Indice
  1. La guida
  2. Domande frequenti

La guida

In sintesi

  • La dichiarazione è infedele quando indica un reddito, un’imposta o un credito diversi da quelli reali (art. 1, co. 2, D.Lgs. 471/1997).
  • Per le violazioni commesse dal 1° settembre 2024 la sanzione è il 70% della maggiore imposta (o della differenza di credito utilizzato), con un minimo di 150 euro — prima era dal 90% al 180%.
  • Novità di peso: chi corregge con dichiarazione integrativa prima dei controlli ed entro i termini di accertamento paga il 50% (sanzione da omesso versamento del 25% raddoppiata) — ed è su questa base che si applicano le riduzioni del ravvedimento.
  • Con condotte fraudolente (documenti falsi, operazioni inesistenti, artifici) la sanzione sale dal 105% al 140%.
  • Sanzione ridotta a 1/3 (46,67%) se la maggiore imposta è sotto il 3% del dichiarato e comunque sotto 30.000 euro, o in caso di errore di competenza.

Quando la dichiarazione è infedele

L’infedeltà si realizza quando la dichiarazione presentata non rappresenta l’effettiva capacità contributiva: un ricavo non dichiarato, un costo indeducibile dedotto, una detrazione non spettante, un credito esposto più alto del dovuto. La “maggiore imposta” su cui si calcola la sanzione è la differenza tra il tributo accertato e quello liquidabile in base al dichiarato (art. 1, co. 5); per i crediti, conta la differenza di credito utilizzato: chi espone un credito errato ma non lo usa in compensazione non è sanzionabile per questo.

Le sanzioni dopo il D.Lgs. 87/2024

Fattispecie Fino al 31.8.2024 Dal 1°.9.2024
Infedele “base” 90% – 180% 70%, min. 150 €
Corretta con integrativa prima dei controlli — 50% (25% × 2), min. 150 €
Con documenti falsi, operazioni inesistenti, artifici o raggiri aumento della metà (135% – 270%) aumento dalla metà al doppio: 105% – 140%
Maggiore imposta < 3% del dichiarato e < 30.000 € riduzione a 1/3 riduzione a 1/3: 46,67%
Errore di imputazione temporale (componente già tassato) riduzione a 1/3 riduzione a 1/3; se nessun danno per l’Erario, sanzione fissa

La via del 50%: l’integrativa prima dei controlli

La riforma ha introdotto una fattispecie autonoma che cambia la convenienza dei comportamenti: se il contribuente presenta una dichiarazione integrativa entro i termini di accertamento dell’art. 43 D.P.R. 600/1973, e prima di avere avuto formale conoscenza di accessi, ispezioni, verifiche o altre attività di controllo, la sanzione non è più il 70% ma il 50% della maggiore imposta (minimo 150 euro).

Soprattutto: questo 50% è la base su cui si applicano le riduzioni del ravvedimento operoso. Un’integrativa presentata entro il termine della dichiarazione dell’anno successivo, con ravvedimento a 1/8, porta la sanzione effettiva al 6,25% della maggiore imposta; oltre quel termine, con la riduzione a 1/7, al 7,14%. Correggersi da soli non è mai stato così conveniente rispetto ad aspettare l’accertamento.

Le aggravanti e le attenuanti

Condotte fraudolente: quando l’infedeltà passa per documentazione falsa, operazioni inesistenti, artifici o raggiri, la sanzione del 70% è aumentata dalla metà al doppio (105% – 140%). Su questo terreno si innesta anche il penale (dichiarazione fraudolenta, artt. 2 e 3 D.Lgs. 74/2000), con soglie e regole proprie.

Violazioni minori: resta la riduzione a 1/3 quando la maggiore imposta (o il minor credito) accertata è complessivamente inferiore al 3% di quanto dichiarato e comunque sotto i 30.000 euro. Stessa riduzione per l’errore di competenza — il componente di reddito imputato all’anno sbagliato — purché il componente positivo abbia già concorso a tassazione in un’annualità precedente; se dall’errore non deriva alcun danno erariale, si applica la sola sanzione fissa.

