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In sintesi: l’IRES premiale (cd. mini-IRES) riduce l’aliquota IRES dal 24% al 20% per le società di capitali, ma vale SOLO per il periodo d’imposta 2025, da indicare nel modello Redditi SC 2026. Spetta a chi rispetta tre requisiti CUMULATIVI: accantonare almeno l’80% dell’utile 2024 in riserva, fare investimenti qualificati 4.0/5.0 e incrementare l’occupazione di almeno l’1%. Attenzione: la misura non è stata prorogata per il 2026 e il beneficio va neutralizzato nel calcolo degli acconti 2026.
Che cos’è l’IRES premiale e su quale anno si applica
L’IRES premiale, comunemente chiamata mini-IRES, è un’agevolazione introdotta dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) e resa operativa dal decreto attuativo dell’8 agosto 2025. In pratica abbassa l’aliquota IRES ordinaria dal 24% al 20%, cioè di 4 punti percentuali, per le società di capitali (tipicamente SRL e SpA) che reinvestono gli utili e fanno crescere l’occupazione.
Questo è il punto più critico e va capito subito: l’agevolazione si applica al SOLO periodo d’imposta 2025. Per un soggetto con esercizio coincidente con l’anno solare, significa l’esercizio 2025, da dichiarare nel modello Redditi SC 2026 (presentato nel 2026). Non è quindi un’agevolazione «a regime»: è una misura una tantum.
La Legge di Bilancio 2026 non ha confermato né prorogato la misura: dal periodo d’imposta 2026 si torna all’aliquota ordinaria del 24%. C’è una conseguenza pratica spesso trascurata: il beneficio 2025 va NEUTRALIZZATO nel calcolo degli ACCONTI dovuti per il 2026. In altre parole, gli acconti 2026 si determinano con il metodo storico ricalcolando l’imposta del 2025 come se l’aliquota fosse stata quella ordinaria del 24%, e non quella agevolata del 20%. Chi dimentica questo passaggio rischia di versare acconti insufficienti.
I tre requisiti cumulativi
Per accedere all’aliquota ridotta non basta soddisfare una condizione: i tre requisiti devono coesistere tutti. Se ne manca anche uno solo, l’agevolazione non spetta e l’IRES resta al 24%.
| Requisito | Contenuto | Riferimento temporale |
|---|---|---|
| 1. Accantonamento dell’utile | Accantonare almeno l’80% dell’utile dell’esercizio chiuso al 31/12/2024 in un’apposita riserva, indicata in nota integrativa | Utile 2024; riserva da mantenere |
| 2. Investimenti qualificati | Investimenti in beni strumentali nuovi 4.0 / 5.0 per un importo minimo (vedi sotto) | Dal 1° gennaio 2025 |
| 3. Incremento occupazionale | Nuove assunzioni a tempo indeterminato che incrementino di almeno l’1% gli occupati a tempo indeterminato (ULA) rispetto alla media del triennio precedente, senza ricorso alla CIG | Anno 2025 |
Requisito 1 – accantonamento dell’utile 2024
La società deve destinare almeno l’80% dell’utile dell’esercizio chiuso al 31/12/2024 a un’apposita riserva, evidenziata in nota integrativa. La parte restante (fino al 20%) può essere distribuita ai soci o utilizzata diversamente. L’utile accantonato deve restare in riserva e non essere distribuito troppo presto: la distribuzione anticipata fa perdere il beneficio. È però ammesso utilizzare la riserva per coprire perdite, perché in quel caso non c’è un’uscita di risorse verso i soci.
Requisito 2 – investimenti qualificati
La società deve realizzare investimenti in beni strumentali nuovi riconducibili ai piani Transizione 4.0 e 5.0 (ad esempio macchinari, impianti, attrezzature e software tecnologici interconnessi). L’importo minimo degli investimenti, secondo le regole attuative, è pari al più alto tra questi parametri: almeno il 30% della riserva accantonata, almeno il 24% dell’utile dell’esercizio 2023, e comunque non inferiore a 20.000 euro.
In concreto, si calcolano i tre valori e si prende il maggiore: questa diventa la soglia minima di investimento da rispettare. Gli investimenti devono essere effettuati a partire dal 1° gennaio 2025.
Requisito 3 – incremento dell’occupazione
Serve un incremento occupazionale misurato in ULA (Unità Lavorative Annue): la società deve avere nuove assunzioni a tempo indeterminato tali da incrementare di almeno l’1% il numero degli occupati a tempo indeterminato rispetto alla media del triennio precedente. È inoltre richiesto che la società non abbia fatto ricorso alla cassa integrazione (CIG). Questo è spesso il requisito più selettivo, perché impone un effettivo aumento di personale stabile e non solo investimenti in beni.
