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Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

In sintesi: dal 1° gennaio 2025, per le cartelle gestite da Agenzia delle Entrate-Riscossione, le imprese e le partite IVA che chiedono la dilazione nel 2025 o nel 2026 ottengono fino a 84 rate mensili su semplice richiesta se l’importo è pari o inferiore a 120.000 €. Per andare oltre, da 85 fino a 120 rate, oppure per importi superiori a 120.000 €, occorre documentare la difficoltà economico-finanziaria. Il piano salta (decadenza) se non paghi un certo numero di rate, anche non consecutive: a quel punto puoi comunque rateizzare carichi diversi da quelli decaduti.

Cosa è cambiato dal 2025 con il D.Lgs. 110/2024

La rateizzazione delle somme iscritte a ruolo è regolata dall’art. 19 del DPR 602/1973, riscritto dal D.Lgs. 110/2024. Il gestore della riscossione resta l’Agenzia delle Entrate-Riscossione (AdER). La novità principale è il modo in cui si determina il numero massimo di rate: non più un parametro unico, ma una griglia che dipende da quanto chiedi di dilazionare e da se documenti o no la tua situazione di difficoltà.

Le nuove regole si applicano alle richieste di dilazione presentate dal 1° gennaio 2025. Per un’impresa o una partita IVA con carichi pesanti questo cambia la pianificazione finanziaria: la stessa cifra può essere spalmata su un numero di mesi molto diverso a seconda di come imposti la domanda. Il punto pratico è capire fino a dove arrivi con la sola dichiarazione e quando, invece, conviene preparare i documenti per allungare il piano.

Va inoltre tenuto presente che il tetto delle rate concedibili su semplice richiesta è previsto in aumento progressivo negli anni successivi: i numeri indicati in questa guida valgono per le richieste presentate negli anni 2025 e 2026.

Quante rate spettano in base all’importo

Per le richieste presentate nel 2025 e nel 2026, il numero massimo di rate mensili dipende da due elementi: l’importo iscritto a ruolo oggetto di ciascuna richiesta di dilazione e la scelta tra semplice richiesta o richiesta documentata.

Per importi pari o inferiori a 120.000 € hai un bivio: con la semplice richiesta resti entro le 84 rate, mentre documentando la difficoltà puoi salire oltre. Per importi superiori a 120.000 € non esiste la via della semplice richiesta: la documentazione è sempre necessaria.

Importo della richiesta Tipo di domanda Numero massimo di rate mensili (2025-2026)
Fino a 120.000 € Semplice richiesta (dichiari la temporanea difficoltà) Fino a 84 rate
Fino a 120.000 € Richiesta documentata Da 85 fino a 120 rate
Oltre 120.000 € Richiesta documentata (obbligatoria) Fino a 120 rate

La soglia dei 120.000 € si valuta per ciascuna richiesta di dilazione, non sul totale storico dei debiti dell’impresa. Questo è rilevante quando hai più carichi: il modo in cui aggreghi o separi le domande incide sul percorso documentale richiesto.

Nella semplice richiesta dichiari di versare in una temporanea situazione di obiettiva difficoltà economico-finanziaria. Nella richiesta documentata, invece, quella difficoltà va dimostrata: serve quando vuoi superare le 84 rate entro i 120.000 €, oppure quando l’importo supera i 120.000 €.

Come si chiede la dilazione: richiesta semplice o documentata

La domanda di rateizzazione si presenta ad Agenzia delle Entrate-Riscossione. La differenza operativa tra le due strade è il carico documentale.

Semplice richiesta

È la via più rapida: è sufficiente la dichiarazione del contribuente sulla temporanea situazione di obiettiva difficoltà economico-finanziaria. Si può usare quando l’importo della singola richiesta è pari o inferiore a 120.000 € e quando ti basta un piano fino a 84 rate.

Richiesta documentata

Serve in due casi: quando vuoi superare le 84 rate (fino a 120) pur restando entro i 120.000 €, e ogni volta che l’importo supera i 120.000 €. In questi casi la difficoltà economico-finanziaria non si dichiara soltanto, ma si documenta. Per un’impresa o una partita IVA significa predisporre per tempo gli elementi che attestano la situazione economico-finanziaria, perché senza documentazione non si accede né alle rate oltre 84 né alla dilazione degli importi sopra soglia.

