’agevolazione viene valutata sul progetto, e la società va costituita (e iscritta come startup innovativa) entro un termine fissato dopo l’eventuale ammissione. Questo consente di presentare domanda prima di sostenere i costi notarili e amministrativi della costituzione.
Quanto copre e con quali condizioni
Il cuore dell’incentivo è un finanziamento agevolato a tasso zero, erogato senza richiedere garanzie reali. La percentuale di copertura delle spese ammissibili dipende dalla composizione della compagine sociale e dalla localizzazione dell’impresa.
La copertura base è pari all’80% delle spese ammissibili. Sale al 90% quando la compagine presenta determinate caratteristiche premiali. Nelle regioni del Mezzogiorno, inoltre, una parte del finanziamento concesso non deve essere restituita: si trasforma in contributo a fondo perduto.
| Situazione | Copertura sulle spese ammissibili | Caratteristica |
|---|---|---|
| Caso base | Fino all’80% | Finanziamento a tasso zero, senza garanzie reali |
| Compagine premiale | Fino al 90% | Soci interamente under 36, oppure compagine femminile, oppure con soci dottori di ricerca rientrati dall’estero |
| Mezzogiorno (Sud e Isole) | 30% a fondo perduto sul finanziamento concesso | La startup restituisce solo il 70% del finanziamento |
Le regioni del Mezzogiorno interessate dalla quota a fondo perduto sono Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. La componente a fondo perduto è pari al 30% del finanziamento concesso: in pratica, su un finanziamento ottenuto in una di queste regioni, la startup è tenuta a rimborsare soltanto il 70%.
Va tenuto presente che le due leve (90% di copertura e 30% di fondo perduto) rispondono a logiche diverse: la prima riguarda la quota di spese coperte dal finanziamento, la seconda riguarda la quota di finanziamento da restituire. Possono quindi combinarsi, ma vanno lette separatamente quando si costruisce il piano economico.
Quali spese sono finanziabili
Il piano d’investimento ammissibile deve collocarsi tra 100.000 e 1.500.000 euro di spese. È un intervallo ampio, pensato per accompagnare sia progetti agli inizi sia piani di sviluppo già più strutturati. Sotto la soglia minima il progetto non è ammissibile; sopra il tetto massimo, la parte eccedente resta a carico dell’impresa.
Le categorie di spesa ammissibili coprono le voci tipiche di una startup tecnologica:
- Immobilizzazioni materiali: impianti, macchinari e attrezzature a contenuto tecnologico, nuovi e funzionali al progetto.
- Software e applicativi necessari all’attività.
- Brevetti, licenze e diritti di proprietà industriale.
- Consulenze specialistiche tecnologiche, qualificate e direttamente collegate al progetto.
- Personale dipendente impiegato nel progetto.
- Costi di funzionamento connessi all’attività d’impresa.
Per alcune categorie possono esistere tetti o limiti percentuali specifici: vanno verificati sul testo della misura e sulla documentazione ufficiale prima di costruire il budget, perché incidono su come le voci di spesa vanno dimensionate.
Perché tante domande vengono respinte
Smart&Start è uno strumento competitivo e, secondo stime di osservatori e operatori del settore, molte domande non superano la valutazione. Non si tratta di un dato ufficiale Invitalia, ma il messaggio è chiaro: presentare domanda non equivale a ottenere il finanziamento.
La valutazione di Invitalia non si limita a verificare i requisiti formali della startup innovativa. Entra nel merito del progetto e, in particolare, guarda alla qualità del piano d’impresa. Gli aspetti che più spesso fanno la differenza sono:
- Sostenibilità economico-finanziaria: ricavi, costi e fabbisogno finanziario devono essere coerenti tra loro e con il mercato di riferimento. Numeri gonfiati o privi di logica indeboliscono la domanda.
- Innovatività reale: il vantaggio tecnologico o di modello di business deve emergere con chiarezza, non restare un’affermazione generica.
- Competenze del team: la valutazione considera la capacità delle persone coinvolte di realizzare ciò che il piano promette.
- Coerenza tra spese e progetto: ogni voce di costo deve essere giustificata dagli obiettivi. Spese non collegate al progetto o sproporzionate sono un punto debole.
- Mercato e clienti: la domanda di mercato, i concorrenti e la strategia di ingresso devono essere analizzati, non dati per scontati.
In altre parole, l’idea brillante non basta. Le bocciature più frequenti nascono da piani d’impresa fragili, da proiezioni economiche poco credibili e da una descrizione del progetto che non dimostra come si arriverà ai risultati dichiarati.
Come si presenta la domanda e come funzionano SAL ed erogazione
La domanda si presenta a Invitalia per via telematica, attraverso la piattaforma dedicata alla misura. Il nucleo della candidatura è il piano d’impresa con il relativo piano degli investimenti e delle spese, che deve descrivere il progetto, il mercato, il team e le proiezioni economico-finanziarie.
Dopo l’eventuale ammissione, il finanziamento non viene erogato tutto e subito: segue la logica degli stati di avanzamento lavori (SAL). L’impresa sostiene le spese previste dal piano, le rendiconta documentandole, e l’erogazione procede per quote man mano che le spese vengono effettivamente realizzate e validate. Questo significa che la capacità di anticipare i costi e di tenere una contabilità ordinata è parte integrante della buona riuscita del progetto.
Per i team non ancora costituiti, l’erogazione presuppone la costituzione della società e l’iscrizione alla sezione speciale del Registro Imprese entro il termine fissato. Solo dopo questi adempimenti il rapporto agevolativo può entrare nella fase operativa.
Caso pratico
Immaginiamo “NoveltyGrid”, una startup di tre soci che sviluppa un software per l’ottimizzazione dei consumi energetici nei piccoli impianti produttivi. Il team predispone un piano d’investimento da 320.000 euro che comprende lo sviluppo software, l’acquisto di attrezzature tecnologiche per i test, alcune consulenze specialistiche e il costo di due sviluppatori assunti.
L’importo rientra nell’intervallo ammissibile (tra 100.000 e 1.500.000 euro) e le voci di spesa appartengono alle categorie finanziabili. Poiché i tre soci hanno tutti meno di 36 anni, il progetto può puntare alla copertura premiale fino al 90% delle spese ammissibili, anziché all’80% del caso base. Se NoveltyGrid ha sede in una regione del Mezzogiorno, sul finanziamento concesso si applica anche la quota a fondo perduto del 30%: la società sarebbe tenuta a restituire solo il 70% dell’importo finanziato.
La differenza tra una domanda ammessa e una respinta, però, non sta nel numero in sé. Sta nel fatto che il piano di NoveltyGrid dimostri, con proiezioni coerenti, che quei 320.000 euro di spese produrranno un’attività sostenibile: clienti raggiungibili, ricavi credibili, un team in grado di eseguire. È su questo terreno che si gioca la valutazione, molto più che sulla bontà astratta dell’idea.
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