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In sintesi: Marchi+, Disegni+ e Brevetti+ sono tre bandi del MIMIT (tramite l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi) che erogano un contributo a fondo perduto fino all’80% delle spese ammissibili per valorizzare titoli di proprietà industriale. I tetti massimi sono 25.000 € per Marchi+, 60.000 € per Disegni+ e 140.000 € per Brevetti+. Disegni+ e Marchi+ sono gestiti da Unioncamere, Brevetti+ da Invitalia. La regola pratica decisiva: di norma il titolo va prima depositato o registrato e solo dopo si chiede il contributo. La procedura è valutativa a sportello, quindi le risorse possono esaurirsi: conviene muoversi presto.
Cosa sono Marchi+, Disegni+ e Brevetti+ e chi li gestisce
Si tratta di tre misure agevolative promosse dal MIMIT (Ministero delle Imprese e del Made in Italy) attraverso l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM). L’obiettivo comune è aiutare le micro, piccole e medie imprese a valorizzare economicamente i propri titoli di proprietà industriale: marchi, disegni o modelli, e brevetti. Il sostegno prende la forma di un contributo a fondo perduto, cioè una somma che non deve essere restituita, calcolata in percentuale sulle spese ammissibili sostenute.
La gestione operativa è divisa tra due soggetti attuatori. Disegni+ e Marchi+ sono gestiti da Unioncamere (il sistema delle Camere di commercio), mentre Brevetti+ è gestito da Invitalia. Questa distinzione è pratica e non solo formale: cambiano la piattaforma di presentazione della domanda, la modulistica e i canali di assistenza. Conviene quindi individuare subito il bando giusto in base al titolo che si vuole valorizzare e rivolgersi al gestore corretto.
| Bando | Titolo valorizzato | Gestore | Quota fondo perduto | Tetto massimo |
|---|---|---|---|---|
| Marchi+ | Marchi | Unioncamere | fino all’80% | 25.000 € |
| Disegni+ | Disegni e modelli | Unioncamere | fino all’80% | 60.000 € |
| Brevetti+ | Brevetti per invenzione | Invitalia | fino all’80% | 140.000 € |
La percentuale dell’80% è il massimale teorico: la quota effettiva può variare a seconda della tipologia di spesa e delle condizioni previste dal singolo bando. Allo stesso modo i tetti indicati sono gli importi massimi erogabili per domanda; il contributo reale dipende dalle spese ammesse e rendicontate. È quindi un errore impostare il progetto sul tetto massimo dando per scontato di riceverlo per intero.
Il punto pratico decisivo: devo già aver depositato il titolo?
Questa è la domanda che blocca più spesso le imprese, perché molti pensano che il bando finanzi il deposito stesso del marchio o del brevetto. Nella logica di queste misure, invece, la sequenza corretta è quasi sempre prima si registra (o si deposita) il titolo, poi si chiede il contributo. I bandi sostengono infatti la valorizzazione di un titolo di proprietà industriale già esistente, già depositato o in corso di registrazione, non la sua nascita.
Un esempio tipico riguarda Marchi+, che storicamente sostiene l’estensione di un marchio: l’impresa parte da un marchio già depositato a livello nazionale e usa il contributo per estenderne la protezione a livello dell’Unione Europea o internazionale. La premessa logica è quindi che il titolo nazionale esista già. Lo stesso ragionamento, in forma diversa, vale per gli interventi di valorizzazione collegati a disegni e brevetti.
In pratica, conviene ragionare per fasi: (1) depositare o registrare il titolo presso l’ufficio competente; (2) verificare di possedere i requisiti soggettivi previsti dal bando (di norma essere una PMI con i requisiti richiesti); (3) presentare la domanda di contributo seguendo le tempistiche e l’ordine richiesti. Attenzione però: i dettagli puntuali (quale stato del titolo è richiesto, in quale momento, con quali date) cambiano da bando a bando e da edizione a edizione. Vanno sempre verificati sul testo ufficiale del bando in vigore, perché un titolo nello stato sbagliato può rendere la domanda inammissibile.
Quali spese di consulenza e valorizzazione sono ammesse
I tre bandi finanziano le spese collegate alla protezione e alla valorizzazione del titolo. Le voci esatte e i massimali per singola voce sono fissati dal bando di riferimento, ma in generale rientrano tra le spese tipicamente ammissibili le seguenti categorie.
- Consulenza specialistica in proprietà industriale: assistenza di consulenti in marchi e brevetti per le pratiche di estensione, deposito e tutela.
- Ricerche e analisi preliminari: ricerche di anteriorità, ricerche sullo stato dell’arte, analisi di brevettabilità o di registrabilità.