Esempio pratico

  • La Beta S.r.l. scopre a settembre 2026 di aver dedotto nel modello Redditi 2026 (anno 2025) costi non documentati per 40.000 euro: maggiore IRES 9.600 euro.

  • Se aspetta l’accertamento: sanzione 70% = 6.720 euro (oltre imposta e interessi), con possibile definizione a 1/3.

  • Se presenta l’integrativa subito (nessun controllo in corso): fattispecie al 50% = 4.800 euro, che con il ravvedimento a 1/8 (entro il 30 settembre 2027) diventa 600 euro. Paga imposta, interessi legali e 600 euro: il 6,25% invece del 70%.

  • Il tutto si gestisce con integrativa + F24; nessun contatto preventivo con l’ufficio è richiesto.

Da leggere insieme

Contenuto redatto con l’assistenza di strumenti di intelligenza artificiale (L. 132/2025). La selezione delle fonti, la verifica sui testi ufficiali e la revisione finale sono a cura del responsabile editoriale. Metodo editoriale →

Domande frequenti

Qual è la differenza tra dichiarazione infedele e omessa?

L'omessa manca del tutto (o arriva oltre 90 giorni dalla scadenza): sanzione 120%, o 75% se presentata prima dei controlli. L'infedele esiste ma contiene dati non veritieri: sanzione 70%, o 50% con integrativa spontanea. I regimi non si mescolano.

L'infedele è anche reato?

Solo sopra le soglie dell'art. 4 D.Lgs. 74/2000: imposta evasa superiore a 100.000 euro e attivi sottratti superiori al 10% del dichiarato (o a 2 milioni). Sotto soglia resta solo l'illecito amministrativo.

Le nuove misure valgono per le vecchie annualità?

No: il D.Lgs. 87/2024 si applica alle violazioni commesse dal 1° settembre 2024, senza retroattività favorevole. Per una dichiarazione infedele presentata nel 2023 vale ancora il 90%-180%.

Che sanzione si paga se dall'integrativa non risulta alcuna imposta dovuta?

Se la dichiarazione infedele è corretta con integrativa entro i termini di accertamento e prima di accessi, ispezioni o verifiche, ma non sono dovute imposte, si applica la misura minima di 150 euro (art. 1, co. 2-bis, D.Lgs. 471/1997). Diverso è il caso dell'errore sull'anno di competenza senza alcun danno per l'Erario: lì la sanzione è fissa a 250 euro (art. 1, co. 4).

Le stesse regole valgono per la dichiarazione IVA infedele?

Sì, con una norma parallela: l'art. 5, co. 4, D.Lgs. 471/1997 punisce la dichiarazione IVA da cui risulta un'imposta inferiore o un credito superiore al dovuto con il 70% della maggiore imposta o della differenza di credito utilizzato, minimo 150 euro. Con integrativa presentata entro i termini dell'art. 57 D.P.R. 633/1972 e prima di accessi, ispezioni o verifiche la sanzione scende al 50% (co. 4.1); con fatture false o condotte fraudolente aumenta dalla metà al doppio (co. 4-bis); resta la riduzione di un terzo sotto il 3% e i 30.000 euro (co. 4-ter).

Che riduzione si applica se correggo entro 90 giorni dalla scadenza della dichiarazione?

Se l'integrativa arriva entro 90 giorni dal termine di presentazione della dichiarazione sbagliata, la sanzione è ridotta a un nono del minimo (art. 13, co. 1, lett. a-bis, D.Lgs. 472/1997). Insieme alla sanzione ridotta vanno versati la maggiore imposta e gli interessi al tasso legale calcolati giorno per giorno (art. 13, co. 2).

Per i forfettari la sanzione per infedele dichiarazione è più alta?

Può esserlo. Se il forfettario indica in modo infedele i dati sui requisiti e sulle condizioni di accesso o permanenza nel regime, le sanzioni minime e massime del D.Lgs. 471/1997 sono aumentate del 10% quando il maggiore reddito accertato supera del 10% quello dichiarato (art. 1, co. 74, L. 190/2014).

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