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Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

Sì, in alcuni casi puoi avere un risarcimento anche se l’operazione è perfettamente riuscita. La legge non protegge solo la tua salute, ma anche il tuo diritto a decidere se sottoporti o no a un trattamento. Se non ti hanno spiegato in modo chiaro rischi e alternative, quel diritto è stato leso a prescindere dall’esito. Resta però un passaggio decisivo: devi poter sostenere che, informato correttamente, avresti scelto diversamente o avresti rifiutato.

Salute e autodeterminazione: due diritti diversi

Quando entri in sala operatoria sono in gioco due diritti distinti. Il primo è il diritto alla salute: che l’intervento sia eseguito a regola d’arte e non ti procuri danni. Il secondo è il diritto all’autodeterminazione: il diritto di scegliere tu, in modo libero e consapevole, se accettare o rifiutare quel trattamento sul tuo corpo.

Questo secondo diritto ha radici molto profonde nel nostro ordinamento. Si fonda sugli articoli 2, 13 e 32 della Costituzione (diritti inviolabili della persona, libertà personale, diritto alla salute) ed è oggi disciplinato dalla Legge 22 dicembre 2017, n. 219, che dedica l’articolo 1 proprio al consenso informato. Il principio è semplice: nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito senza il consenso libero e informato della persona interessata.

La conseguenza è importante e spesso sorprende: poiché salute e autodeterminazione sono beni diversi, la lesione dell’uno non assorbe l’altro. Posso uscire dall’operazione perfettamente guarito e, allo stesso tempo, aver subito una lesione del mio diritto a scegliere, perché quella scelta non mi è mai stata davvero offerta.

Quando spetta il risarcimento anche senza danno alla salute

La giurisprudenza della Cassazione, in particolare con la nota sentenza n. 28985 dell’11 novembre 2019, ha messo ordine distinguendo più situazioni. In modo semplificato, queste sono le principali.

Il filo conduttore è sempre lo stesso: la sola mancanza di informazione, da sola, non basta a generare automaticamente un assegno. Serve collegarla a una conseguenza concreta e a una scelta diversa che avresti potuto compiere.

Cosa rende valido (o invalido) il consenso

Un consenso valido non è una firma buttata su un foglio. Per essere autentico deve avere quattro caratteristiche.

Ecco perché il classico modulo prestampato, identico per tutti e firmato in fretta, può non valere come consenso valido. Non perché un modulo sia vietato, ma perché da solo non prova che ci sia stato un vero dialogo informativo. Se il foglio è generico, non menziona i rischi specifici del tuo caso e non risulta accompagnato da alcuna spiegazione comprensibile, può essere considerato una formalità vuota e non un consenso effettivo.

Chi deve provare cosa

Qui c’è un punto che molti pazienti ignorano, e che gioca a tuo favore. L’onere di provare di averti informato adeguatamente non è tuo: è della struttura sanitaria e del medico. Sono loro a dover dimostrare di averti fornito un’informazione completa, comprensibile e adeguata al tuo caso concreto, e di aver raccolto un consenso valido.

A te, paziente, spetta invece dimostrare l’altra metà: che, se fossi stato correttamente informato, avresti rifiutato quel trattamento o avresti scelto diversamente. È la parte più delicata, perché riguarda una scelta che, nei fatti, non hai mai potuto compiere. La giurisprudenza ammette però che questa prova possa essere data anche per presunzioni, cioè ricostruendo cosa avrebbe verosimilmente deciso una persona ragionevole nella tua situazione, tenendo conto della gravità della tua condizione, delle alternative disponibili e dei rischi taciuti.

Cosa va provato A chi spetta
Di averti dato un’informazione adeguata e raccolto un consenso valido Struttura sanitaria / medico
Che, informato correttamente, avresti rifiutato o scelto diversamente Paziente (anche per presunzioni)
Le conseguenze dannose concrete subite Paziente

Che tipo di risarcimento posso ottenere

I danni risarcibili possono essere di due tipi, che a volte coesistono e a volte no.

Non è quindi corretto pensare che, se l’operazione è andata bene, non ci sia nulla da chiedere. Quello che la legge ti riconosce, in presenza dei presupposti, è il valore della scelta che ti è stata sottratta.

Un caso pratico

Tizio deve sottoporsi a un intervento di routine. Il chirurgo, Caio, lo esegue impeccabilmente: nessun errore tecnico. Esiste però una complicanza nota di quel tipo di intervento, statisticamente possibile, che a Tizio non viene mai spiegata. Gli viene fatto firmare un modulo generico mentre è già sul lettino. Quella complicanza si verifica.

Tizio agisce in giudizio. La struttura sostiene di averlo informato, ma può esibire solo il modulo prestampato, identico per tutti i pazienti, privo di ogni riferimento a quella specifica complicanza. Tocca alla struttura provare l’informazione adeguata, e quel foglio non basta a dimostrarla. Tizio, dal canto suo, sostiene in modo plausibile che, conoscendo quel rischio, avrebbe chiesto un secondo parere e rinviato l’operazione, valutando un’alternativa meno invasiva di cui Sempronio, suo medico di fiducia, gli aveva accennato.

In una situazione di questo tipo il giudice può riconoscere a Tizio un risarcimento, pur in assenza di un errore chirurgico, perché Tizio ha subito una conseguenza che una scelta informata gli avrebbe consentito di valutare ed eventualmente evitare. Il punto non è che l’intervento sia stato fatto male: è che a Tizio è stata tolta la possibilità di decidere.

In sintesi

Il consenso informato non è un timbro burocratico, ma la traduzione concreta del tuo diritto a governare ciò che accade al tuo corpo. Anche un’operazione tecnicamente riuscita può aprire la strada a un risarcimento se quel diritto è stato calpestato e tu ne hai patito una conseguenza. Se ti riconosci in questa situazione, conserva ogni documento (modulo firmato, cartella clinica, referti) e fatti assistere da un professionista per valutare se, nel tuo caso, ricorrono i presupposti che abbiamo descritto.

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A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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