Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Casi pratici
  4. Domande frequenti
  5. Vedi anche

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
Guida pratica · Lavoro · Sicurezza e tutele della persona

In sintesi

Il datore non può installare impianti e sistemi che controllino a distanza l’attività dei lavoratori senza prima aver concluso un accordo sindacale con le RSA/RSU o, in alternativa, ottenuto l’autorizzazione dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro. La procedura non si applica agli strumenti usati dal lavoratore per rendere la prestazione né ai sistemi di registrazione degli accessi, ma i dati raccolti possono essere usati a fini disciplinari solo se il lavoratore è stato preventivamente informato.

Riferimento normativo

Art. 4 L. 300/1970 (Statuto dei lavoratori); D.Lgs. 81/2008; Reg. UE 2016/679

Tabella riepilogativa

Sistemi soggetti all’art. 4 Statuto e procedura richiesta
Sistema Accordo sindacale / autorizzazione ITL? Note
Telecamere di videosorveglianza (se possono monitorare l’attività lavorativa) Non necessario se solo per sicurezza patrimoniale senza visuale sui lavoratori
Software di monitoraggio PC (keylogger, screenshot) Necessari accordo + informativa GDPR
Sistemi di geolocalizzazione veicoli aziendali Accordo o autorizzazione + informativa
Badge per accessi (orari entrata/uscita) No Strumento di registrazione degli accessi
Strumenti di lavoro (PC, telefono aziendale) No per lo strumento in sé Ma policy d’uso e informativa GDPR obbligatorie

La procedura: accordo o autorizzazione

Per installare impianti audiovisivi o altri strumenti di controllo a distanza che possano rilevare l’attività lavorativa, il datore deve seguire una procedura alternativa: accordo collettivo stipulato con le rappresentanze sindacali aziendali (RSA o RSU), oppure – in assenza di rappresentanze o in caso di mancato accordo – autorizzazione dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro (ITL). Per le aziende con unità produttive in più province l’autorizzazione è richiesta all’ITL competente per la sede legale.

Gli strumenti di lavoro e i sistemi di accesso

Il legislatore del 2015 ha escluso dall’obbligo di accordo/autorizzazione gli strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione (PC, smartphone, software gestionali) e i sistemi di registrazione degli accessi e delle presenze. Tuttavia, l’esclusione riguarda lo strumento in sé: se il datore installa applicazioni di monitoraggio aggiuntive su questi strumenti (es. screenshot periodici, registrazione dei tasti), rientra nell’ambito applicativo dell’art. 4 e richiede la procedura autorizzatoria.

Uso dei dati e informativa obbligatoria

I dati raccolti attraverso i sistemi autorizzati possono essere utilizzati dal datore a tutti i fini connessi al rapporto di lavoro, inclusi quelli disciplinari, ma solo a condizione che il lavoratore sia stato previamente informato delle modalità d’uso degli strumenti e del possibile controllo. L’informativa deve essere resa ai sensi del GDPR. In assenza di informativa, i dati non sono utilizzabili.

Casi pratici

Tizio – telecamere nel magazzino senza accordo sindacale

Il datore installa telecamere nel magazzino dove lavora Tizio per verificare la movimentazione della merce. Poiché le telecamere riprendono anche l’attività lavorativa, è necessario l’accordo sindacale o l’autorizzazione ITL; in assenza, l’installazione viola l’art. 4 e i dati raccolti non sono utilizzabili nemmeno a fini disciplinari.

Caia – GPS su furgone aziendale

Il furgone aziendale di Caia viene dotato di GPS per ottimizzare i percorsi. Trattandosi di geolocalizzazione del veicolo (e indirettamente del lavoratore durante l’orario di lavoro), il datore deve concludere un accordo sindacale o ottenere autorizzazione ITL e fornire a Caia un’informativa GDPR.

