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  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Domande frequenti
  4. Vedi anche

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

Art. 1644 c.c. – Accrescimenti e frutti del bestiame

Testo vigente – R.D. 262/1942 (aggiornato da Normattiva)

L’affittuario fa suoi i parti e gli altri frutti del bestiame, l’accrescimento e ogni altro provento che ne deriva.

Il letame però deve essere impiegato esclusivamente nella coltivazione del fondo.

In sintesi

  • Frutti e parti: l'affittuario acquista la proprietà dei parti (nati) e degli altri frutti del bestiame (latte, lana, uova, ecc.).
  • Accrescimento: anche l'aumento naturale del valore del bestiame (peso, età, qualità) appartiene all'affittuario durante la gestione.
  • Ogni altro provento: qualsiasi ricavo derivato dalla gestione del bestiame (es. vendita di capi nati) spetta a Tizio.
  • Eccezione per il letame: il letame prodotto dagli animali non è un frutto dell'affittuario; deve essere impiegato esclusivamente nella coltivazione del fondo, fungendo da risorsa aziendale.
Indice dei contenuti

Il regime dei frutti del bestiame

L'art. 1644 c.c. disciplina uno degli aspetti più praticamente rilevanti del rapporto tra affittuario e bestiame di dotazione: a chi appartengono i frutti e gli accrescimenti prodotti dagli animali durante il periodo dell'affitto? La risposta del legislatore e' netta: spettano all'affittuario. Tizio acquisisce la proprietà dei parti (i nati), degli altri frutti naturali (latte, lana, uova, miele se si tratta di apiari), dell'accrescimento di valore degli animali e di ogni altro provento derivante dalla gestione del bestiame.

Fondamento della regola

La ratio della disposizione si comprende nel contesto del contratto di affitto rustico: Tizio paga un canone per poter sfruttare il fondo e le sue dotazioni, e il corrispettivo di questo sfruttamento sono proprio i prodotti che il fondo genera. Se i frutti del bestiame spettassero a Caio, l'affittuario si troverebbe a pagare un canone senza poter godere pienamente della redditività zootecnica, il che svuoterebbe di senso economico il contratto. La regola e' coerente con quella dell'usufruttuario (art. 984 c.c.) e del conduttore che acquista i frutti naturali con la separazione. Tizio, potendo appropriarsi dei frutti, ha tutti gli incentivi per curare la salute e la produttivita' del bestiame.

L'accrescimento e i proventi economici

La norma menziona non solo i frutti naturali in senso stretto, ma anche l'accrescimento e ogni altro provento. Con accrescimento si intende l'incremento naturale del valore del bestiame: un bovino che ingrandisce, ingrassa e aumenta di peso; una mandria che migliora la qualità genetica per effetto della selezione. Con provento si intende qualunque ricavo economico: la vendita di capi nati in soprannumero rispetto alla dotazione minima, la cessione di bestiame a fine carriera produttiva. Tutti questi benefici economici appartengono a Tizio come componente del suo reddito agricolo.

L'eccezione del letame: una risorsa del fondo

La disposizione finale introduce una significativa eccezione: il letame prodotto dagli animali non appartiene all'affittuario come frutto del bestiame, ma deve essere impiegato esclusivamente nella coltivazione del fondo. La ratio e' chiarissima: il letame e' un fertilizzante organico essenziale per la fertilita' del suolo agricolo. Se Tizio potesse liberamente vendere il letame a terzi, sottrarrebbe al fondo una risorsa fondamentale per il mantenimento della fertilita', danneggiando il locatore Caio che vedrebbe il fondo impoverito al termine del contratto. Il divieto di distrazione del letame e' quindi funzionale alla conservazione della produttivita' del fondo, in linea con il generale obbligo di mantenimento della dotazione previsto dall'art. 1640.

Implicazioni pratiche

Nella pratica, la distinzione tra frutti dell'affittuario e letame del fondo può generare contestazioni quando si utilizzino reflui zootecnici anche come fonte energetica (biogas). È opportuno che i contratti moderni chiariscano espressamente il regime dei digestati e del biogas prodotto da impianti a biomassa, poiché la norma del 1942 non poteva anticipare questi sviluppi tecnologici. La giurisprudenza e' ancora scarsa sul punto, il che rende la pattuizione contrattuale ancora più necessaria per evitare controversie.

Domande frequenti

I parti del bestiame appartengono al locatore o all'affittuario?

All'affittuario. L'art. 1644 stabilisce che Tizio acquista la proprietà dei parti e di tutti gli altri frutti del bestiame (latte, lana, uova), nonché dell'accrescimento e di ogni altro provento derivante dalla gestione degli animali.

Cosa si intende per 'accrescimento' del bestiame?

L'aumento naturale del valore degli animali durante il periodo dell'affitto: il peso guadagnato, il miglioramento qualitativo, l'età che incrementa il valore di un capo da riproduzione. Questo accrescimento appartiene a Tizio, non al locatore Caio.

L'affittuario può vendere il letame prodotto dagli animali?

No. Il letame costituisce un'eccezione espressa: deve essere impiegato esclusivamente nella coltivazione del fondo e non può essere venduto o ceduto a terzi. La sua funzione e' mantenere la fertilita' del suolo agricolo a beneficio del locatore.

Qual e' la differenza tra frutti del bestiame e frutti del fondo?

I frutti del bestiame (latte, lana, parti) appartengono all'affittuario ex art. 1644; i frutti del fondo (raccolti agricoli) appartengono anch'essi all'affittuario come corrispettivo del canone pagato. Il letame, pur prodotto dal bestiame, e' considerato risorsa del fondo e non frutto dell'affittuario.

Come si applica la norma ai moderni impianti di biogas alimentati con reflui zootecnici?

La norma del 1942 non prevede questa ipotesi. È opportuno regolare contrattualmente il regime del biogas e dei digestati, poiché la giurisprudenza su questo punto e' ancora scarsa e il rischio di controversie e' elevato.

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A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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