← Torna a Antiriciclaggio - D.Lgs. 231/2007
Ultimo aggiornamento: 15 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
In sintesi
  • L’attuazione del D.Lgs. 231/2007 non comporta nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica (clausola di invarianza finanziaria).
  • Le amministrazioni e le istituzioni pubbliche attuano il decreto con le risorse già disponibili a legislazione vigente.
  • L’articolo costituisce la disposizione finale del decreto, inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana.
  • L’allegato originario, con le definizioni di PEP e titolare effettivo, è stato abrogato dal D.Lgs. 90/2017.
Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
Art. 74 D.Lgs. 231/2007 (Antiriciclaggio) – Clausola di invarianza(1)

In vigore dal 29/12/2007

1. Dall’attuazione del presente decreto non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. 2. Le amministrazioni e le istituzioni pubbliche provvedono all’attuazione delle disposizioni di cui al presente decreto con le risorse umane, strumentali e finanziarie previste a legislazione vigente. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare. Note: (1) Articolo inserito dall’art. 5, comma 3, DLgs. 25.5.2017 n. 90, pubblicato in G.U. 19.6.2017 n. 140, S.O. n. 28. ALLEGATO (1) [Art. 1. Articolo 1, comma 2, lettera o) Persone politicamente esposte 1. Per persone fisiche che occupano o hanno occupato importanti cariche pubbliche s’intendono: a) i capi di Stato, i capi di Governo, i Ministri e i Vice Ministri o Sottosegretari; b) i parlamentari; c) i membri delle corti supreme, delle corti costituzionali e di altri organi giudiziari di alto li- DLgs. 21.11.2007 n. 231 – Allegato 100 vello le cui decisioni non sono generalmente soggette a ulteriore appello, salvo in circostanze eccezionali; d) i membri delle Corti dei conti e dei consigli di amministrazione delle banche centrali; e) gli ambasciatori, gli incaricati d’affari e gli ufficiali di alto livello delle forze armate; f) i membri degli organi di amministrazione, direzione o vigilanza delle imprese possedute dallo Stato. In nessuna delle categorie sopra specificate rientrano i funzionari di livello medio o inferiore. Le categorie di cui alle lettere da a) a e) comprendono, laddove applicabili, le posizioni a livello europeo e internazionale. 2. Per familiari diretti s’intendono: a) il coniuge; b) i figli e i loro coniugi; c) coloro che nell’ultimo quinquennio hanno convissuto con i soggetti di cui alle precedenti lettere; d) i genitori. 3. Ai fini dell’individuazione dei soggetti con i quali le persone di cui al numero 1 intrattengono notoriamente stretti legami si fa riferimento a: a) qualsiasi persona fisica che ha notoriamente la titolarità effettiva congiunta di entità giuridiche o qualsiasi altra stretta relazione d’affari con una persona di cui al comma 1; b) qualsiasi persona fisica che sia unica titolare effettiva di entità giuridiche o soggetti giuridici notoriamente creati di fatto a beneficio della persona di cui al comma 1. 4. Senza pregiudizio dell’applicazione, in funzione del rischio, di obblighi rafforzati di adeguata verifica della clientela, quando una persona ha cessato di occupare importanti cariche pubbliche da un periodo di almeno un anno i soggetti destinatari del presente decreto non sono tenuti a considerare tale persona come politicamente esposta Art. 2. Articolo 1, comma 2, lettera u). Titolare effettivo 1. Per titolare effettivo s’intende: a) in caso di società: 1) la persona fisica o le persone fisiche che, in ultima istanza, possiedano o controllino un’entità giuridica, attraverso il possesso o il controllo diretto o indiretto di una percentuale sufficiente delle partecipazioni al capitale sociale o dei diritti di voto in seno a tale entità giuridica, anche tramite azioni al portatore, purché non si tratti di una società ammessa alla quotazione su un mercato regolamentato e sottoposta a obblighi di comunicazione conformi alla normativa comunitaria o a standard internazionali equivalenti; tale criterio si ritiene soddisfatto ove la percentuale corrisponda al 25 per cento più uno di partecipazione al capitale sociale; 2) la persona fisica o le persone fisiche che esercitano in altro modo il controllo sulla direzione di un’entità giuridica; b) in caso di entità giuridiche quali le fondazioni e di istituti giuridici quali i trust, che amministrano e distribuiscono fondi: 1) se i futuri beneficiari sono già stati determinati, la persona fisica o le persone fisiche beneficiarie del 25 per cento o più del patrimonio di un’entità giuridica; 2) se le persone che beneficiano dell’entità giuridica non sono ancora state determinate, la categoria di persone nel cui interesse principale è istituita o agisce l’entità giuridica; 3) la persona fisica o le persone fisiche che esercitano un controllo sul 25 per cento o più del patrimonio di un’entità giuridica. Art. 3. Articolo 19, comma 1, lettera a). Documenti validi per l’identificazione 1. Sono considerati validi per l’identificazione i documenti d’identità e di riconoscimento di cui agli articoli 1 e 35 del decreto del Presidente della Repubblica del 28 dicembre 2000, n. 445. Per l’identificazione di soggetti non comunitari e di soggetti minori d’età si applicano le disposizioni vigenti; con riferimento a nascituri e concepiti, l’identificazione è effettuata nei confronti del rappresentante legale. L’identificazione può essere svolta anche da un pubblico ufficiale a ciò abilitato ovvero a mezzo di una foto autenticata; in quest’ultimo caso sono acquisiti e riportati nell’archivio unico informatico, ovvero nel registro della clientela, gli estremi dell’atto di nascita dell’interessato. Art. 4. DLgs. 21.11.2007 n. 231 – Allegato Articolo 26. Criteri tecnici e procedure semplificate di adeguata verifica della clientela 1. Ai fini dell’applicazione dell’articolo 26, per soggetti e prodotti che presentano un basso rischio di riciclaggio dei proventi di attività criminose o di finanziamento del terrorismo, s’intendono: a) autorità o organismi pubblici che agiscano come clienti, a condizione che siano soddisfatti tutti i seguenti requisiti: 1) il cliente sia stato incaricato di funzioni pubbliche conformemente al trattato sull’Unione europea, ai trattati sulle Comunità europee o alla legislazione secondaria della Comunità europea; 2) l’identità del