Sempronio – badge accessi: nessuna procedura richiesta

Sempronio timbra l’entrata e l’uscita con un badge. Il sistema di rilevazione delle presenze non rientra nella procedura dell’art. 4: è uno strumento di registrazione degli accessi. Il datore deve comunque fornire l’informativa GDPR sul trattamento di questi dati.

Domande frequenti

Il datore può installare telecamere senza dirlo ai dipendenti?

No. L’installazione di sistemi che possono monitorare l’attività lavorativa richiede un accordo sindacale o l’autorizzazione dell’ITL. Inoltre il lavoratore deve ricevere un’informativa preventiva sul sistema di controllo ai sensi del GDPR.

I dati delle telecamere possono essere usati per licenziarmi?

I dati possono essere usati a fini disciplinari solo se raccolti nel rispetto dell’art. 4 (accordo/autorizzazione) e se il lavoratore era stato preventivamente informato. In assenza di questi presupposti, i dati non sono utilizzabili.

Il GPS sulla mia auto aziendale richiede accordo sindacale?

Sì, se il veicolo viene usato durante l’orario di lavoro e la geolocalizzazione può tracciare l’attività del lavoratore. Il datore deve seguire la procedura dell’art. 4 e rilasciare informativa GDPR.

Gli strumenti di lavoro (PC, telefono) possono essere monitorati?

Il PC e il telefono aziendali non richiedono accordo/autorizzazione per il loro uso in quanto strumenti di lavoro; ma se vengono installati software aggiuntivi di monitoraggio (screenshot, keylogger), scatta l’obbligo procedurale dell’art. 4.

Cosa succede se il datore viola l'art. 4 Statuto?

L’installazione non autorizzata di sistemi di controllo a distanza costituisce reato (art. 38 Statuto). I dati così raccolti non sono utilizzabili a fini disciplinari o probatori nel processo del lavoro.

Questa guida ha finalità divulgativa ed è aggiornata alla normativa vigente nel 2026. Gli importi, le durate e le condizioni possono variare in base al CCNL applicato e alla situazione individuale: per il proprio caso è consigliabile rivolgersi a un consulente del lavoro, al sindacato di categoria, al patronato o all’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

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Questa guida spiega la regola generale, ma ogni situazione ha le sue specificità. Per un controllo sul tuo caso puoi trovare un professionista tramite Legge in Chiaro.

In sintesi

  • Gli impianti che possono controllare a distanza l'attività dei lavoratori richiedono accordo sindacale o autorizzazione dell'Ispettorato del Lavoro (art. 4 St. lav.).
  • La procedura non si applica agli strumenti usati per rendere la prestazione né ai sistemi di registrazione degli accessi.
  • I dati raccolti sono utilizzabili a fini disciplinari solo con previa informativa al lavoratore.
  • Resta obbligatorio il rispetto della disciplina sulla protezione dei dati (Reg. UE 2016/679).
  • La videosorveglianza per sola sicurezza patrimoniale, senza visuale sui lavoratori, segue regole diverse.
  • Geolocalizzazione e software di monitoraggio rientrano di regola nella procedura dell'art. 4.
Indice dei contenuti

Il controllo a distanza dei lavoratori è uno dei temi più delicati del diritto del lavoro, perché interseca potere datoriale, dignità del lavoratore e protezione dei dati personali. Il perno è l'art. 4 dello Statuto dei lavoratori (L. 300/1970), riformato nel tempo, che non vieta i controlli ma li subordina a una procedura e a precise garanzie informative.

La regola dell'art. 4 dello Statuto

Gli impianti audiovisivi e gli altri strumenti dai quali può derivare anche la possibilità di controllo a distanza dell'attività dei lavoratori possono essere installati solo per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro o per la tutela del patrimonio aziendale, e previo accordo con le rappresentanze sindacali o, in mancanza, previa autorizzazione dell'Ispettorato del Lavoro.

