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Ultimo aggiornamento: 15 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
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Art. 1455 c.c. Importanza dell’inadempimento

In vigore

Il contratto non si può risolvere se l’inadempimento di una delle parti ha scarsa importanza, avuto riguardo all’interesse dell’altra.

In sintesi

  • L'art. 1455 c.c. fissa il principio di non gravità dell'inadempimento: la risoluzione del contratto è esclusa quando l'inadempimento ha scarsa importanza rispetto all'interesse del creditore.
  • Il giudice valuta l'importanza dell'inadempimento in concreto, tenendo conto dell'entità economica, della buona fede e dell'interesse del creditore.
  • La norma bilancia tutela del creditore e conservazione del contratto, evitando risoluzioni sproporzionate per inadempimenti minimi.
  • Si applica in coordinamento con l'art. 1453 c.c. (risoluzione per inadempimento) e presuppone che l'inadempimento sia imputabile alla parte.
  • L'onere di provare la scarsa importanza dell'inadempimento grava sul debitore che vuole evitare la risoluzione.

Significato e ratio della norma

L'articolo 1455 c.c. introduce un correttivo essenziale al rimedio risolutorio previsto dall'art. 1453 c.c.: il contratto non può essere risolto quando l'inadempimento di una parte ha scarsa importanza rispetto all'interesse dell'altra. La disposizione esprime il principio di proporzionalità nel diritto contrattuale, evitando che inadempimenti di modesta entità producano la caducazione dell'intero rapporto negoziale.

Valutazione dell'importanza dell'inadempimento

Il giudice deve compiere una valutazione in concreto, considerando: l'entità economica dell'inadempimento in rapporto al valore complessivo del contratto; l'incidenza sull'interesse del creditore; il comportamento delle parti secondo buona fede; la possibilità di adempimento tardivo. Non rileva solo il dato quantitativo, ma anche quello qualitativo: un ritardo breve su prestazione fungibile può avere scarsa importanza, mentre lo stesso ritardo su prestazione infungibile o a termine essenziale può giustificare la risoluzione.

Rapporto con altri rimedi

L'art. 1455 c.c. opera in sinergia con l'art. 1453 c.c. (che ammette la risoluzione per inadempimento), con l'art. 1454 c.c. (diffida ad adempiere) e con l'art. 1456 c.c. (clausola risolutiva espressa). Quando le parti hanno pattuito una clausola risolutiva espressa, il controllo sull'importanza dell'inadempimento è attenuato, ma non del tutto escluso. Il principio si applica anche alla risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta (artt. 1467-1469 c.c.) e alla rescissione, pur con adattamenti. In ambito contratti di durata, l'inadempimento reiterato anche di scarsa importanza singolarmente può assumere rilievo risolutorio complessivo.

Onere della prova e aspetti processuali

Chi chiede la risoluzione deve provare l'inadempimento; chi vuole resistere alla domanda deve dimostrare la scarsa importanza. Il giudice può rigettare la domanda di risoluzione d'ufficio quando risulti evidente la sproporzione, ma normalmente è necessaria l'eccezione della parte convenuta. La valutazione è apprezzamento di merito, insindacabile in cassazione se adeguatamente motivato.

Domande frequenti

Quando un inadempimento ha 'scarsa importanza' ai sensi dell'art. 1455 c.c.?

L'importanza si valuta in concreto: l'inadempimento è di scarsa importanza quando, rapportato all'interesse complessivo del creditore e al valore del contratto, risulta trascurabile o di minima incidenza. Non esiste una soglia fissa; conta sia l'entità economica sia l'impatto sulla funzione del contratto.

Il creditore può sempre chiedere la risoluzione in caso di inadempimento?

No. L'art. 1455 c.c. esclude la risoluzione quando l'inadempimento ha scarsa importanza. Il giudice può rigettare la domanda di risoluzione anche in presenza di un inadempimento formalmente accertato, se esso risulta sproporzionatamente lieve rispetto all'interesse del creditore.

Chi deve provare la scarsa importanza dell'inadempimento?

L'onere della prova grava sul debitore inadempiente che vuole evitare la risoluzione: è suo interesse dimostrare che il proprio inadempimento è di scarsa importanza. Il creditore, invece, deve provare l'inadempimento stesso.

La clausola risolutiva espressa (art. 1456 c.c.) esclude il controllo sull'importanza?

In presenza di clausola risolutiva espressa, il controllo sull'importanza dell'inadempimento è ridotto, poiché le parti hanno già preventivamente qualificato quel tipo di inadempimento come grave. Tuttavia, la clausola non può essere azionata in modo abusivo o contrario alla buona fede.

L'art. 1455 c.c. si applica anche ai contratti di durata?

Sì, ma con una peculiarità: inadempimenti ripetuti nel tempo, ciascuno di scarsa importanza, possono assumere rilievo risolutorio complessivo, in quanto la reiterazione può incidere significativamente sull'interesse del creditore e sulla fiducia nel regolare svolgimento del rapporto.

A cura di
Dott. Andrea Marton — Tax Advisor, Consulente Fiscale
Responsabile editoriale di La Legge in Chiaro per i principali codici italiani (C.C., C.P., C.P.C., C.P.P., Costituzione, C.d.S., Codice del Consumo, TUIR, T.U.IVA, T.U.B.). Contenuti redatti con linguaggio chiaro, fonti ufficiali aggiornate e revisione professionale a cura della Redazione.
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