cliente sia pubblicamente disponibile, trasparente e certa; 3) le attività del cliente, così come le sue pratiche contabili, siano trasparenti; 4) il cliente renda conto del proprio operato a un’istituzione europea o alle autorità di uno Stato comunitario, ovvero esistano procedure di controlli e contrappesi che assicurino la verifica dell’attività del cliente; b) entità giuridiche diverse dalle autorità o organismi pubblici di cui alla precedente lettera a), che agiscano come clienti, a condizione che siano soddisfatti tutti i seguenti requisiti: 1) il cliente sia un’entità che eserciti attività finanziarie che esulino dall’ambito di applicazione dell’articolo 2 della direttiva 2005/60/CE ma alle quali sia stata estesa la legislazione nazionale conformemente all’articolo 4 di tale direttiva; 2) l’identità del cliente sia pubblicamente disponibile, trasparente e certa; 3) in base al diritto nazionale, il cliente abbia ottenuto un’autorizzazione per esercitare le attività finanziarie e l’autorizzazione possa essere rifiutata se le autorità competenti non ottengano soddisfacente convinzione circa la competenza e l’onorabilità delle persone che dirigono o dirigeranno effettivamente l’attività di tale entità o del suo titolare effettivo; 4) il cliente sia soggetto a controllo, ai sensi dell’articolo 37, paragrafo 3, della direttiva 2005/60/CE, da parte delle autorità competenti per quanto riguarda l’osservanza della legislazione nazionale adottata conformemente a tale direttiva e, laddove applicabile, degli obblighi aggiuntivi previsti dalla legislazione nazionale; 5) la mancata osservanza degli obblighi di cui al numero 1) da parte del cliente sia soggetta a sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive, compresa la possibilità di adeguate misure amministrative o l’imposizione di sanzioni amministrative; c) prodotti o operazioni collegate a tali prodotti che soddisfino tutti i seguenti requisiti: 1) il prodotto abbia una base contrattuale scritta; 2) le operazioni in questione siano eseguite tramite un conto del cliente presso un ente creditizio soggetto alla direttiva 2005/60/CE o presso un ente creditizio situato in un paese terzo che imponga obblighi equivalenti a quelli stabiliti da tale direttiva; 3) il prodotto o l’operazione in questione non siano anonimi e la loro natura sia tale da consentire la tempestiva applicazione dell’articolo 7, lettera c), della direttiva 2005/60/CE; 4) vi sia un limite predeterminato di valore massimo per il prodotto; 5) i vantaggi del prodotto o dell’operazione in questione non possano andare a beneficio di terzi, salvo in caso di decesso, invalidità, sopravvivenza a una predeterminata età avanzata o eventi analoghi; 6) nel caso di prodotti o operazioni che prevedono l’investimento di fondi in attività finanziarie o crediti, compresa l’assicurazione o altro tipo di crediti potenziali, i vantaggi del prodotto o dell’operazione siano realizzabili soltanto nel lungo termine, il prodotto o l’operazione non possano essere utilizzati come garanzia, non vengano fatti pagamenti anticipati, non vengano utilizzate clausole di riscatto e non vi sia recesso anticipato durante la relazione contrattuale. 2. Il criterio di cui al punto 1, lettera a), numero 1, si applica soltanto al cliente, non alle sue controllate, a meno che anch’esse non soddisfino i criteri per proprio conto. 3. Ai fini dell’applicazione del punto 1, lettera a), numero 3, l’attività esercitata dal cliente è soggetta a vigilanza da parte delle autorità competenti. In questo contesto per vigilanza si intende quella basata sui poteri di controllo più intensi, compresa la possibilità di effettua- DLgs. 21.11.2007 n. 231 – Allegato 102 re ispezioni sul posto. Tali ispezioni possono includere la revisione di politiche, procedure, libri e registrazioni e comprendere verifiche a campione. 4. Ai fini dell’applicazione del punto 1, lettera c), numero 4, le soglie stabilite all’articolo 25, comma 6, lettera a), del presente decreto si applicano in caso di polizze assicurative o prodotti di risparmio di natura analoga. Senza pregiudizio del seguente comma, negli altri casi la soglia massima è 15.000 euro. È possibile derogare a questa soglia nel caso di prodotti che siano collegati al finanziamento di attività materiali e quando la titolarità legale ed effettiva delle attività non venga trasferita al cliente fino alla conclusione della relazione contrattuale, purché la soglia stabilita per le operazioni collegate a questo tipo di prodotto, indipendentemente dal fatto che siano effettuate con un’operazione unica o con diverse operazioni che appaiono collegate, non superi 25.000 euro all’anno. 5. Si può derogare ai criteri di cui al punto 1, lettera c), numeri 5) e 6), nel caso di prodotti le cui caratteristiche siano determinate dal Ministro dell’economia e delle finanze per finalità di interesse generale, che beneficino di speciali vantaggi dallo Stato sotto forma di erogazioni dirette o rimborsi fiscali e il cui utilizzo sia sottoposto a controllo da parte delle autorità pubbliche, purché i vantaggi dei prodotti siano realizzabili solo nel lungo termine e la soglia stabilita ai fini dell’applicazione della lettera c), numero 4), sia sufficientemente bassa. Se del caso, questa soglia può essere stabilita nella forma di un ammontare massimo su base annuale. 6. Nel valutare se i clienti o i prodotti e le operazioni di cui alle lettere a), b) e c), presentino un basso rischio di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo, il Ministro dell’economia delle finanze presta particolare attenzione a qualsiasi attività di tali clienti o a qualsiasi tipo di prodotti o operazioni che possono essere considerati come particolarmente suscettibili, per loro natura, di uso o abuso a fini di riciclaggio dei proventi di attività criminose o di finanziamento del terrorismo. I clienti o i prodotti e le operazioni di cui al punto 1, lettere a), b) e c), non possono essere considerati a basso rischio di riciclaggio dei proventi di attività criminose o di finanziamento del terrorismo se le informazioni a disposizione indicano che il rischio di riciclaggio dei proventi di attività criminose o di finanziamento del terrorismo può non essere basso.] Note: (1) Allegato abrogato dall’art. 9, comma 7, DLgs. 25.5.2017 n. 90, pubblicato in G.U. 19.6.2017 n. 140, S.O. n. 28.