La procedura: accordo o autorizzazione

Il datore deve seguire una procedura alternativa: accordo collettivo con le RSA o RSU; oppure, in assenza di rappresentanze o in caso di mancato accordo, autorizzazione dell'Ispettorato Territoriale del Lavoro (per le imprese su più sedi può rilevare la sede nazionale). Saltare questo passaggio rende illegittima l'installazione e inutilizzabili i dati raccolti.

Strumenti esclusi dalla procedura

La procedura non si applica agli strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione (PC, telefono, tablet aziendali) né agli strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze (badge). Per questi strumenti non serve l'accordo, ma restano fermi l'informativa e i limiti di utilizzo.

Telecamere, software e geolocalizzazione

Le telecamere che possono inquadrare l'attività lavorativa rientrano nella procedura; quelle installate per sola tutela del patrimonio, senza visuale sulle postazioni di lavoro, seguono regole più snelle. I software di monitoraggio del PC e i sistemi di geolocalizzazione dei veicoli aziendali, potenzialmente idonei a controllare l'attività, richiedono di regola accordo o autorizzazione e adeguata informativa.

L'informativa e l'uso disciplinare dei dati

Le informazioni raccolte tramite questi strumenti sono utilizzabili a tutti i fini connessi al rapporto, compreso quello disciplinare, solo se al lavoratore è stata data adeguata informativa sulle modalità d'uso e sui controlli, nel rispetto della disciplina sulla protezione dei dati personali (Reg. UE 2016/679). Senza informativa preventiva, i dati non possono fondare una sanzione.

Indicazioni pratiche

Per il datore: definire la finalità, esperire la procedura sindacale o autorizzativa, predisporre l'informativa e la policy d'uso, rispettare i principi di minimizzazione e proporzionalità. Per il lavoratore: verificare l'esistenza dell'accordo o dell'autorizzazione e dell'informativa, presupposti di legittimità dei controlli e dell'eventuale uso disciplinare dei dati.

Principi di proporzionalita e minimizzazione

Anche quando la procedura e rispettata, il controllo deve restare proporzionato: la finalita dichiarata (sicurezza, tutela del patrimonio, esigenze organizzative) non puo trasformarsi in una sorveglianza generalizzata e continuativa dell'attivita. Il principio di minimizzazione impone di raccogliere solo i dati strettamente necessari, di limitarne la conservazione e di evitare riprese o monitoraggi che incidano sulla dignita e sulla riservatezza del lavoratore oltre lo stretto indispensabile.

Controlli difensivi e tutele del lavoratore

Discorso a parte meritano i cosiddetti controlli difensivi, attivati per accertare condotte illecite gia in essere e non per verificare il rendimento: anche in questi casi devono pero rispettarsi i limiti di legge, l'informativa e i principi sulla protezione dei dati. Il lavoratore, dal canto suo, puo verificare l'esistenza dell'accordo o dell'autorizzazione e dell'informativa, presupposti senza i quali i dati raccolti non possono legittimamente fondare un provvedimento disciplinare.

Domande frequenti

Il datore può installare telecamere liberamente?

No. Se possono controllare l'attività lavorativa serve l'accordo sindacale o, in mancanza, l'autorizzazione dell'Ispettorato del Lavoro (art. 4 St. lav.).

Servono accordo o autorizzazione per il badge degli accessi?

No, i sistemi di registrazione degli accessi e delle presenze sono esclusi dalla procedura, ma restano fermi informativa e limiti d'uso.

I dati raccolti possono essere usati per sanzionarmi?

Solo se ti è stata data preventiva e adeguata informativa sulle modalità d'uso e di controllo, nel rispetto del Reg. UE 2016/679.

La geolocalizzazione dell'auto aziendale rientra nella procedura?

Di regola sì, perché può consentire il controllo dell'attività: servono accordo o autorizzazione e adeguata informativa.

Le telecamere antifurto sono soggette all'art. 4?

Se servono solo alla tutela del patrimonio senza inquadrare le postazioni di lavoro seguono regole più snelle; se possono monitorare l'attività rientrano nella procedura.

Ultimo aggiornamento redazionale: 2026-06-20
A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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