La scelta non è solo formale: incide sulla rata mensile. Allungare il piano da 84 a 120 rate riduce l’esborso periodico, ma richiede di passare per la richiesta documentata. Per la liquidità di un’impresa la differenza può essere decisiva.

Un suggerimento pratico per chi gestisce una partita IVA o una società: prima di scegliere la strada, fai due conti sulla rata. Dividi l’importo per 84 e poi per 120, così vedi subito di quanto si abbassa la mensilità allungando il piano. Se la rata a 84 mesi è sostenibile con i flussi di cassa attesi, la semplice richiesta ti fa risparmiare tempo e documentazione. Se invece la rata più corta metterebbe sotto pressione la tesoreria, allora vale la pena preparare la richiesta documentata per spalmare il debito fino a 120 rate. La regola d’oro è scegliere il piano che riesci davvero a onorare fino in fondo, perché un piano troppo aggressivo aumenta il rischio di saltare rate e quindi di decadere.

Quando si DECADE dal piano e cosa comporta

La rateizzazione non è definitiva: si decade dal piano in caso di mancato pagamento di un certo numero di rate, anche non consecutive. Il D.Lgs. 110/2024 è intervenuto sulla soglia di decadenza, cioè sul numero di rate non pagate oltre il quale il piano viene meno.

Il principio da tenere a mente, da impresa, è questo: non serve saltare rate consecutive per perdere il beneficio: basta accumulare un numero di rate impagate pari alla soglia prevista, anche distribuite nel tempo. Per questo la gestione di cassa deve trattare le rate come scadenze prioritarie e non come pagamenti rinviabili a piacere.

La decadenza comporta che l’intero debito residuo torna immediatamente esigibile e non più dilazionabile per quei carichi: si riattivano le azioni della riscossione sulle somme ancora dovute. Verifica sempre il numero esatto di rate che determina la decadenza sul sito ufficiale di Agenzia delle Entrate-Riscossione prima di pianificare, perché è il dato che fa la differenza tra un ritardo gestibile e la perdita del piano.

Cosa puoi fare se sei già decaduto

La decadenza da un piano non blocca tutto. Un punto importante: la decadenza da una dilazione non preclude di rateizzare carichi diversi da quelli per cui sei decaduto. In altre parole, i debiti che non erano inclusi nel piano saltato possono comunque essere oggetto di una nuova richiesta di rateizzazione secondo le regole ordinarie.

Per i carichi decaduti, invece, occorre verificare caso per caso le condizioni di un’eventuale nuova dilazione presso Agenzia delle Entrate-Riscossione, perché la riammissione non è automatica. La regola pratica per un’impresa è: separa mentalmente i carichi già decaduti da quelli ancora dilazionabili, così da non bloccare la gestione dell’intera posizione debitoria a causa di un solo piano andato male.

Caso pratico: la Rossi Logistica S.r.l.

La Rossi Logistica S.r.l., società di trasporti di fantasia, riceve cartelle per un importo iscritto a ruolo di 95.000 €. Restando sotto i 120.000 €, l’amministratore valuta due strade. Con la semplice richiesta dichiara la temporanea difficoltà e ottiene un piano fino a 84 rate, senza dover allegare documentazione: rata più alta, pratica più veloce. Con la richiesta documentata potrebbe arrivare fino a 120 rate, abbassando la rata mensile per proteggere la liquidità, ma deve preparare la documentazione della difficoltà economico-finanziaria.

Immaginiamo ora la Bianchi Costruzioni di fantasia, con un carico di 180.000 €: superando i 120.000 €, non ha la scelta. Deve necessariamente presentare una richiesta documentata e può ottenere fino a 120 rate.

In entrambi i casi, una volta ottenuto il piano, il rischio numero uno è la decadenza: se si accumulano rate impagate fino alla soglia prevista, anche non consecutive, il piano salta e il residuo torna esigibile. Se una delle due imprese fosse già decaduta da un vecchio piano, potrebbe comunque chiedere la rateizzazione di altri carichi non coinvolti in quella decadenza, gestendo separatamente la posizione già compromessa.

La lettura d’insieme, per un’impresa o una partita IVA con cartelle pesanti, è semplice: la soglia dei 120.000 € e la scelta tra semplice richiesta e richiesta documentata determinano quante rate ottieni; la disciplina nei pagamenti determina se le mantieni.

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A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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