La clausola di invarianza finanziaria

L’art. 74 del D.Lgs. 231/2007 contiene la clausola di invarianza finanziaria, una disposizione finale di carattere tecnico-contabile che ricorre sistematicamente nei provvedimenti normativi italiani. Il comma 1 stabilisce che dall’attuazione del decreto non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Questa clausola è imposta dall’art. 81 della Costituzione, che vieta l’introduzione di oneri aggiuntivi per la finanza pubblica senza la contestuale indicazione della relativa copertura. La sua presenza segnala che tutte le attività richieste alle pubbliche amministrazioni per dare attuazione al decreto devono essere finanziate nell’ambito degli stanziamenti di bilancio già esistenti.

L’autosostentamento delle amministrazioni pubbliche

Il comma 2 specifica il corollario pratico della clausola di invarianza: le amministrazioni e le istituzioni pubbliche provvedono all’attuazione del decreto con le risorse umane, strumentali e finanziarie previste a legislazione vigente. Ciò significa che la UIF, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, le autorità di vigilanza di settore, il Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza e tutti gli altri soggetti istituzionali coinvolti nel sistema antiriciclaggio devono far fronte ai compiti assegnati loro dal decreto senza poter rivendicare risorse aggiuntive per questa specifica ragione. In pratica, le funzioni antiriciclaggio devono essere assorbite nell’ambito delle strutture e dei budget preesistenti.

