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Ultimo aggiornamento: 14 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
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Art. 981 c.c. Contenuto del diritto di usufrutto

In vigore

Contenuto del diritto di usufrutto L’usufruttuario ha diritto di godere della cosa, ma deve rispettarne la destinazione economica. Egli può trarre dalla cosa ogni utilità che questa può dare, fermi i limiti stabiliti in questo capo.

In sintesi

  • L'usufruttuario ha il diritto di godere della cosa altrui traendone ogni utilità.
  • Deve rispettare la destinazione economica del bene impressa dal nudo proprietario.
  • Il godimento incontra i limiti previsti dal Capo I del Titolo V del Libro III del Codice civile.
  • L'usufrutto si distingue dal possesso e dalla proprietà perché non consente trasformazioni che alterino la sostanza o la funzione del bene.
  • Le utilità includono frutti naturali, frutti civili, accessori e ogni vantaggio economico non vietato.
  • L'abuso o lo stravolgimento della destinazione legittima il proprietario a chiedere la cessazione dell'usufrutto.

La struttura del diritto di usufrutto

L'articolo 981 del Codice civile contiene la definizione fondamentale dell'usufrutto, diritto reale di godimento su cosa altrui. Si tratta di un istituto antichissimo, di origine romanistica, che il legislatore del 1942 ha disegnato come strumento flessibile per separare la titolarità formale del bene, che resta in capo al nudo proprietario, dal suo sfruttamento economico, attribuito all'usufruttuario. La norma individua due elementi cardine: il diritto di godere della cosa e l'obbligo di rispettarne la destinazione economica. Su questa dualità si fonda l'intero regime giuridico dell'istituto.

Il godimento pieno della cosa

L'usufruttuario può trarre dalla cosa ogni utilità che essa è in grado di offrire. Questo significa che, ad esempio, se Tizio costituisce a favore di Caio l'usufrutto su un appartamento, Caio potrà abitarlo, concederlo in locazione, percepirne i canoni, utilizzare gli arredi e i servizi accessori. Se l'usufrutto riguarda un fondo agricolo, l'usufruttuario potrà coltivarlo, raccogliere i frutti naturali, affittarlo a un coltivatore diretto. Anche i frutti civili, come interessi, canoni e dividendi nel caso di usufrutto su titoli o partecipazioni, entrano nel suo patrimonio. La pienezza del godimento è il tratto che avvicina l'usufrutto alla proprietà, senza tuttavia sovrapporvisi.

Il limite della destinazione economica

Il vincolo più significativo posto dall'articolo 981 è il rispetto della destinazione economica del bene. Se Tizio riceve in usufrutto un opificio industriale, non potrà trasformarlo in un magazzino di stoccaggio o demolirlo per ricavarne aree edificabili. La destinazione economica è quella oggettivamente impressa dal nudo proprietario o ricavabile dalle caratteristiche del bene al momento della costituzione del diritto. Ogni mutamento sostanziale richiede il consenso del proprietario, pena la possibile cessazione del diritto per abuso. Il limite tutela la posizione del nudo proprietario, che alla fine dell'usufrutto deve poter ritrovare il bene nella sua originaria vocazione produttiva o di utilizzo.

I limiti generali del Capo I

La norma rinvia ai limiti stabiliti nel Capo dedicato all'usufrutto. Tra questi: l'obbligo di inventario, la prestazione di garanzia, l'obbligo di custodia del buon padre di famiglia, le spese ordinarie a carico dell'usufruttuario e quelle straordinarie a carico del proprietario, il divieto di alterare la sostanza della cosa. L'usufruttuario non è dunque un proprietario temporaneo, ma un titolare di un diritto reale minore, intrinsecamente limitato. Le sue facoltà sono ampie ma non illimitate, e la loro esatta misura si ricostruisce combinando la definizione generale dell'articolo 981 con le specifiche regole tecniche degli articoli successivi.

Profili pratici per la consulenza

Nella prassi notarile e fiscale, l'usufrutto viene spesso utilizzato per pianificare passaggi generazionali, ad esempio con la donazione della nuda proprietà a favore dei figli e la riserva di usufrutto in capo al donante, oppure per attribuire utilità economiche senza spogliarsi del bene. Il commercialista deve valutare con attenzione la base imponibile dell'usufrutto ai fini delle imposte di donazione e successione, calcolata su tabelle ministeriali in funzione dell'età dell'usufruttuario, oltre alla disciplina IRPEF sui redditi prodotti dal bene, che gravano sull'usufruttuario. Va inoltre considerata la disciplina IMU, che generalmente segue il titolare del diritto reale di godimento, e l'eventuale impatto sulle dichiarazioni dei redditi familiari.

Domande frequenti

L'usufruttuario può cambiare la destinazione dell'immobile?

No, senza il consenso del nudo proprietario. L'art. 981 c.c. impone il rispetto della destinazione economica del bene. Trasformare un'abitazione in ufficio o in attività commerciale senza accordo costituisce un abuso del diritto di usufrutto, che può portare alla sua estinzione (art. 1015 c.c.).

L'usufruttuario è responsabile del deterioramento del bene?

Solo per il deterioramento superiore al normale uso. Il deterioramento da uso ordinario e fisiologico è implicito nel diritto di usufrutto. Se però il bene è stato danneggiato per uso abnorme, mancata manutenzione ordinaria o dolo, l'usufruttuario risponde verso il nudo proprietario.

I frutti percepiti dall'usufruttuario vanno restituiti alla fine dell'usufrutto?

No. I frutti naturali e civili percepiti durante l'usufrutto appartengono definitivamente all'usufruttuario e non devono essere restituiti. Alla fine dell'usufrutto si restituisce il bene, non i frutti già maturati e percepiti.

L'usufruttuario può ristrutturare l'immobile senza chiedere il permesso?

Dipende dall'entità dei lavori. La manutenzione ordinaria rientra nelle facoltà dell'usufruttuario. Per interventi straordinari (ristrutturazioni rilevanti, modifiche strutturali) serve il consenso del nudo proprietario; in caso di disaccordo può essere necessario il ricorso al giudice.

Cosa succede se l'usufruttuario abusa del diritto?

Se l'abuso è grave, tale da deteriorare sensibilmente il bene o da alterarne la destinazione, il nudo proprietario può chiedere al giudice la cessazione dell'usufrutto e il risarcimento del danno (art. 1015 c.c.). Il giudice può anche, in alternativa, ordinare all'usufruttuario di prestare idonea cauzione.

A cura di
Dott. Andrea Marton — Tax Advisor, Consulente Fiscale
Responsabile editoriale di La Legge in Chiaro per i principali codici italiani (C.C., C.P., C.P.C., C.P.P., Costituzione, C.d.S., Codice del Consumo, TUIR, T.U.IVA, T.U.B.). Contenuti redatti con linguaggio chiaro, fonti ufficiali aggiornate e revisione professionale a cura della Redazione.
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