Il calcolo di convenienza: quanto si risparmia e quando NON conviene
Il vantaggio diretto è semplice: 4 punti di IRES in meno sul reddito imponibile 2025, perché l’aliquota scende dal 24% al 20%. Su 100.000 euro di reddito imponibile, l’IRES ordinaria sarebbe 24.000 euro; con la mini-IRES diventa 20.000 euro, con un risparmio di 4.000 euro. Su 500.000 euro di imponibile il risparmio sale a 20.000 euro.
| Reddito imponibile 2025 | IRES ordinaria (24%) | IRES premiale (20%) | Risparmio |
|---|---|---|---|
| 100.000 € | 24.000 € | 20.000 € | 4.000 € |
| 250.000 € | 60.000 € | 50.000 € | 10.000 € |
| 500.000 € | 120.000 € | 100.000 € | 20.000 € |
Il risparmio va però confrontato con i costi e i vincoli necessari per ottenerlo. La mini-IRES NON conviene quando:
- la società ha già programmato di distribuire ai soci più del 20% dell’utile 2024: l’obbligo di accantonare l’80% «congela» risorse che servono altrove;
- non sono previsti investimenti 4.0/5.0 e farli solo per ottenere lo sconto comporterebbe un esborso superiore al risparmio di 4 punti;
- non c’è spazio per nuove assunzioni stabili: assumere solo per il requisito occupazionale crea un costo del lavoro permanente molto maggiore del beneficio una tantum 2025;
- l’imponibile 2025 è basso o nullo: con poco reddito tassabile, 4 punti in meno valgono poco e non giustificano i vincoli.
In sostanza, il beneficio conviene soprattutto alle società che AVREBBERO comunque trattenuto gli utili, fatto investimenti tecnologici e assunto: in quei casi lo sconto è un premio «a costo zero». Per le altre, il rischio è spendere più di quanto si risparmia.
Quando si decade dal beneficio
Anche dopo aver ottenuto l’aliquota ridotta, il beneficio può essere perso (con recupero dell’imposta al 24%) in alcune situazioni. Le principali cause di decadenza sono:
- Distribuzione anticipata della riserva: se l’utile 2024 accantonato viene distribuito ai soci prima del termine previsto (in linea generale entro il 2026), si perde l’agevolazione e l’IRES si ricalcola al 24%. Utilizzare la riserva per coprire perdite, invece, è ammesso.
- Riduzione dell’occupazione: se viene meno l’incremento occupazionale richiesto, ad esempio licenziando o non mantenendo i livelli di personale a tempo indeterminato, il requisito si considera non rispettato.
- Mancato mantenimento degli investimenti: se i beni agevolati vengono ceduti o dismessi prima del periodo minimo di mantenimento previsto dalle regole 4.0/5.0, il beneficio decade.
La logica è chiara: l’agevolazione premia un comportamento stabile (trattenere utili, investire, assumere) e non operazioni di facciata da smontare subito dopo.
Come si applica in dichiarazione (modello Redditi SC 2026)
L’applicazione concreta avviene in sede di dichiarazione dei redditi: l’aliquota ridotta del 20% si indica nel modello Redditi SC 2026, relativo al periodo d’imposta 2025. In pratica, dopo aver determinato il reddito imponibile, si applica il 20% in luogo del 24% sulla quota di reddito agevolabile, verificando il rispetto di tutti e tre i requisiti.
Due passaggi richiedono particolare attenzione operativa: la documentazione dei requisiti (riserva indicata in nota integrativa, prova degli investimenti e dei dati occupazionali) e il ricalcolo degli acconti 2026. Come già detto, gli acconti per il 2026 vanno determinati neutralizzando il beneficio, cioè assumendo come imposta storica del 2025 quella calcolata con l’aliquota ordinaria del 24%. Saltare questo controllo espone al rischio di versamenti insufficienti e relative sanzioni.
Caso pratico
La Beta Manifatture SRL (società di fantasia) chiude l’esercizio 2024 con un utile di 200.000 euro. Per accedere alla mini-IRES decide di accantonare l’80% dell’utile, cioè 160.000 euro, in un’apposita riserva indicata in nota integrativa, distribuendo ai soci i restanti 40.000 euro.
Per il requisito investimenti calcola le tre soglie: il 30% della riserva accantonata (30% di 160.000 = 48.000 euro), il 24% dell’utile 2023 (ipotizziamo un utile 2023 di 150.000 euro, quindi 24% = 36.000 euro) e il minimo di 20.000 euro. La soglia da rispettare è la più alta: 48.000 euro. Beta Manifatture SRL acquista nel 2025 macchinari 4.0 interconnessi per 60.000 euro, superando la soglia.
Sul fronte occupazione, la media del triennio precedente è di 20 dipendenti a tempo indeterminato; un incremento dell’1% richiederebbe circa 0,2 ULA in più. La società assume un nuovo dipendente a tempo indeterminato e non ricorre alla CIG: il requisito è soddisfatto con margine.
Nel 2025 la società produce un reddito imponibile di 220.000 euro. Con l’IRES ordinaria al 24% pagherebbe 52.800 euro; con l’IRES premiale al 20% paga 44.000 euro, risparmiando 8.800 euro. Nel modello Redditi SC 2026 indica l’aliquota agevolata e, per gli acconti 2026, ricalcola l’imposta storica 2025 al 24% (52.800 euro) come base, perché il beneficio non si applica al 2026. Se negli anni successivi distribuisse anticipatamente la riserva o cedesse i macchinari prima del periodo di mantenimento, decadrebbe e dovrebbe restituire i 4 punti di sconto.
Questo esempio mostra il punto chiave: la mini-IRES è uno strumento valido ma a tempo (solo 2025), con vincoli precisi che vanno pianificati e mantenuti nel tempo, e con un impatto da gestire correttamente già sugli acconti del 2026.
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Questa guida spiega la regola generale, ma ogni situazione ha le sue specificità. Per un controllo sul tuo caso puoi trovare un professionista tramite Legge in Chiaro.