Il contenuto dell’allegato abrogato

Storicamente, il D.Lgs. 231/2007 era corredato da un Allegato che conteneva definizioni fondamentali: la categoria delle persone politicamente esposte (PEP), la definizione di titolare effettivo, i documenti validi per l’identificazione e i criteri tecnici per la verifica semplificata della clientela. Questo allegato è stato abrogato dall’art. 9, comma 7, del D.Lgs. 90/2017, che ha incorporato tali definizioni direttamente nel corpo del decreto (principalmente agli artt. 1 e 25) ovvero ha rinviato alla disciplina regolamentare secondaria. L’abrogazione dell’allegato ha semplificato la struttura del testo normativo e ha consentito un aggiornamento più agevole delle definizioni tecniche, che devono seguire l’evoluzione degli standard europei e internazionali.

La posizione sistematica dell’art. 74

L’art. 74 è collocato nel Titolo VI (Disposizioni finali e transitorie) del decreto e costituisce, con i precedenti artt. 70, 71, 72 e 73, il blocco delle disposizioni di chiusura dell’impianto normativo. La formula finale di promulgazione, che dichiara il decreto munito del sigillo dello Stato e inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi, riflette la tradizione giuridica italiana del decreto legislativo emanato in attuazione di una legge delega. Nel caso del D.Lgs. 231/2007, la legge delega era l’art. 22 della L. 262/2005, che aveva autorizzato il Governo a recepire la III Direttiva Antiriciclaggio europea (Dir. 2005/60/CE).

Valore pratico della clausola di invarianza per i soggetti obbligati

Per i soggetti obbligati privati (intermediari, professionisti, operatori non finanziari), la clausola di invarianza non ha effetti diretti: si rivolge esclusivamente alle pubbliche amministrazioni. I soggetti privati rimangono invece soggetti a tutti gli obblighi sostanziali previsti dal decreto, indipendentemente dai costi che questi comportano. Tuttavia, la clausola ha un rilievo indiretto: se le autorità di controllo non dispongono di risorse adeguate per svolgere le proprie funzioni di vigilanza, l’efficacia complessiva del sistema antiriciclaggio potrebbe risultarne ridotta. Questo è un tema di policy rilevante nel dibattito sull’adeguatezza delle risorse pubbliche destinate alla lotta al riciclaggio di denaro.

Domande frequenti

Cosa stabilisce la clausola di invarianza finanziaria dell’art. 74?

Stabilisce che dall’attuazione del D.Lgs. 231/2007 non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le amministrazioni pubbliche devono attuare il decreto con le risorse umane, strumentali e finanziarie già disponibili a legislazione vigente.

A chi si rivolge la clausola di invarianza finanziaria?

Si rivolge esclusivamente alle pubbliche amministrazioni e alle istituzioni pubbliche coinvolte nell’attuazione del decreto. Non ha effetti diretti sui soggetti obbligati privati, che rimangono tenuti a tutti gli obblighi sostanziali previsti dalla normativa.

L’allegato originario del D.Lgs. 231/2007 è ancora in vigore?

No. L’allegato originario, che conteneva le definizioni di PEP, titolare effettivo, documenti validi per l’identificazione e criteri per la verifica semplificata, è stato abrogato dal D.Lgs. 90/2017. Le definizioni sono state incorporate nel corpo del decreto o rinviate alla normativa secondaria.

Qual era la legge delega che ha autorizzato l’emanazione del D.Lgs. 231/2007?

La legge delega era l’art. 22 della L. 262/2005 (legge sul risparmio), che ha autorizzato il Governo a recepire la III Direttiva Antiriciclaggio europea (Direttiva 2005/60/CE) nell’ordinamento italiano.

Andrea Marton, Tax Advisor e Responsabile Editoriale di La Legge in Chiaro
A cura di
Dott. Andrea Marton — Tax Advisor, Consulente Fiscale
Responsabile editoriale di La Legge in Chiaro per i 17 codici e testi unici italiani (Costituzione, C.C., C.P., C.P.C., C.P.P., C.d.S., Codice del Consumo, TUIR, T.U.IVA, T.U.B., IRAP, CCII, Antiriciclaggio, Successioni, Accertamento, T.U. Edilizia, Legge di Bilancio 2026). Contenuti redatti con linguaggio chiaro, fonti ufficiali aggiornate e revisione professionale a cura della Redazione. Profilo completo →
Avvertenza: il testo è pubblicato a fini informativi e divulgativi. Per casi specifici è sempre consigliato rivolgersi a un professionista abilitato.