- Spese di deposito ed estensione: tasse e oneri collegati alle procedure presso gli uffici competenti (a seconda del bando).
- Valorizzazione economica del titolo: studi e attività finalizzate a sfruttare commercialmente il titolo, ad esempio progettazione, prototipazione o ingegnerizzazione per i bandi che le prevedono.
- Servizi di supporto alla commercializzazione e al trasferimento tecnologico, dove ammessi dallo specifico bando.
Due cautele importanti. La prima: sono ammesse solo le spese documentate, pertinenti e sostenute nei tempi e nei modi previsti dal bando; le spese sostenute fuori dalla finestra ammessa o non riconducibili al progetto vengono escluse in fase di rendicontazione. La seconda: l’IVA, alcuni costi interni e le spese non collegate direttamente al titolo sono in genere fuori dal perimetro. Conviene tenere fin dall’inizio un quadro economico ordinato, con preventivi e fatture coerenti con le voci del bando.
La procedura a sportello: perché conviene muoversi presto
Tutti e tre i bandi seguono una procedura valutativa a sportello. Significa che le domande non vengono messe in graduatoria e confrontate tra loro a fine periodo, ma vengono esaminate in ordine cronologico di arrivo, una dopo l’altra, fino a esaurimento delle risorse stanziate. Quando il plafond è finito, lo sportello chiude e le domande successive non possono più essere finanziate.
La conseguenza pratica è netta: chi presenta prima ha più probabilità di trovare fondi disponibili. Per misure molto richieste come queste non è raro che le risorse si esauriscano rapidamente dopo l’apertura. Per questo il lavoro di preparazione (registrazione del titolo, raccolta di preventivi, predisposizione della documentazione, accesso alle piattaforme dei gestori) va idealmente completato prima dell’apertura dello sportello, in modo da poter inviare la domanda appena la finestra si apre.
Sulle date: questi bandi sono ricorrenti e tornano in più edizioni, ma le finestre di apertura del 2026 vanno confermate sui canali ufficiali e non possono essere date per definitive. I riferimenti da consultare sono i siti istituzionali: l’UIBM (uibm.mise.gov.it), Unioncamere per Marchi+ e Disegni+, e Invitalia (invitalia.it) per Brevetti+. Prima di pianificare, verificare sempre l’apertura effettiva sul sito del gestore competente.
Errori che fanno respingere la domanda
Le cause più frequenti di esclusione o inammissibilità non riguardano la qualità dell’idea, ma aspetti formali e di tempistica che si possono evitare con attenzione.
- Titolo nello stato sbagliato: chiedere il contributo senza aver prima depositato o registrato il titolo nei termini richiesti dal bando.
- Spese fuori tempo: sostenere e fatturare costi prima o dopo la finestra temporale ammessa.
- Spese non ammissibili: inserire voci non previste dal bando o non collegate direttamente al titolo.
- Documentazione incompleta o incoerente: preventivi, fatture e dichiarazioni che non corrispondono al progetto presentato.
- Requisiti soggettivi non rispettati: non possedere lo status di impresa richiesto o non essere in regola con le condizioni previste.
- Domanda tardiva: arrivare a sportello già esaurito.
- Bando sbagliato o gestore sbagliato: presentare la pratica sulla piattaforma non competente per quel titolo.
Un controllo incrociato finale tra testo del bando, stato del titolo e quadro delle spese riduce sensibilmente il rischio di rigetto.
Caso pratico
La Tessile Verdaro S.r.l., una piccola impresa di fantasia che produce tessuti tecnici, ha depositato a livello nazionale il marchio con cui vende una linea di prodotti. Vuole ora espandersi nei mercati europei e teme che concorrenti registrino lo stesso segno all’estero. Il titolare valuta Marchi+ per estendere la protezione del marchio a livello UE.
La sequenza che segue è quella corretta: (1) il marchio nazionale è già depositato, quindi la premessa del bando è soddisfatta; (2) l’impresa raccoglie i preventivi del consulente in marchi per la procedura di estensione e prepara il quadro delle spese ammissibili; (3) verifica sul sito di Unioncamere l’apertura effettiva dello sportello, senza dare per scontate date non confermate; (4) appena lo sportello apre, presenta la domanda, consapevole che la procedura a sportello premia chi invia prima. Se tutto è coerente, la Tessile Verdaro può ottenere il contributo a fondo perduto fino all’80% delle spese ammesse, entro il tetto massimo previsto da Marchi+. Lo stesso schema logico (titolo prima, contributo poi, spese documentate, invio tempestivo) si applica, con le dovute differenze, anche a Disegni+ e Brevetti+.
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