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Ultimo aggiornamento: 10 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
Art. 621 c.p. Rivelazione del contenuto di documenti segreti

In vigore dal 1° luglio 1931

Chiunque, essendo venuto abusivamente a cognizione del contenuto, che debba rimanere segreto, di altrui atti o documenti, pubblici o privati, non costituenti corrispondenza, lo rivela, senza giusta causa, ovvero lo impiega a proprio o altrui profitto, è punito, se dal fatto deriva nocumento, con la reclusione fino a tre anni o con la multa da euro 103 a euro 1.032.

Agli effetti della disposizione di cui al primo comma è considerato documento anche qualunque supporto informatico contenente dati, informazioni o programmi.

Il delitto è punibile a querela della persona offesa.

Contenuto elaborato con il supporto di sistemi di intelligenza artificiale e revisionato dalla Redazione di La Legge in Chiaro sotto la responsabilità editoriale del Dott. Andrea Marton, Tax Advisor — Consulente Fiscale. Fonti verificate: Normattiva, Italgiure, Corte Costituzionale, Agenzia delle Entrate.

In sintesi

  • Reato di rivelazione abusiva di documenti segreti non costituenti corrispondenza
  • Punito fino a 3 anni di reclusione o multa da 103 a 1.032 euro se produce nocumento
  • Comprende atti e documenti pubblici o privati che devono rimanere segreti
  • Include supporti informatici con dati, informazioni o programmi
  • Delitto procedibile a querela della persona offesa

Rivelare contenuti segreti di documenti altrui senza giusta causa, se causa nocumento, è punito fino a 3 anni di reclusione o multa da 103 a 1.032 euro.

Ratio

L'articolo 621 protegge il diritto alla riservatezza di documenti e atti che per loro natura devono rimanere segreti. Mentre l'articolo 616 tutela specificamente la corrispondenza, il 621 estende la tutela a qualsiasi documento (come cartelle cliniche, fascicoli legali, contratti riservati) che contiene informazioni destinate a rimanere non divulgate. La norma presuppone che il colpevole sia venuto a conoscenza del contenuto abusivamente, quindi viola una posizione di fiducia o commette accesso non autorizzato.

Analisi

La fattispecie richiede tre elementi: (1) venire abusivamente a conoscenza del contenuto di un documento che debba rimanere segreto; (2) il documento non deve essere corrispondenza (altrimenti ricade nell'art. 616); (3) rivelare il contenuto senza giusta causa oppure impiegarlo a proprio o altrui profitto. La punibilità è subordinata al fatto che dal comportamento derivi nocumento. Il secondo comma chiarisce che anche i supporti informatici (file, database, sistemi cloud) rientrano nella definizione di documento. Il reato è procedibile a querela della persona offesa.

Quando si applica

Si applica quando un medico rivela i dati clinici di un paziente a una rivista, quando un avvocato comunica il contenuto di una cartella aziendale riservata a un competitor, quando un dipendente accede al sistema informativo aziendale e fornisce fatture confidenziali a terzi, oppure quando una giornalista pubblica documenti privati sottratti durante una perquisizione. Rientra nella fattispecie anche l'utilizzo personale a scopo di lucro di un'idea progettuale scoperta leggendo documenti altrui.

Connessioni

L'articolo 621 si collega agli articoli 615-quinquies c.p. (accesso abusivo a sistemi informatici) e 615-sexies c.p. (diffusione di codici di accesso), che spesso precedono la rivelazione illegale. Rimandi ai capi professionali (art. 622, segreto professionale) e ai segreti industriali (art. 623). A livello amministrativo, si rinvia al GDPR e al Codice della Privacy (D.Lgs. 196/2003), nonché a norme settoriali come il Testo Unico Bancario (segreto bancario) e il Codice Deontologico dei giornalisti. La Corte Costituzionale ha affermato che la tutela della riservatezza documentale è parte del nucleo duro dei diritti della persona.

Domande frequenti

Un whistleblower che rivela documenti segreti di illeciti aziendali commette il reato di cui all'articolo 621?

Dipende. Se la rivelazione avviene a organi competenti (autorità di polizia, magistrato, autorità anticorruzione) per segnalare illeciti, la 'giusta causa' di pubblica utilità può escludere il reato. Se la divulgazione è invece fatta su media o social per danno reputazionale, è probabile la configurazione del reato.

Se scopro per caso un documento segreto e lo leggo (ma non lo rivelo), ho commesso il reato?

No. Il reato richiede l'elemento di rivelazione (comunicazione a terzi) oppure l'impiego a proprio o altrui profitto. La semplice lettura, anche se abusiva, non integra la fattispecie, salvo che non costituisca violazione del domicilio (art. 614) o accesso abusivo a sistemi informatici (art. 615-quinquies).

Un giornalista che pubblica documenti segreti trafugati commette il reato dell'articolo 621?

Il giornalista non commette il reato originario di sottrazione del documento, ma potrebbe rispondere di ricettazione se consapevole della provenienza illecita. Tuttavia, l'interesse pubblico e la rilevanza dell'informazione per il dibattito democratico possono costituire fattore attenuante o escludente secondo la giurisprudenza europea (diritto alla cronaca).

Che differenza c'è tra rivelazione di documento segreto (art. 621) e segreto professionale (art. 622)?

L'articolo 621 protegge qualsiasi documento di cui si viene a conoscenza abusivamente. L'articolo 622 tutela specificamente i segreti appresi 'per ragione del proprio stato, ufficio, professione o arte'. Il 622 è più ampio perché copre anche informazioni non documentate (ad esempio una comunicazione orale tra professionista e cliente).

Se un avvocato riceve da parte di avversario documenti materialmente errati del fascicolo (inviati per errore), può usarli in giudizio?

No. L'avvocato ha l'obbligo deontologico di comunicare l'errore e non utilizzare i documenti per vantaggi processuali indebiti. L'uso consapevole di documenti ottenuti per errore altrui potrebbe configurare sia il reato dell'articolo 621 sia la violazione delle norme deontologiche professionali.

Ultimo aggiornamento redazionale: 2026-05-09
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